A Villa Potenza le testimonianze di un glorioso passato
In passato la rete stradale era ampliata e integrata da fiumi navigabili lungo i quali transitava gran parte del commercio. Il fiume per la gente era considerato un grande amico che favoriva la vita e la prosperità e per questo non lontano dalle sue rive furono eretti dei bellissimi centri urbani, oggi considerati di grande interesse storico.
E’ il caso del Potenza, fiume della Regione Marche, il cui nome latino era Flosis. Nel suo cammino sono molti i paesi che il fiume incontra e tanti di questi sono interessanti dal punto di vista culturale, artistico e architettonico. Nella pianura fra Recanati e Macerata in prossimità della zona dove oggi sorge la frazione di Villa Potenza, verso il III sec. a.C., in una vantaggiosa posizione, ampiezza e fertilità di territorio, sulla sponda sinistra del Potenza, ebbe origine l’abitato di Recina (detta anche Ricina). Non si hanno notizie certe sulle sue origini, gli storici suppongono essere stato un insediamento piceno. Posta alla congiunzione di importanti vie come quella che dal mare saliva verso San Severino e Pioraco per confluire, nei pressi di Nocera Umbra, nella via Flaminia, Recina assunse un’importanza amministrativa.
Raggiunse il suo apice tra il I secolo a.C. e il II d.C.. Ricevette gli onori quale colonia romana per poi essere elevata al grado di municipio. Nel 205 d.C. al toponimo originario fu aggiunto l’appellativo di “Helvia” in onore dell’Imperatore Elvio Pertinace che ne aveva promosso un rilancio urbanistico. L’invasione dei barbari avvenuta all’inizio del V sec. d. C., che misero a ferro e a fuoco la zona, pose fine alla potenza e prosperità della città.
La popolazione cercò rifugio sulle colline circostanti. Si ritiene che gli abitanti superstiti fondassero Montecassiano, Recanati e Macerata. Al degrado di Recina contribuì in seguito una norma degli statuti comunali che consentiva l’utilizzo dei materiali delle rovine per nuove costruzioni, nonché per le opere di arginatura del fiume.
Oggi un percorso museale consente di visitare la zona archeologica, anche se la maggior parte dell’area dell’antica colonia di Helvia Recina è da riportare alla luce. Tuttavia le indagini archeologiche hanno rinvenuto sculture, statue, idoli, amuleti e altre anticaglie, nonché medaglie di bronzo e di argento di Giano, dei Consoli romani e degli Imperatori Augusto, Caio, Tito, Traiano, Severo e altri, tutti testimoni dell’antichità, del lustro e della grandezza dei recinesi.
Sono visibili i resti di una strada lastricata, di un serbatoio d’acqua, ruderi di sepolcri e vestigia di abitazioni con dipinti e mosaici. Ma ciò che resta e fa supporre che all’interno dell’antica città romana ci fosse una vita molto intensa e ricca, dando risalto alla magnificenza dell’antica Recina è il suo ampio teatro che risale alla piena età augustea e rappresenta oggi il più grande teatro romano della regione. Circondato da un portico, settantadue metri di diametro, tre ordini di gradinate, poteva ospitare circa 2000 spettatori. Era ricoperto di marmi con capitelli dorici e corinzi.
Oggi tutto ciò è meta di un turismo ricercato e sede di affascinanti rappresentazioni teatrali che ancora si ripetono nelle serate estive. E’ il caso di ricordare che visitare Helvia Recina non significa solo storia e reperti della Roma antica, ma anche poter vivere pienamente il patrimonio archeologico di epoca medievale di grande rilievo e riscoprire i prodotti tipici e gli antichi sapori della zona.
Dott. Franco Ceccarelli

Non pensavo si potesse visitare, perchè credevo che era ancora tutto nascosto sottoterra…Ho un brutto ricordo di Villa Potenza ed ogni volta che ci passo penso sempre alla fine che avrà fatto il piccolo Sergio Isidori di soli 5 anni che il 23 aprile 1979, scomparì misteriosamente da dove viveva con la sua famiglia.
