L’amarena dimenticata…
Le amarene sono state sempre considerate le sorellastre delle ciliegie, quelle acidine e un po’ antipatiche che nessuno inviterebbe ad una festa.
Eppure i frutti sono molto ricchi di vitamina C e B, le foglie vengono utilizzate per preparare un liquore mentre i peduncoli trovano impiego in erboristeria per le loro proprietà diuretiche.
Circa la storia delle amarene, poi, queste piccole parenti delle ciliegie pare siano state importate dal Medio Oriente niente meno che per allietare ed arricchire le leggendarie tavolate del romano Lucullo, quello dal cui nome nacque il detto “pranzo luculliano”!
Hanno indiscutibili proprietà salutari, ma hanno pure innegabilmente un gusto tra l’acidulo e l’amarognolo che molto spesso risulta tutt’altro che gradevole.
Un frutto speciale, forse un pò dimenticato, l’amarena è in genere il risultato di un innesto eseguito sul ciliegio selvatico, ma che dà dei risultati fin dal decotto preparato in acqua bollente, infatti stimola la peristalsi intestinale e rieduca l’organismo ad una corretta eliminazione delle scorie.
Da alcuni studi statunitensi, condotti sugli animali con problemi di diabete e di ipercolesterolemia, è emerso che, dopo 90 giorni di dieta arricchita con amarene, gli animali hanno mostrato livelli inferiori di trigliceridi, colesterolo, glucosio e insulina.
Tale fenomeno è stato spiegato dalla presenza nelle amarene di un elevato contenuto di polifenoli e di antociani, importanti sostanze antiossidanti,ed inoltre il contenuto di tannini, rende questo frutto un ottimo coadiuvante nelle diete dimagranti.
Infine vorrei ricordare la bellissima ceramica Fabbri dove con il mestolino d’acciaio i baristi e i gelatieri prendevano queste preziose amarene per affogare le loro creazioni di gelato.
Antonella

Io da bambino le chiamavo visciole, e ne andavo pazzo non tanto mangiarle così come frutto, ma come le faceva la mia mamma, con lo zucchero in un barattolo di vetro, girandole e rigirandole ogni giorno finchè lo zucchero diventava un succolento sciroppo e le visciole dolci dolci!!
Che bei ricordi!!
Se dico amarena mi viene associato Fabbri!!
Per me amarena è solo Fabbri, un bel affogato all’amarena con sopra tante amarene è la mia cena preferita in queste serate calde e afose!
Prunus cerasus (amareno o ciliegio acido) è un alberello di dimensioni minori dalla corteccia rossastra e legno non particolarmente bello, produce le amarene dall’aspetto traslucido, sapore acido, consistenza gelatinosa, molto adatte per la produzione di conserve!
l’amarena è + amara (nn è una battuta), è + scura.c fai i gelati variegati e lo sciroppo, la ciliegia rimane + dolce e delicata e c puoi fare un gelato “intero”. altro nn m viene in mente…io ho entrambi gli alberi a casa.nn so se è un caso,ma l’amareno diventa + alto e i rami sn difficili da raggiungere senza scala. il ciliegio rimane basso,si allarga e i rami sn + raggoungibili.
Quando si parla di amaren, la mente va subito all’immagine del vaso della mitica azienda Fabbri prima che alle stesse amarene. Una vera e propria immagine icona che ha contribuito a consolidare il mito della storica azienda bolognese, diventato ormai un oggetto per collezionisti.
L’idea di ingentilire la vendita delle “marene con frutto” in eleganti vasi di ceramica si deve a Gennaro Fabbri che affidò il lavoro ad Angelo Minghetti: il ceramista bolognese creò un modello che richiamava quello in uso in farmacia.
Questo vaso non ebbe lunga vita e fu presto sostituito dall’opera dal ceramista faentino Angelo Gatti: a lui si deve l’esemplare in ceramica che conosciamo anche noi.
Il corpo sagomato, i decori alla “porcellana” blu su fondo bianco sono una citazione dei manufatti provenienti dall’Oriente, arrivati in Italia dalla Cina grazie alla “Compagnia delle Indie”.
La tradizione racconta che, prima che un proposito commerciale e pubblicitario, questo vaso fosse un omaggio del fondatore Gennaro alla moglie Rachele Buriani, colei che ebbe la felice intuizione del nuovo prodotto: le “marene con frutto” che andavano ad affiancare la produzione di sciroppi.
I vasi originali sono ormai introvabili e hanno quotazioni abbastanza elevate. Tuttavia, per un regalo di Natale su eBay e su siti specializzati qualche esemplare degli anni ’60 si può trovare: i prezzi in rete oscillano tra i 100 e 200 euro.
