Juke-box storia (in)finita?
Cesare, ormai prossimo agli ottant’anni, teneva le mani incrociate sulla pancia e sonnecchiava beatamente sulla sedia del suo bar.
La gestione del bar era ormai totalmente nelle mani dei suoi figli, lui si limitava a guardare pigramente i clienti che entravano e uscivano dal suo bar e i programmi in TV (pochi e ancora in bianco e nero) e di tanto in tanto si riempiva il bicchiere con un po’ di vino fresco, poi tornava a sonnecchiare sulla sua sedia.
All’improvviso però, come punto da un’ape, Cesare si alzava di scatto dalla sedia e correva per andare a infilare la sua mano dietro al juke-box.
Questa era una cosa che gli capitava spesso e sempre per lo stesso motivo: correva ad abbassare il volume del juke-box che uno dei tanti “capelloni” che si aggiravano nel suo bar aveva alzato al massimo per ascoltare il disco selezionato dopo aver messo la moneta da 50 lire.
Poi Cesare tornava alla sua sedia e si riappisolava; ma non sarebbe finita li, e lui lo sapeva…
Già, il juke-box, “croce” per Cesare ma “delizia” per i ragazzi di quegli anni e non solo.
Tutto ebbe inizio nel 1889 quando un certo Luis Glass perfezionò un fonografo della Edison e lo installò al Palais Royal Saloon di San Francisco; fu un successo, ma si dovette aspettare sino al 1927 perché un’azienda, la AMI, iniziasse a produrre in serie i fonografi a moneta.
Tra il 1930 e il 1960 furono, però, le aziende Wurlitzer, Seeburg e Rock-Ola a darsi battaglia per il predominio della commercializzazione del juke box in America; la AMI si creò comunque un buon mercato in Europa.
Il modello più famoso tra tanti juke- box resta sicuramente il Wurlitzer 1015; fu creato nel 1946, ma a guardare le sue foto ancora oggi si rimane estasiati dalla sua bellezza!
Ci fu anche una produzione italiana di Juke-box, su design americano: quella della torinese Microtecnica. Il modello più famoso fu il Continental.
Riviste e giornali pubblicavano intere pagine con fotografie di giovani che si scatenavano ballando attorno a questa macchina, Il battage pubblicitario fu talmente forte che la fornitura di un locale poteva cambiare drasticamente se non si possedeva un juke- boxe.
Il juke- box ha riempito per molti anni l’atmosfera dei bar con i tormentoni dell’estate, le canzoni da spiaggia, intrattenendo (o a volte infastidendo) anche le persone non paganti.
….ed io, bimbo di poco più di dieci anni, all’inizio degli anni ’70 ascoltavo beatamente e gratis la musica che i ragazzi facevano andare mettendo 50 lire nel juke- box ma, soprattutto, mi facevo un sacco di risate a veder correre Cesare ad abbassare il volume del suo juke- box, e non erano solo i “capelloni” ad alzare il volume……
Oggi le vecchie case produttrici di Juke Box non esistono più oppure si sono convertite alle moderne tecnologie: la Wurlitzer, “la Ferrari del Juke Box”, non produce più; della AMI non ho notizie; la J.P. , produce ancora Juke Box che funzionano con compact disc, ma non è la stessa cosa….
Mi sembra assurdo che oggi nessuno abbia ancora pensato ad un juke-box per i bar con file musicali in MP3 o MP4 da ascoltare a pagamento con la solita monetina, certo il fascino dei dischi a 45 giri era tutta un’altra cosa, ma credo che sarebbe ugualmente divertente ascoltare musica bevendo una birra e veder correre ad abbassare il volume un “Cesare” dei giorni d’oggi, cosa ne dite?
Maurizio Il Giardiniere

Che dire di questo tuo post se non che mi hai riportato indietro di più di trentanni… quando marinavo la scuola e andavo dal “Cesare” della situazione che nel mio caso si chiamava “Narciso” e passavo tutta la mattinata a inserire monetine dove ascoltavo le hit dell’epoca… grazie Mauri per il flashback è stato dolce il rimembrare!
Il juke box per me era un qualcosa di magico…mi piaceva guardare dal vetro quando qualcuno metteva una monetina, ero affascinata dal fatto che una volta selezionato con un tasto il numero corrispondente al disco scelto, iniziava all’interno di quel misterioso e grande giradischi tutto un movimento di dischi finkè uno non veniva preso da una mano invisibile e con l’abbassarsi di un braccetto cominciava magicamente a girare e ad emettere delle stupende note musicali!!
