Protetti da mani e occhi indiscreti!

Nell'ampia provincia di Macerata, paesaggi affascinanti e magnetici fanno da sfondo ai numerosi borghi, ai resti di antichi manieri e cittadine fortificate cariche di suggestione.
Il maceratese nondimeno dal resto della regione, è anche terra di leggende attraenti ed affascinanti che raccontano di tesori nascosti, a guardia dei quali stanno creature malvagie che, opportunamente scongiurate, possono aiutare l'audace ricercatore ad impadronirsi di quanto gelosamente custodiscono.
Sul monte Igno, che domina la campagna camerte, si dice che due ladri, in fuga per aver assassinato una regina, avessero sepolto il favoloso tesoro rapinato alla nobildonna.
Fra i comuni di Treia e Pollenza, si trovano le Grotte del diavolo; nelle notti di tempesta si aggira un grosso cane nero che latra sinistramente ed è di guardia ad una chioccia e ai suoi pulcini tutti d'oro.
Stessa cosa a Penna San Giovanni; nello spazio verde del parco, la "Rocca", antica struttura ormai in ruderi di una solida torre di avvistamento, in un buio e occulto cunicolo, sono sepolti una chioccia con i suoi meravigliosi pulcini d'oro.
Un immenso tesoro-tra le altre cose ci sarebbero candelabri d'oro e d'argento, gioielli e monete-è sepolto sul luogo dove oggi sorge il santuario del Crocifisso a Treia.
Il ricchissimo tesoro della Rancia, castello maestoso e spettacolare a Tolentino, è ancora celato negli intricati tunnel sotterranei impossibili a percorrersi, considerate le vane ricerche, non ha nessuna intenzione di farsi scovare.
Un tesoro favoloso si dice sepolto presso la "Roccaccia" sulle pendici del monte San Vicino nel comune di Matelica, ma costudito da serpenti guardiani.
Anche Cingoli vanta una "Roccaccia" che ricorda quella di Matelica per le leggende che la riguardano: si tratta dei resti di un imponente torrione che custodisce un tesoro anche questo vigilato da un serpente, ma le istruzioni magiche per impadronirsene sono quanto mai complesse.
All'interno di una grotta che si apre sulle pendici di Monte Acuto, al confine tra Treia e Cingoli, e il cui ingresso è difeso da un grosso serpente è nascosto da tempo immemorabile un telaio d'oro; per impossessarsene occorre salire sul monte a mezzanotte, denudarsi, sostenere un bicchiere pieno d'acqua e attendere che un grosso serfpente, dopo aver avvolto il nostro corpo nelle sue spire senza che un gesto o una parola tradiscano la nostra emozione, si protenda verso il bicchiere e ne beva l'acqua.
Soltanto allora avremo libero accesso ai gradini scavati nella roccia che conducono alla grotta e al telaio.Tutti quelli che hanno tentato d'impossessarsi del telaio hanno fallito miseramente l'impresa.
Il più gettonato tesoro è quello dei Cavalieri Templari, una leggenda contemporanea dice che il famoso e leggendario tesoro, mai stato trovato, sia nascosto in un luogo segreto nelle Marche. Quale sia la sua natura e la sua origine è un mistero. Tracce di presenze templari nel maceratese sono documentate e ciò senz'altro sollecita molto l'immaginazione.
L'elenco potrebbe continuare molto a lungo, ma la formazione di queste leggende non è cosa facile. Senza dubbio molte di esse sono la replica più o meno rielaborata di altre. Curiose leggende, nate da storielle inventate o da fatti realmente accaduti, tramandate a voce sino ad oggi,tanto che è possibile sentirle raccontare dai vecchi dei paesi, magari dietro un buon bicchiere di vino, con l'entusiasmo di chi ci crede fermamente.
Dott. Franco Ceccarelli
Tra le tradizioni arrivate sino a noi, si parla anche di libri proibiti che hanno eccitato la fantasia popolare. ad Agolla, minuscola frazione di Sefro sopravvive un’antica tenebrosa leggenda: da queste parti visse un misterioso mago, molto rispettato perchè possessore di un magico libro, il “Libro delle Virtù”, una raccolta d’incantesimi in grado di portare disgrazie verso chiunque venivano pronunciati. Molti si rivolgevano a lui per commissionare incantesimi malefici finchè, osservando tutto il male che scaturiva finì per pentirsi e si diresse dai frati di Camerino per bruciare il libro malefico che però, in quanto tale, si rivelò indistruttibile.