Si diceva che era stato portato via dagli zingari, che era caduto nel fossato che era stato rapito, ma di Sergio Isidori non si seppe più nulla!!
Ve lo ricordate?
Bell’articolo, fantastico eheheh a parte gli scherzi nemmeno me lo ricordavo più. eheheh Per tutta la propaganda che faccio per il maceratese mi dovrebbero dare la prestigiosa onorificenza “lo Spreca d’Oro”!! eheheh
Se avete occasione di visitare le Marche non perdetevi l’Area Archeologica Helvia Ricina.
La Pro Loco di Villa Potenza consiglia
TEATRO ROMANO DI HELVIA RECINA
La Proloco di Villa Potenza, come ogni anno, apre i battenti del Teatro Romano di Helvia Recina. Sarà possibile visitarlo gratuitamente secondo i seguenti orari:
sabato – domenica: dalle 17.00 alle 20.00
Per coloro che volessero visitare il Teatro in giorni diversi da quelli di apertura al pubblico, è possibile prenotare telefonando allo 0733-492937 0733-492937 o al 339-5246063
Antonella
Della scomparsa misteriosa del piccolo Sergio non sapevo nulla. Sono andato a cercare info in internet. E’ una storia raccapricciante.
Chissà se sarà possibile effettuare una visita con guida che ti spieghi per benino tutti i minimi particolari che si incontreranno lungo il percorso?
Franco pensa che ho comprato un’agenda dove sto appuntandomi tutti i luoghi che tu hai nominato nei tuoi post e che prima o poi visiterò…
Prima di tutti però visiterò Pioraco perchè il percorso immersi nella natura tra facce scolpite nella roccia e cascatelle mi ha proprio “stregato”!!!
La sera che fu presentato il caso di Sergio sul programma Chi l’ha visto? eravamo tutti appiccicati allo schermo con la speranza che uscisse un testimone in grado di aiutare le indagini…invece purtroppo tuttoggi il caso è rimasto irrisolto ed avvolto nel mistero!!
Hai ragione Antonella: povero Sergio, chissà che fine avrà fatto?
Per Franco
Tu scrivi “L’invasione dei barbari”. Spiegati meglio, cosa intendi per barbari?
Cecco, per sintesi sperando di essere chiaro. Casomai B&W (se vorrà rispondere) sarà più completo ed esauriente.
Per barbari (un significato generico, i Romani chiamavano “Barbari” tutti i popoli estranei alla loro civiltà) si intendono quelle popolazioni di lingua straniera che minacciarono e affliggevano problemi all’impero romano. Le invasioni barbariche è un periodo ininterrotto di scorrerie all’interno dei confini dell’Impero Romano condotte per fini di saccheggio e bottino. Calche di armati appartenenti alle popolazioni che gravitavano lungo le frontiere settentrionali. Tra queste tribù barbare e invasori troviamo i Goti. Furono questi ad arrecare distruzioni e spopolamento della zona (e non solo in questa zona).
Antonella
bella scelta! Il percorso io lo chiamerei “il sentiero delle meraviglie” perchè è fatato, perchè è incastonato in una delle aree più interessanti ed amene di Pioraco.
Da fare senza guide, quando poco affollato, nelle giornate più limpide per godersi appieno tutta la sua bellezza.
Però, se andrai, nello stesso giorno, non mancare di salutare anche centro di Sefro. Borgo incantevole, unico che si distingue per il suo innato fascino e per i suoi incredibili scenari, dal nucleo originario e dal sapore tipicamente medievale.
il termine “barbari” è di derivazione greca, è uno dei tanti termini nella storia per identificare le popolazioni che non rientrano nella propria sfera culturale o sociale.
Il termine nasce dai greci per i quali chi parlava altre lingue tendeva a produrre suoni gutturali tipo “bar bar” sgraziati.