Chi ha in mente la gloriosa epoca di Carosello ricorderà senz’altro uno dei personaggi più amati di quel modo di fare pubblicità che Jean-Luc Godard definì come il prodotto migliore del cinema italiano. È il pirata Pacioccone che con la sua ciurma scrisse una pagina indelebile della comunicazione aziendale in Italia. Una storia di successo e creatività, figlia di un’epoca capace di sorprendere, inventarsi, stupire ma anche di due amici, eccezionali. Creato nel 1965 dal disegnatore Ebro Arletti con l’autore e regista Guido De Maria, presto quest’ultimo coinvolse come sceneggiatori e autori dei testi due giovani brillanti, ma sconosciuti modenesi, che si frequentavano dai tempi del bar Grand Italia sotto la Ghirlandina. Ragazzi intraprendenti e squattrinati che si chiamavano Franco “Bonvi” Bonvicini e Francesco Guccini, e da lì a poco sarebbero diventati rispettivamente uno dei fumettisti e uno dei cantautori più amati del Belpaese. Fu grazie alle loro trovate che le scorribande del Pirata e del suo aiutante Mano di fata entrarono nell’immaginario collettivo.
E’ proprio vero le famiglie italiane si appassionarono alle avventure del bucaniere un po’ in sovrappeso sempre in cerca di bottini e tesori al punto che la domanda-tormentone «Cappetano, lo possiamo torturare?», con cui si concludevano le reclame entrò nel linguaggio di tutti i giorni.
Domanda a cui Salomone rispondeva «Ma cosa vuoi torturare tu? Porta pazienza! So ben io come fargli aprire la bocca…»: la soluzione era, naturalmente, un prodotto Fabbri.
Il successo fu tale che il Pirata divenne motivo di ispirazione per una vasta gadgettistica dal tritaghiaccio ai bicchieri ‘giustadose’, con tanto di tacca per indicare la quantità corretta di sciroppo fino al montapanna del pirata; oggi ambitissimi dai collezionisti.
Nel ’76 venne poi prodotta anche una serie non a disegni animati, con personaggi creati con la plastilina da Francesco Misseri e da Lanfranco Baldi. Un pezzo di storia di casa Fabbri ma anche di tutti noi.
Le amarene, insieme alle visciole e alle marasche, sono considerate “parenti poveri” delle ciliege.
Amarene, visciole e marasche vengono identificate come ciliege “acide”, ma dal punto di vista botanico si trattano di specie differenti: il “Prunus avium” comprende tutte le varietà di ciliege dolci mentre le acide appartengono al “Prunus cerasus”, come accennato da JEKU.
Le amarene, con polpa e succo di colore chiaro, hanno un sapore amarognolo e un po’ acido.
Le marasche hanno frutti piccoli di colore rosso-nerastro e hanno un sapore molto acido e amaro.
Le visciole, le mie preferite, hanno succo e polpa di color rosso intenso e il loro sapore, abbastanza dolce, è meraviglioso!
Le amarene da bambino mi piacevano tantissimo sul gelato che, se durante la settimana era un ghiacciolo o un cremino, di domenica o nelle festività diventava una “Coppa Rica”, all’amarena, ovviamente!!
E che dire dei pirati della pubblicità della Fabbri che al loro Capitano dicevano:”Capitano, lo possiamo torturare”? quando ero bambino era il nostro inno; ogni volta che giocavamo ai pirati la giornata finiva sempre con la cattura del capitano della banda rivale e con la solita fatidica domanda: “Lo possiamo torturare?” e spesso arrivavano veramente le torture……
Maurizio lo possiamo torturare?! Porta pazienza so io come farlo parlare!!! Il pirata pacioccone…non me lo ricordavo più questo spot pubblicitario eppure il carosello era il mio momento magico prima di andare a nanna!!
lL visciole che buoneee!!!
Mia mamma le metteva dentro un barattolo di vetro insieme allo zucchero, e si potevano mangiare quando lo zucchero con il tempo era diventato liquido trasformandosi in uno squisito sciroppo, ricordo anche che spesso nello sciroppo si trovavano dei vermetti bianchi piccoli piccoli che uscivano dalle visciole, ma a quel tempo non mi faceva schifo nulla e le visciole con o senza vermi me le pappavo tutte!! Ahh ahhh ahhhh
UUUHMM…..che buone le visciole sotto zucchero! a me le preparavano mia zia e mio zio quando ero un bambino (pochi anni fa, eeeh…) e non vedevo l’ora che lo zucchero si sciogliesse per poterle mangiare; quando andavo d’estate da loro (erano le mie ferie!) controllavo tutti i giorni se lo zucchero iniziava a sciogliersi e poi via a giocare con gli amici e, sempre con gli amici, facevamo ogni tanto anche una sortita alla pianta delle visciole e….. VAI A LECCARSI LE DITA E LE LABBRA (proprietario permettendo!)!!!!
:p