Bellissimo articolo un super sunto dei più bei tesori della nostra provincia, quasi con ogni tua citazione si poteva fare un ottimo post… adesso mi documento e vedo anch’io di trovare un tesoro nascosto… magari vicino casa mia dove c’è il convento dei frati cappuccini… indagherò…
cmq grazie Franco
correggo intervento: no Acolla, ma Agolla.
Quante volte abbiamo messo a soqquadro tutta casa, aver sfogliato mille e più libri, frugato nei più impensati luoghi ove può essere nascosto qualcosa, abbiamo anche noi provato, nel nostri piccolo, ciò che probabilmente prova il vero cercatore di ricchezze di fronte alla sua bramata scoperta. Stupiti della nostra stessa abilità di occultatori, quasi divertiti dall’originale scelta del nascondiglio come fosse dovuta ad altri, finalmente sollevati dall’ormai insperato ritrovamento, ci ripromettiamo di non ficcarci mai più in simile situazione. Almeno…almeno fino alla prossima volta! Perchè ci sarà sempre qualcosa di particolarmente caro o riservato, di materialmente prezioso o di grande valore personale, che vorremmo proteggere da mani ed occhi indiscreti. Nè tanta gelosa segretezza ci consente di annotare quei luoghi ritenuti sicuri; e continuiamo, quasi scioccamente ma comprensibilmente, a mettere alla prova la nostra capacità di cercare, e scoprire, senza mappa i nostri stessi segreti.
B&W per te che sei umbro.
Nei pressi dell’antico borgo medievale di Collescipoli esisteva il vecchio convento di Piediluco nel quale un ragazzo trovò una pergamena che diceva testualmente “”Io Gerolamo de la famiglia Stefanoni di Collescipoli, audendo mè prossimo a la morte et bolendo satisfare a lu votu che feci a multo tempore, scrivo in questa pergamena ubi esser sepulto un mio tesauro de lu valore de settecentomila scudi di fructo de le mie victorie su li ternani. Lu dictu trovasi in tertia torre de la cinta de la criptà de Collescipoli a iniziare a Savina porta a una profontitate de septe piedi ed è contenuto in capsula ferrea de la grassitudine de un palmo. Chi troverà lu dittu tesauro prendesselo senza indugio”"
E’ inutile dire che il detto tesoro di messer Gerolamo capitano di ventura è tuttora sepolto. Nonostante la ricerca condotta dagli stessi abitanti di Collescipoli, non fu trovata alcuna “capsula”.
B&W, datti da fare!!!! ehehehehe
B&W ti do un’altra chicca, non si sa mai che potrebbe cambiarti la vita ehehehehe
Nel 1300 l’isola Polvese (la più prestigiosa del Lago Trasimeno) divenne il covo di una banda di pirati che saccheggiava le coste vicine ammassando enormi ricchezze. Quando i soldati del papa “disinfestarono” questo njido di briganti, cercarono inutilmente il frutto delle loro scorrerie. Secoli dopo, all’interno del muro di una casa sull’isola, fu scoperto un rotolo di pergamena sulla quale era disegnata una mappa che indicava il punto preciso in cui era stato nascosto il malloppo. Per trovarlo bastava cercare un pino gigantesco la cui ombra, ad una certa ora del giorno, avrebbe indicato il punto dove scavare.
Dunque, armati di pala e piccone. ehehehe
Quanti tesori nelle nostre Marche!!!
Grazie Franco dell’articolo, in questo modo darai molto lavoro a tanti disoccupati, che nel frattempo possono scavare e trovarne uno!!
Nei pressi di Offagna, un luogo particolarmente importante dal punto di vista archeologico per l’intensa presenza di villaggi celtici dei Galli Senoni oltre che sito di un antico castello medioevale, si narra che qui vi sarebbe un tesoro nascosto costituito da una chioccia d’oro circondata da pulcini…ma che significato ha il fatto che anche in diverse tue citazioni si ripete questo tesoro costituito da chioccia e pulcini d’oro?
Il custode di tanta ricchezza sarebbe un fantasma di nome “Paora” che ne impedirebbe a chiunque il ritrovamento. Pare che nei pressi del tesoro ci sia una fonte che arriverebbe fino a Portonovo,e che i gorgoglii della fonte siano stati confusi nei canti ammaliatrici e spaventosi della “Paora che appariva sottoforma di vecchietta. Sotto questo monte inoltre esistono diverse gallerie con tanto di archi e colonne. Verso la metà del 1600 erano abitate dalla setta dei Giacomiti, fuggiti e nascosti perché condannati e ricercati dalla chiesa come eretici. Molti reperti sono stati trovati durante gli scavi ma mai nessuno ha riportato alla luce il tesoro nascosto. Molti hanno tentato di trovarlo, alcuni addirittura con l’ausilio di un rabdomante (per la fonte), altri con mezzi più moderni. Chissà, magari il tesoro sarà trovato da colui che si recherà sul monte senza neppure cercarlo… dopotutto punte di lance, di bronzo e di selce furono ritrovate dal coautore del libro “Le grotte, i cavalieri, la legge” Roberto Mosca, durante un’aratura.