Ripeso il termine ed il concetto anche nella cultura romana i barbari erano fondamentalmente i non appartenenti alla romanità (o alla cultura greco-romana), quindi di volta in volta possono essere Galli Daci o Goti etc…
Per invasioni barbariche si intende solitamente quel periodo caratterizzato da spostamenti, scontri e le migrazioni dopo la battaglia di Adrianopoli.
per i greci in particolare l’identificarsi come facenti parte di popolazioni che parlano greco è fondamentale, in quanto non avendo uno stato unitario ma tante polis la loro identità culturale si identificava molto con la unità linguistica
Bravo B&W, la provenienza della parola barbari è giusta. Grazie. Ad ogni modo penso che Cecco voleva riferirsi all’urto che ha subito il maceratese da parte dei Goti barbari. Grazie ancora.
già, per l’appunto ho citato la battaqglia di Adrianopoli, perchè quello volendo può considerarsi un punto di rottura, in cui nella storia si può vedere l’inizio del periodo delle invasioni barbariche (dei Goti appunto)
Il Teatro Romano nel periodo subito dopo l’ultima guerra mondiale veniva utilizzato dai cittadini della frazione per un fatto importante “la processione che ripercorreva la passione di Cristo”. La ricorrenza contemplava l’attraversamento del ponte sul fiume Potenza. La strada che si percorreva era costellata da archi e stendardi religiosi, petali di fiori e piccole luci facevano da contorno all’evento. L’altare principale attorno al quale si riunivano i fedeli era disposto al centro del teatro romano. Tutto attorno le antiche rovine di Recina creava un’atmosfera suggestiva e coinvolgente, i fedeli si sentivano come se fossero gli antiche attori che si rivolgevano agli spettatori. La partecipazione era massima: bambini di ogni fascia di età che indossavano gli abiti della cresima e della prima comunione, uomini e donne, non poteva mancare la banda musicale. Stendardi, croce, baldacchini, drappeggi consacravano l’evento religioso. Tutto ciò significava anche dare vita all’antico teatro romano ed affermare la continuità della comunità cittadina, Recina cuore di Villa Potenza, ricorda le origini dei cittadini. Per molto tempo per i paesani di Villa Potenza il teatro Romano rappresentò un luogo importante. Lì c’era Roma, con il suo mistero e il fascino della storia avvolta dalla superstizione e racconti popolari che prendevano vita dall’origine della colonia imperiale. Dopo gli anni ’70 non si parlò più di questo evento religioso. Rimane attraversato il ponte del fiume, costeggiando le antiche vestigia romane, l’edicoletta della Madonnina, tappa della processione.
Dimenticavo.
Dopo la secondo guerra mondiale, tutto il sito archeologico di Helvia Recina non era chiuso e protetto come oggi. Si poteva entrare liberamente sino agli anni ’60. Quindi i bambini di Villa Potenza andavano a giocare spesso a nascondino nei ruderi romani, nutrivano un grande senso di meraviglia per quei luoghi. Giocavano a “santì” (pietre disposte a terra e colpite con altri sassi, una specie di gioco delle bocce), a palle (fatta di solito con stracci). La fantasia dei bambini si dava da fare. Ogni luogo, ogni anfratto del sito anticamente avrebbe ospitato i leoni e bestie feroci. Tutto questo chiaramente derivava da credenze popolari. Si andava all’area archeologia per raccogliere i fiori, o le lumachine dopo la pioggia. I mosaici trovati era un grande intrattenimento per le bambine. Le famiglie del luogo erano abituate a recarsi a Helvia Recina anche solo per andare a prendere l’acqua alla fontana (ancora oggi, se non vado errato, esiste ancora, vicino al portico del teatro romano). A quel tempo non c’era cultura, non c’era rispetto per l’antico (fatta eccezione per pochi) e non ci si curava molto di salvaguardare i resti archeologici o tutto quello che emergeva da scavi (spesso abusivi) e rinvenimenti accidentali (per modo di dire). Fino a quando non intervenne la Soprintendenza e veri appassionati l’intera zona rimase in balia di pochi curiosi.