Anche io andavo da Narciso perchè era l’unico a Macerata ad avere il juke box, ma io non salavo mai caro Fabio, io la mattina andavo a scuola…ci si andava il sabato pomeriggio dopo aver passeggiato con le amiche ai giardini!!
Caro Maurì,
tu ci fai ricordare sempre le cose belle.
Io a 14-15 anni venni a Roma a fare il barista in un bar sulla Tuscolana che non aveva il Juke-box. Venivo a Montefortino ed ero inesperto di tutto. Per scoprire la zona prendevo il tram e facevo una fermata alla volta.
Un giorno arrivai al Quadraro, entrai in un bar e rimasi fulminato da un attrezzo che suonava musica a tutto volume. Non riuscivo a capire cosa fosse e come potesse funzionare. Vedevo i ragazzi che mettevano di continuo monetine e pigiavano sui numerini. Mi avvicinai al congegno e mi accorsi che un braccio prendeva il disco scelto e lo faceva suonare.
Era il juke-box, un attrezzo mai visto prima e di cui mi innamorai subito.
Tornai spesso il quel bar e scoprì tantissimi complessi già famosi all’estero ma sconosciuti a Montefortino: Beatles, Rolling Stones, Who, ecc.
Scoprì anche, andando a quel bar di sera, che il juke box suonava anche musica lenta e i ragazzi pomiciavano, nella penombra, con il famoso ballo della mattonella.
Lo debbo proprio dire, a me il juke-box mi ha cambiato la vita.
Erano altri tempi! Quanti amori sono nati davanti ad un Juke-box…
Nulla a che vedere con le caotiche ed assordanti discoteche di ora dove sembrano tutti pazzi scatenati che non riescono nemmeno a dialogare tra loro.
Era il nostro punto di riferimento, la domenica, ci davano pudici appuntamenti in qualche locale, purchè ci fosse un Juke Box, ed era un modo per evadere dalla quotidianità di quei tempi, che era piuttosto grama, e di stare assieme, senza particolari pensieri, coltivando timidi amori, e soffrendo le prime delusioni.
Con quei numeri e quelle lettere da premere, sembrava di giocare a battaglia navale, in effetti di una battaglia si trattava, seppur fra cuori solitari, romantici, in cerca di un po’ di sole. “Cuore matto” o “Mio cuore” erano i miei dischi più gettonati che mi regalavano fremiti che ancora mi fanno tremare dall’emozione.
ho trovato questa bella poesia in internet e ve la dò…
Il bar è la consueta giostra impazzita,
di voci intrappolate
distratte,
talora sguaiate e assonnate,
tra sogni di schedine cambiavita,
e grappini d’amicizia o di oblio;
rantola su un vecchio tavolo di legno,
quell’asso di quadri
che appartenere non desidera
nè mai desidererà
all’effimera sensazione di vittoria
di chi da anni ne implora
la presenza tra le sue dita;
ma l’onda ubriacante
dello scomposto berciare
il palcoscenico cede ormai esausta
al fruscio che mai trascorre,
del giro di un vecchio piatto;
una monetina
persa sul fondo di una tasca
e ritrovata in un sussulto di nostalgia,
e la magia si abbevera,
alla sorgente della consistenza,
riscoprendosi impronta di canzone,
forse per dare ossigeno
a un martellante dimenticare
o forse solo
per pensare alle parole
da recitare a cena
alla compagnia dell’ennesima illusione;
e il caro, vecchio juke box,
recita la solita parte,
di amico intriso di sette note,
incapace di ascoltare,
ma capace di conoscere
i tempi carezzevoli del consolare.
Si compone il sapore
scintillante come una vecchia collana
di perle di bellezza ancor vergine,
di un vecchio motivetto da balera,
che le dita affusolate di mia nonna,
affidavano a un pianoforte
che fu maestoso e finì scordato dai rimpianti.
Ruggisce l’estasi indiavolata
del primo boogie woogie
che si spogliò dell’anima yankee
per farsi italica acrobazia,
il ritmare ansimante
di una rhumba color rhum
che disegna atmosfere
ruvide ma avvincenti.
Adorato, immarcescibile jukebox,
i tuoi dischi scivolano
nell’ombra affamata dei giorni,
come folate rinfrescanti di vento,
e danno agli anni,
il vero, autentico,
impalpabile nome di anni.
Ogni giorno una canzone,
e ogni canzone,
il nuovo redigersi
di un vocabolario di emozioni inesplorate.
Caro e vecchio juke box che ci riannoda a un passato del quale sarebbe delittuoso dimenticarsi e ci tiene anche ancorati al presente perchè, per fortuna, non marcisce. Cordialità.