Quanti altri tesori saranno sotto i nostri piedi e noi nemmeno immaginiamo di calpestare…io di tesori ne ho due, Silvia e la piccola Sofy, lascio a voi alla ricerca degli altri!!!
Franco ti è piaciuta la foto che abbiamo trovato?!
Sembri proprio un Cavaliere Templare!!!
Franco ho scoperto il lavoro che fai: sei un prof dell’università, ecco perchè hai lavorato anche 5 anni a Milano…giusto?!
Antonella
La foto è azzeccata e molto originale. Bravi!!!
Riguardo ai tesori, di solito consiste in un quantitativo di dobloni, di ducati e di scudi. A volte il tesoro è costituito da un numero più o meno cospicuo di lamine d’oro e d’argento. Di solito il tesoro è contenuto in casse, in cofani o in arche, anche in bacili, caldaie o in vasi d’oro anch’essi. Leggende relative a chioccie con pulcino d’oro ce ne sono tante. Bisogna risalire al significato simbolico: un simbolismo sia di benessere e prosperità che di prolificità. Insomma, si tratta di simboli ed auspici di prosperità e fortuna. Per non parlare del simbolismo positivo, iniziatico addirittura, direi, dell’uovo. Il fatto che la leggenda sia diffusa in tanti luoghi dimostra come certi valori archetipali siano comuni al genere umano.
Antonella la conosci questa?
E’ una bella leggenda da raccontare alla tua piccola.
Dunque:
Chi passa di notte nei pressi del Colle di Ripalta, vicino Corridonia, può ancora udire il battito di un telaio, che ha il potere di affascinare e nello stesso tempo terrorizzare i viandanti; i contadini della zona, di notte, evitano di avvicinarsi a quei luoghi. Narra un’antica leggenda che Goffredo di Buglione, liberato il Santo Sepolcro a Gerusalemme, fece ritorno con i suoi crociati in Europa, portando con se molti tesori strappati ai Turchi. Tra questi era un meraviglioso telaio d’oro di proprietà della famiglia di Ponzio Pilato, la cui moglie se ne serviva per tessere le runiche del marito e degli altri ufficiali romani; tuniche fatte a regola d’arte, senza cuciture, una delle quali era stata fatta indosssare a Gesù prima che fosse crocifisso.
Durante la traversata dell’Adriatico, una terribile tempesta fece naufragare la nave che trasportava il telaio proprio davanti alla costa marchigiana. Alcuni giorni dopo, alcuni pescatori trovarono, presso la foce del Chienti, i relitti della nave ed i tesori in essa contenuti. Decisero allora di consegnare il tutto all’autorità del tempo, rappresentata dal vescovo di Fermo, che abitava presso l’abbazia di San Claudio. Il vescovo, avendo saputo che a Ripalta, vicino a Montolmo (l’odierna Corridonia), dimorava una vecchia signora discendente da Carlo Magno e soprannominata “La Monaca”, decise di affidarglielo. La vecchia accettò, promettendo che con esso per tutta la vita avrebbe tessuto abiti per i poveri. Molti briganti tentarono di rubare il prezioso oggetto, ma non riuscirono mai nell’intento, poichè era sotto la protezione divina; ogni qualvolta anzi un brigante si avvicinava, si alzava un vento tanto forte, da stordirlo e renderlo inoffensivo. “La Monaca” visse a lungo, tessendo per i poveri; prima di morire, per sottrarre il telaio all’empia avidità degli uomini, lo nascose in un’immensa grotta presso la propria casa. Si dice che esso sia ancora là, a Ripalta, e lì resterà fino a che non lo trovi qualcuno dal cuore puro e generoso.