Ancora delle memorie.
Si racconta che venne rinvenuta una tomba violata da qualcuno non autorizzato: quindi non è possibile conoscere il corredo funebre al suo interno. Si racconta di innumerevoli ritrovamenti, molti dei quali si sono trasformati in furti o distruzioni vere e proprie, danneggiando irreparabilmente quello che rimaneva di Helvia Recina. Molti mosaici rinvenuti alla luce sono stati di nuovo risotterrati. Molti furono oggetto di scempio a causa delle arature, dei contadini, o dei cittadini mirati a nascondere o a distruggere per convenienza personale quelle testimonianze preziosissime. Alcuni parlano di tesori nascosti dentro una cassa di ferro, o di monete d’oro che giacevano sottoterra. Una signora del luogo ricorda uno scavo clandestino che due individui, mai più visti poi nella zona, avrebbero compiuto nella speranza di trovare qualcosa che non esisteva, o più probabilmente per trafugare suppellettili per rivendere al miglior offerente. Singolare è un altro racconto. Si dice che vicino al teatro romano venne scoperta una tomba. Al suo interno tre scheletri con in mano delle monete d’oro. Si dice che i resti furono poi portati al cimitero di Macerata. Qualcuno afferma che dove ora c’è il campo di calcio un tempo giacevano materiali di pertinenza del teatro romano.
Franco ma come fai a sapere tutte queste notizie?! Sei stato nella zona per qualche tua ricerca?
Anche io da piccola andavo a giocare da quelle parti perchè avevo una cugina che ci abitava, ma noi andavamo alla ricerca di tesori, scavalcando i cancelli delle ville nei dintorni di Villa Potenza, fino a quando un giorno scavalcando un cancello ci siamo trovate davanti un bellissimo pastore tedesco incazzatissimo, che attaccò mia cugina e l’azzannò ad un braccio!!! Da quel giorno abbiamo smesso di cercare tesori nascosti…per lo meno nelle parti di Villa Potenza!!!
Ho trovato cercando su internet, che durante il periodo dell’affermazione del cristianesimo il vescovo di Helvia Recina, Flaviano vi fu martirizzato nel III secolo circa. Sapete dirmi qualcosa di più? Che cosa s’intende?
Antonella
da febbraio dello scorso anno, se ricordi bene, ti dissi che iniziavo una ricerca storica sulla zona. Ogni tanto quindi mi imbatto in delle memorie interessanti.
Su San Flaviano. La tradizione locale indica San Flaviano come vescovo della colonia romana di Recina. Sarebbe vissuto nel III secolo e martirizzato proprio a “Helvia Ricina”, forse un 24 novembre, giorno fissato per la sua celebrazione da un altro vescovo di Helvia Ricina del sec. IV, s. Claudio, che fece anche erigere in suo onore la prima chiesa.
La città fu distrutta dai Goti barbari e i suoi abitanti costretti ad emigrare verso levante ad una quindicina di km di distanza, sul territorio dell’attuale città di Recanati, dove diffusero il culto di s. Flaviano.
Nel contempo altri gruppi di fuggiaschi, portando con loro le reliquie del santo, si trasferirono ad undici km ad ovest, in direzione di Tolentino, erigendo un oratorio in suo onore su un luogo che nel passato era già stato utilizzato per il culto di qualche divinità pagana; in seguito venne edificato il monastero benedettino di Rambona, nel quale sarebbero ancora oggi conservate le reliquie di s. Flaviano nella cripta e deposte in un antico sarcofago.