Nel mio paesino ce ne era uno soltanto, nel bar di mio zio, nella piazza grande… praticamente era la musica di tutti!
Ricordo benissimo il Juke Box, quante monetine spese lì dentro, mentre giocavi ai videogames
Ricordo con nostalgia il vecchio Juke box . La tecnologia avanza ma la nostalgia rimane , ciao !
l Juke Box, insieme al flipper e al grammofono, appartiene a quegli oggetti di culto che rappresentano la nostra infanzia e la gioventù nostra e dei nostri genitori, un ricordo incredibile dell’atmosfera degli anni Cinquanta: il rock & roll e il fast food.
chi nn si ricorda la serie televisiva Happy Days dove Fonzie che con un colpetto faceva suonare al Juke Box le hit dell’epoca.
Infatti, Silvanik, se le Tv non mandassero in onda, ogni tanto, vecchi film o vecchi telefilm sugli anni cinquanta, forse i ragazzi d’oggi, ( quelli dell’era Ipod, Ipad, Iphone e lettori Mp3 vari ) ignorerebbero addirittura l’esistenza di “strani” apparecchi a gettone per ascoltare musica nei bar e nei ritrovi.
Il juke-box non è solo un ricordo, è anche un valore.
Su e-bay un buon juke-box vale 10.000 euro.
Peccato, mi mancano i 10.000 euro ed anche un locale dove metterlo.
Proprio martedì ne ho visto uno…sono stata a Mirabilandia e a pranzo abbiamo mangiato al Drive In un Self service anni ’60 situato all’interno del parco.
Peccato però che era un juke-box con cd!! Bello ma non come quello con dischi in vinile…
E chi si ricorda il modo particolare che usava Fonzie in Happy Days per attivare il juke-box ?
Vediamo chi indovina?
per Antonella:
….ma come?!? ti dispiace che al drive in di Mirabilandia c’è un juke box a CD anzichè “a vinile” e poi mi metti come immagine di cappello all’articolo proprio un juke box a CD? ahi,ahi,ahi…ti sei distratta al momento della scelta?
Non era meglio il mio suggerimento (Wurlitzer 1015)?
Come attivava il juke box Fonzie? semplice! dopo aver alitato sulla parte inferiore del suo pugno destro, dava un colpetto delicato ma ben assestato sul vetro di un…..WURLITZER (ovviamente), e la musica andava!!
per Cecco:
se trovi i 10.000 euro fammelo sapere, il posto lo metto a disposizione io, anzi, ho spazio anche per un bel flipper, anni ’60-’70 ovviamente!
Bravooo…hai indovinato!!! Mitico Fonzie e ke carisma…
La foto non è farina del mio sacco, se riuscirò a convincere chi l’ha preferita all’altra per questa sera la cambierò!!
Ad Amandola, qundo frequentavo la ragioneria, c’era un bar in piazza che in un locale sotterraneo aveva il juke-box. Un giorno un gruppo di ragazzi (maschi e femmine) salammo la scuola e andammo tutti in questo sotterraneo. con la musica giusta e nella penombra si faceva di tutto. Ad un tratto si accese la luce e arrivò il prete (l’insegnate di religione) che prese i nomi di tutti i presenti.
Risultato: quell’anno fummo tutti bocciati.
Eppure noi stavamo mettendo in pratica l’essenza della vita.
Incompresi, i giovani sempre incompresi.
Questo prete, pensate un po’, è ancora ricordato così:
“A Garulla se scopa cuscì, sotto Marietta e sopre don “Ruffì”.
per Cecco:
Le Marche: il diavolo e l’acqua santa, Peppone e Don Camillo, tutto e il contrario di tutto, ma bellissime!
Per Antonella:
BELLISSIMO!!! la foto del Wurlitzer che hai messo al posto della precedente rende giustizia ai veri juke-box, semplicemente bello, sembra un’opera d’arte di uno scultore!!
Cecco ma quante ne hai fatte innamorare a suon di juke-box?
per Antonella
Tante. A volte arrivavano insieme e mi dovevo nascondere.
La colpa era sempre del juke-box. Mi ricordo che il tasto della canzone dei Procol Harum – A Whiter Shade of Pale si era consumato. La mettevamo sempre per fare il ballo della mattonella.
Poi i Dik Dik fecero il resto. La loro traduzione partiva con “Ho spento già la luce” e incredibilmente la luce nel locale del juke-box si spegneva.
Cecco Cecco…che biskerinoo!!