Quindi cara Antonella, mettiti il cuore in pace, sarai certamente tu a ritrovare il telaio d’oro. ehehehehe
Antonella
per il resto, guarda lo stemma araldico nel bigliettino da visita. Comprenderai!!! se non leggi il motto, esso è “Omnia Vincit Amor” (l’Amore vince ogni cosa)
Fabio, Antonella
vedete un po voi il perchè non mi vengono accettati i commenti…
Ciao Ciao
A chi non è mai stato, consiglio di visitare Visso, un incantevole centro montano delle Marche, nella provincia di Macerata. La chiamano “la Perla dei Monti Sibillini”. In un piccolo spazio, data la limitata estensione del paese, sono racchiuse tante meraviglie: arte, architettura e buona cucina. Non molti sanno che nella Sagrestia della Collegiata, stando almeno a quanto risulta da alcuni vecchi e polverosi registri, si trovava un prezioso reliquiario dal contenuto veramente particolare. Basti pensare che, tra i vari oggetti in esso custoditi, era anche una moneta d’argento di origine antichissima. Nessuno mai riuscì a decifrare le misteriose iscrizioni si di essa incise, ma una leggenda afferma che quella moneta sia stata addirittura uno dei trenta denari percepiti da Giuda Iscariota, il traditore di Gesù, quale mercede per il suo vile misfatto. Secondo la tradizione, infatti, Giuda sarebbe stato originario dell’Italia Centrale, o comunque avrebbe sostato per qualche tempo dalle nostre parti. Quella moneta ne avrebbe potuto fornire la prova più schiacciante, e per una volta gli storici sarebbero stati smentiti. Purtroppo, però, chi oggi si recasse a Visso per vedere il famoso cimelio, rimarrebbe deluso. Infatti di esso non è rimasta alcuna traccia, così come risulta scomparso il reliquiario di cui si faceva cenno nei vecchi registri della Collegiata.
Di tesoro nelle Marche c’è n’è solo uno e si trova nel santuario di Loreto.
Visto che questo è disponibile perché non utilizzarlo per i poveri.
Franco secondo me Amor Vincit Omnia è un dipinto ad olio su tela di cm 156 x 113 realizzato tra il 1602 ed il 1603 dal pittore italiano Caravaggio e lo si può ammirare al Staatliche Museen di Berlino!!
Franco i commenti non vengono accettati perchè insieme a Bar-tes fate dei cattivi pensieri e il pc ve li censura, perchè troppo osè!!
A parte gli scherzi, se puoi spediscili come mail, non capisco il problema, ma non sono neanche tra quelli in moderazione, sono proprio spariti…hanno fatto PUFF!!
Franco di foto io parlavo della TUAAA!!!
E’ la foto del giorno in cui ti hanno nominato: Cavaliere dell’Ordine di San Giacomo della Spada?
Ammazzateò…che classe e che eleganza…
L’ ho trovato in internet scrivendo su google Ceccarelli Franco e cliccando su immagini!!!!
Antonella
C’è qualcosa che non va!!! Ho inviato i commenti anche rispondendo a bar@bar.it
Peccato, avevo da comunicare in bel tesoro dei pirati a Civitanova Marche. Mah!!!
Antonella
Quello del Caravaggio rappresenta la vittoria dell’amore sulle arti non la supremazia dell’amore che non conosce ostacoli
Riguardo ai commenti accade che dò l’invio e nulla accade. Poi riprovo e mi si risponde che un commento simile è già stato fatto.
Eppure non contiene parole da censurare. E’ solo il racconto di una leggenda. Comunque non è la prima volta che accade ciò.
Antonella,
nemmeno ho fatto caso alla foto!!! Credimi!!! Non sono Alain Delon, non sono Richard Gere, neanche George Clooney, ma piacereccio si!!!! eheheheheeh
Franco sicuramente è un commento molto lungo…o lo spezzi in due e lo spedisci uno alla volta, oppure me lo mandi come mail a antonella@bar.it e speriamo che arrivi perchè se parla di civitano va è carino!!!
spezzato e rispezzato, correto e ricorretto, e poi non è lungo. comunque spedito all’indrizzo che mi hai passato ed ad altri due del bar
Dove secondo voi è nascosto il più grandioso tesoro dei pirati? Oro, argento, gioielli, perle, .. erano il bottino di questi padroni del mare, uomini senza paura alla continua ricerca della ricchezza. Si trova a Civitanova Marche. Si narra nel Civitanovese che nelle viscere di una collina situata nell’entroterra, all’altezza di Fontespina, sia nascosto un tesoro di immenso valore, lì sepolto da un pirata. Era il tempo in cui in tutti i mari non c’era nave, per piccola o grande che fosse, che non corresse il rischio di essere assalita e depredata dai predoni del mare, e a questa regola non poteva certo sfuggire il nostro Adriatico. Accadde così che un pirata, imbattutosi in un galeone veneziano carico di monete d’oro che dovevano servire per l’acquisto di mercanzie in Oriente, dopo un cruento arrembaggio ne prese possesso. Intenzionato a disfarsi del tesoro, sbarcò di notte a Fontespina, e quatto quatto si diresse verso una delle colline adiacenti, dove seppellì il ricco bottino, ripromettendosi di ritornare a riprenderlo in un secondo momento. Ma come spesso succede, il pirata non poté più ritornare in quei luoghi, e il tesoro è ancora lì, a disposizione di chi avrà la costanza di cercarlo. Quindi caro Fabio, ora tocca a te. Organizzati con il cercametalli, armati anche tu di pala e piccone per raggiungere lo scopo. Però fai attenzione: qualcuno asserisce di aver visto, di notte, sulla spiaggia di Fontespina, l’ombra di una grossa imbarcazione che getta l’ancora e lo sciacquio dei remi di una scialuppa, che si avvicina alla riva. Si tratta della nave del pira il ta?