Per le reliquie conservate a Recanati vi sarebbero molti dubbi; come per tutto il resto anche sul sarcofago vi sono state tante interpretazioni sulla provenienza, la più verosimile è che quando i ricinesi arrivarono a Rambona l’abbiano già trovato, forse nella grotta adiacente l’attuale cripta e dove secondo la tradizione si recava a pregare s. Amico abate di Rambona (di questo ne abbiamo già parlato in un precedente articolo postato da Cecco).
Il culto di s. Flaviano vescovo fu per secoli fiorente e ricordato il 24 novembre, ma verso la fine del XV secolo il culto era divenuto piuttosto debole a Recanati; nel 1483 la città fu colpita da un’epidemia di peste e il consiglio cittadino istituì una processione nel giorno della sua festa e con la sua intercessione placare l’ira di Dio; in quell’occasione, il 24 novembre 1483, il dotto padre Bonfini ascolano, pronunziò un celebre panegirico di s. Flaviano, contribuendo in modo determinante a rinvigorirne il culto.
Forse chiedevi anche il significato di “martirizzato”? dal latino ecclesiastico martyrizāre (Sottoporre al martirio; per estensione, torturare, martoriare).
Antonella, so che a te piace andar per tesori. Avrai capito che qui hai un Indiana Jones!! eheheh
Però i tesori non si scoprono saltando un cancello, richiede anche di essere un topo da biblioteca. Non ci sono guide pratiche per cercar tesori. Molte indicazioni sono redatte in codice.Lo sapevi che tanti indizi sono conservati in alcune fiabe, in racconti, talvolta anche in poesie? Ancora una cosa: nel tuo paese osserva attentamente le lapidi che risalgono sino al rinascimento, idem le pitture. Tracciando dei segnacoli particolari le opere sapranno indicarti sempre qualcosa.
Di Helvia recina non è stata detta la cosa più importante e cioè che questo paese è sorto su una strada chiamata “Salaria Gallica”.
per Franco
Perché questa strada si chiama “gallica”?
per B&W
Se i Barbari parlavano dicendo bar bar che intendevano Bar.it?
Per Antonella
Vedi i Recinesi qualcosa di buono lo hanno fatto: hanno ucciso il loro vescovo.
xCecco
caspita non ci avevo pensato
è bossibile bar bar
Franco tu dici di osservare attentamente le lapidi del mio paese!? Ma per paese intendi M.S.Giusto o Trodica? E le lapidi dove sono situate?
Ceccoooo!!!! La morte non si augura mai a nessuno…
B&W Dicevano bar bar perchè cercavano di ricordare il bar dove avevano mangiato il gelato che a loro era piaciuto tantissimo allora si chiedevano:ma come si chiama? Bar bar…a sìììì…Bar sprceca!!!!
Ahh…Ahhh…ahhh…
Buona giornata
Antonella, del tuo paese volevo dire della tua terra marchigiana. Nei luoghi dove solitamente ti muovi. Dove sono situate? sta a te scoprirle!
Cecco, io so che la “città” (esempio Urbs Salvia) si è sviluppata “”lungo il percorso” e non che è “”sorta sulla Salaria Gallica”". Comunqe, sempre brevemente.
La S.G. (custruita da Marco Ottavio nel I sec. a.C.) è una strada di una certa importanza in età romana così chiamata in quanto rispecchiava il tracciato che i Galli seguirono nel 361 aC per avvicinarsi alle porte di Roma. Nel suo complesso questo sistema stradale permetteva di collegare traversalmente tutte le vallate marchigiane dal Tronto al Metauro e dunque dalla via Salaria alla via Flaminia, con un percorso più interno pedemontano rispetto alla via litoranea (c’è anche la Salaria Picena che toccava Asscoli per protendersi fino al mare e da qui lungo la costa risalire verso Amcona). Entrambe (Gallica e Picena)si staccavano dalla Salaria tradizionale da cui appunto derivano le due vie citate.
Mi correggo, Marco Ottavio costruì la Salaria Galliaca nel I sec d.C. e non a.C.
Pardon