Antonella
finalmente dopo tanti cambi di parole il commento è partito. Sai quale era la parola che dava fastidio? bhe non posso scriverla altrimenti non mi parte nemmeno questo di commento, Comunque la parola è: basta che rispondi a questa domanda: come si chiama il cittadino di Macerata? ……….. Ecco cosa dava fastidio! E’ possibile??
E’ questo il commento?! Forse la parola che non passava era l’ultima… pira il ta che non ha nessun significato scritta così e forse il pc la cancella… bho!
La sapete quella del coccodrillo a Macerata?
Visitando la chiesa di Santa Maria delle Vergini a Macerata, dalla elegante cupola bramantesca, si può notare, appeso in alto sulla sinistra di chi entra, un coccodrillo impagliato. Come mai un simile animale, inconsueto da queste parti, è giunto proprio a Macerata? Al riguardo sono molte le storie che si narrano. Secondo alcuni fu portato dai Crociati venuti dall’Oriente; altri affermano essere stato un Papa a donarlo alla gente della città. Esiste però una leggenda che narra di un prodigio avvenuto in quei luoghi alla fine del ’500, e precisamente nel 1589, quando lungo il Chienti prosperava una fitta ed impenetrabile boscaglia. Ora, pare che un coccodrillo, venuto chissà da dove, la facesse da padrone lungo le rive del fiume. Razziava agnelli, pecoree animali da cortile, per poi eclissarsi. Nessuno era mai riuscito ad ucciderlo, poichè le squame dell’animale rispingevano ogni tipo di proiettile, comprese le palle degli archibugi. Ma un giorno il coccodrillo sorpassò ogni limite. Non accontentandosi delle solite prede, ghermì infatti il figlio di un contadino, e se lo stava portando via per andare a divorarlo chissà dove, quando, nel sentire le urla del bimbo, il padre prese il forcone e si lanciò contro il rettile invocando a viva voce la Madonna. L’animale lasciò la preda per assalire l’intruso, alzandosi sulle zampe posteriori ed offrendo il ventre indifeso. Il contadino allora vi infilzò lesto con forza il forcone, uccidendolo. Dopo di che, sventratolo e riempito di paglia, lo portò in omaggio e ringraziamento alla Madonna, e da quel giorno esso è appeso nella Chiesa.
I Maghi di Macerata avevano un sistema infallibile per scoprire i tesori nascosti. Esso consisteva nell’uso di una palla di legno, cui era legata una calamita, che veniva misteriosamente attratta dalla presenza di metalli preziosi.
Questa palla, chiamata “simpatica”, non era però da sola sufficiente. Infatti il rituale imponeva l’assoluto silenzio durante tutta la durata dell’operazione, perchè se l’abatello, cioè il diavoletto a guardia dei tesori, avesse percepito anche un solo piccolo sussurro, avrebbe fatto scomparire le ricchezze e sbattuto via come un fuscello il malcapitato cercatore. Chi raggiungeva lo scopo, doveva continuare a tacere e fuggire, senza mai voltarsi indietro. Solo così avrebbe potuto portare a buon fine l’opera.
Da bambina volevo sempre andare nella chiesa delle vergini, per poter alzare gli occhi in alto ed ammirare il coccodrillo che è situato in alto a destra subito dopo l’entrata in chiesa!!!
Ero affascinata da questo coccodrillo imbalsamato, ed anche dal mistero che mia zia Fulvia ora ultra ottantenne mi raccontava… quando lei si sposò, proprio nella chiesa delle Vergini perchè la famiglia di mia madre viveva proprio lì da bambina, il giorno del matrimonio stavano facendo i lavori in chiesa e che per poter passare ed arrivare fino all’altare, si doveva passare su delle tavole di legno, in quanto la pavimentazione era stata tolta per essere ristrutturata e che sotto si vedevano degli scheletri…
Chissà a chi appartenevano quei corpi?!
Abbiamo parlato di tesori nascosti a Cingoli. Ma in questo incantevole paese (detto il balcone delle Marche), si racconta che verso la parte alta di Cingoli, in località chiamata Panicali, si può notare incisa sulla montagna, una grossa e profonda fessura dalla forma di un’enorme mano. Secondo una leggenda del luogo, tale fenditura fu provocata dalla mano del diavolo in persona, il quale si era appostato in una vicina boscaglia per impadronisrsi di un’anima. Ma al re delle tenebre l’impresa andò male; l’anima riuscì a fuggire ed egli, in un eccesso d’ira, percorse con la mano induocata la montagna. L’impronta lasciata sulla roccia è ancora visibile a tutti e chi capitasse da quelle parti nelle notti di luna piena potrebbe udire distintamente come un lamento incessante. E’ il lamento del diavolo, che ancora non sa darsi pace per quell’insuccesso. Qualcuno, più prosaicamente, o forse per vincere la paura, ha visto nel culmine di quello strapiombo semplicemente la forma di un “mestolo”, ed ha battezzato il luogo “Ripa del Ramaiòlo”, parola che in dialetto cingolano, ed anche di altre parti della nostra regione, sta a significare “mestolo”.
La città di Leoperadi, Recanati, non poteva non rimanere immune da fantastiche leggende. Recanati è una splendida città immersa nella natura nella quale si possono rivivere ancora oggi le atmosfere che hanno ispirato lo scrittore-poeta.
Secondo un’antica leggenda raccontata a Recanati, Caino (non il fretello di Abele, bensì un omonimo) detto anche Giaimme, era un perfido ed impertinente brigantem che attendeva la notte per compiere le proprie malefatte. Una volta, visto che la luna non si decideva ad oscurarsi, ma rimaneva luminosa e muta testimone alle sue imprese malvagie, infilzò con un forcone una gran quantità di cespugli spinosi e si accinse a lanciarli verso il bianco satellite della terra. Una volta che con questo sistema la luna fosse stata oscurata, sarebbe stato sicuro di non essere riconosciuto!… Ma il diavolo fa le pentole e non i coperchi, come dice un proverbio fin troppo noto; improvvisamente un colpo di vento di inaudita violenza sollevò il malfattore e lo scaraventò fin sulla luna, insieme al forcone ed ai cespugli.
Qualche volta, nelle notti di luna piena, qualcuno asserisce di averlo visto davvero, il povero Caino, appeso per l’eternità a quella trappola piuttosto scomoda!…
Si dice che, durante la costruzione della cinta muraria di Senigallia, il primo mattone utilizzato fosse d’oro massiccio, inoltre Sigismondo ci posizionò anche un prezioso monile d’oro di sua moglie Isotta, per portare buona sorte alla città. Monile e mattone furono cercati per tutti i secoli successivi ma mai trovati, e secondo la leggenda si troverebbero ancora lì.Però la leggenda narra che il giorno in cui verrà ritrovato, Senigallia crollerà sparendo per sempre.
Quindi magari sarebbe meglio lasciarlo dove è stato nascosto per molto tempo!!
Antonella
bella leggenda quella di Senigallia!!! Questa città ha anche un’altra bella “fiaba” come quella di Piero e Sara o Paolo e Francesca, ma è una storie di innamorati e raccontarla si va fuori tema.
Invece, non lontano da Senigallia si trova Pergola. Qui si narra del tesoro del gigante. Pare che nelle caverne situate nei recessi del Monte San Cristoforo (vicino Pergola), sia stato nascosto tanto tempo fa un telaio tutto d’oro, che un ricco gigante aveva donato alla propria figlia primogenita in occasione di una ricorrenza. Dato che la fanciulla aveva preferito al matrimonio il convento, il padre, addolorato, pose il telaio nelle viscere del monte, affinchè in eterno fosse al sicuro dalle brame degli uomini. Ciò nonostante, molti hanno tentato inutilmente di scavare per arrivare alla grotta dove è nascosto il tesoro; a riprova di ciò, numerose gallerie percorrono la montagna. Gli abitanti di Pergola, comunque, confidano che un giorno la tecnologia risolva il problema così da trovarsi, un giorno o l’altro, ricchi sfondati.
Continuando con il territorio di Macerata: Petruccio e il tesoro di Lornano.
Chi va da Macerata a San Severino può notare, poco dopo aver lasciato il capoluogo e prima del bivio per Pollenza, sulla sinistra, un’altura. Si tratta della Collina di Lornano, cui è legata una vecchia leggenda di diavoli e di tesori. Si racconta infatti che una volta, tanti anni fa, un giovane contadino chiamato Petruccio, mentre si trovava su quella collina, notasse una grotta dalla quale provenivano strani rumori. Incuriosito, vi penetrò, e si trovò all’interno di una grossa caverna nella quale era custodito un immenso tesoro. Sopra di esso sedeva un diavoletto (il mazzamurello) il quale, con un sorriso, invitò l’impaurito giovane a prendere quel che più gli fosse piaciuto, con la sola raccomanadazione di limitarsi a quanto poteva tenere in mano, e di non voltarsi mai indietro. Petruccio non si fece ripetere l’invito due volte e, riempitosi le mani di gioielli, si mise in fretta per la via del ritorno. Uno dei preziosi però gli cadde a terra, per cui tornò indietro a raccattarlo; suscitò così l’ira del diavoletto che si diede ad inseguirlo e a minacciarlo che l’avrebbe trascionato con sè all’inferno. Il contadinello, vista la mala parata, abbandonò tutto e scappò a pedifiato verso Macerata, inseguito dal diavoletto, finchè non trovò protezione presso la croce di ferro di fronte alla fontata di Santa Croce. Impotente davanti al sacro segno, il diavoletto afferrò una sbarra di ferro e gliela lanciò contro, colpendo il muro di una casa. Ancora oggi il muro della casa è fortemente inclinato.
Ci sono storie medievali in cui il diavolo si improvvisa architetto, e in una notte costruisce ponti la dove l’uomo è costretto a rinunciare in cambio dell’anima del primo essere vivente che attraverserà il ponte. Per gabbare il Diavolo il popolo ricorre al semplice espediente di far passare un animale sul ponte.
A Tolentino (Macerata) un ponte a cinque arcate centinate sorrette da possenti piloni, con torre-barriera quadrangolare, merlata alla guelfa collega la riva destra del Chienti all’abitato. La sua denominazione di “Ponte del Diavolo” deriva da una leggenda secondo la quale il varco fu distrutto dall’impetuosità del fiume finché l’architetto, incapace di fabbricarne un altro in poco tempo, decise di affidarsi a una strega che gli prestò un libro di evocazioni diaboliche. Il diavolo, una volta convocato, accettò di aiutare l’architetto e di ricostruire il ponte in una sola notte in cambio dell’anima del primo essere vivente che lo avesse attraversato. L’architetto accettò ma, pentitosi, si rivolse a San Nicola il quale escogitò uno stratagemma. A costruzione ultimata benedisse il ponte. Poi, attese che si avvicinasse un cane e gettò del cibo in terra dall’altra parte del ponte, costringendo l’animale ad attraversarlo. Il diavolo beffato e accecato d’ira, tentò invano di distruggere a forza di cornate il ponte, ormai benedetto. I segni delle cornate sono rimaste e sono ben visibili!
Ma Francoooo!! Le sai tutteeee!!!!
Antonella,
Questa sul ponte del diavolo di Tolentino, è una parte di un articolo che ti volevo mandare e che poi invece è rimasto in bozza.
Antonella, un’Indiana Jones deve conoscere bene le tradizioni popolari. Non si sa mai, qualche volta la terra potrebbe concedere i suoi tesori. Però è come sempre una questione di simpatia, forse di fortuna. ehehehehe
xFranco
se ti interessa di leggende su un tesoro nascosto ne conosco una io tramandata nella mia famiglia, molto vicina ad una chiesa che entrambi conosciamo.
Non vale B&W…anch’io voglio sapere di questa leggenda!!!
Amo tutte le leggende perchè mi affascinano e secondo me nascondono sempre un pizzico di verità…
questa storia parla di un tesoro nascosto e di un leone di pietra che lo sorveglia, ma non vorrei svelarvi troppo altrimenti il tesoro lo trovate voi
B&W
tiro ad indovinare: Cospaia, frazione di San Giustino?
B&W se è cospaia io la conosco in questo modo:
Cospaia cessò di esistere nel 1826, quando il governo pontificio ed il Gran Ducato di Toscana decisero all’unanimità di stroncare il contrabbando che aveva questo centro come punto di riferimento. Caduta in rovina, Cospaia fu visitata soltanto dai cavapietre, uno dei quali, entrato in una casa abbandonata, vide una scritta su un muro scrostato che indicava come trovare “”…una lapide con una croce e una testa, scava piedi tre, troverai molto oro”". Un maestro di scuola decifrò la frase, scoprendo un rifugio nascosto di contrabbandieri nel sotterraneo di un’altra abitazione. Sopra una lastra di pietra bianca posta sull’imboccatura di un pozzo, sul cui fondo erano i soliti scheletri di morti ammazzati, trovò scolpiti quattro profili di visi coronati e una testa in rilievo. Sotto la lapide invece trovò un grosso forziere che non riuscì a recuperare e che dovrebbe essere ancora lì dal momento che la casa sovrastante oggi non esiste più.
xFranco
la mia è perugina, dubito si possa conoscerre al di fuori di Perugia
non è questa
Peccato che non mi ritrovo il numero di telefono del mio prof. di chimica…lui era di Perugia e sicuramente la conosceva!!!
B&W, se non è scritta e no riportata sulle tradizioni popolari ma è stata tramandata dai tuoi certamente non la conosco.
Ma, se puoi, raccontala!!!
B&W il tesorto del catello dell’ Oscano?
no.
Si tratta di un tesoro nascosto in un luogo tenuto d’occhio da un leone di pietra, alcuni l’hanno cercato nessuno l’ha mai trovato.
Il leone di pietra esiste realmente e chiunque può vederlo e cercare di capire dove sia nascosto il tesoro. Tuttavia c’è un particolare che secondo me impedisce ora di trovare il tesoro. Particolare che forse a molti è sconosciuto, e che non vi svelo altrimenti mi soffiate il tesoro.
Franco secondo me se tu ti concentrassi su una chiesa di Perugia che sicuramente hai già nominato di conoscere, probabilmente ti verrà in mente anche la leggenda, perchè B&W ti ha scritto in un suo commento che la leggenda è molto vicina ad una chiesa che ambedue conoscete?!
Pensa ad una chiesa perugina che all’interno o all’esterno abbia un leone di pietra e forse giungeremo al tesoro!!
B&W non ci tenere così sulle spine…e chi dorme se non ci racconti questa leggenda!!
Pane e vino a questo punto sono curioso anch’io… ciao e buona domenica a tutti!
ps: martedì va in stampa il nuovo giornale chi vuole riceverlo mandasse una mail con l’indirizzo a bar@bar.it
ecco il leone di pietra immortalato da google maps
http://img339.imageshack.us/img339/3262/37984964.jpg
Antonella
Leone??? perchè?
Diciamo vicino, quasi vicino alla chiesa che cita B&W (che sarebbe San Bevignate, chesa templare) ci sarebbe il castello di Monterone! Bho!!!!
mi piace tenervi sulle spine, lo ammetto
E no Franco… il leone è posizionato sopra la chiesa!
sei un birbantello, ma tanto prima o poi cederai alla voglia di dircelo…
e poi se insisti devi mettere un premio per chi lo indovina….
non è sopra la chiesa
ma sulla foto è sopra, o quella non è una chiesa?
quella non è una chiesa, ma non si trova lontano
B&W, che ne dici?
Percorriamo poche decine di metri e ci troviamo davanti ad un portale d’ingresso di una villa attribuito à Galeazzo Alessi, sulla cui sommità vi è una statua di leone di epoca romana. Una leggenda narra che un tesoro è seppellito dove si posa lo sguardo del leone.
bravo Franco
eheheheheheeheh Indiana Jones colpisce ancora eheheheeh
Antonella ho vinto un caffè!!!! eheheheeh
il difficile è capire “dove guarda il leone”
Bravo Franco sei ineffabile… caffè pagato con un pezzettino di frustingo!
Perchè? E’ strabico??? ehehehehe
Questo compito di scoprirlo lo passiamo ad Antonella. Vediamo se lei può incarnare il mitico professore cacciatore di tesori
grazie Antonella,
anche per il frustingo, un bel dolce tipico della vostra zona. Accetto volentieri.
Buonanotte a tutti e buona domenica
no il eone non è strabico affatto, ma chi conosce il luogo sa perchè è così difficile
e chi conosce il luogo potrebbe avere nuove idee sul perchè nessuno l’ha trovato
ok, la cerca continua!!!!!!!!!!!!!!!!!.
Serena notte a tutti
fra un po’ servirà una chat qua dentro
notte e ….
sogni d’oro
B&W,
il leone guarda le migliaia di tombe del cimitero cittadino.
effettivamente vicino c’è il cimitero,
ma no il leone non guarda quelle tombe
(immortalate in “profondo rosso”)
B&W
ok, guarda o l’ospedale o la fonte di Fontenuovo con il grifo scolpito!! Poi non dico più niente perchè a questo punto devi essere tu, che conosci la zona a mostrarci l’arcano
Il leone guarda giù in un avvallamento relativamente ripido, difficilissimo dire quale sia il punto esatto dove guarda, un errore di un grado significherebbe una distanza di centinaia di metri probabilmente.
Alcuni l’hanno cercato senza risultato pare, se la leggenda trae origine da un fatto vero potrebbe esserci un motivo preciso per cui non l’hanno trovato, ma non ve lo dico, magari mi armerò di metal detector un giorno, e un tesoretto potrebbe saltare fuori.
B&W, dove guarda precisamente il leone è facilissimo. Oggi ci sono strumenti che possono vericare il punto esatto. Ci sono dei puntatori di rilevazione eccezionali. Anche gli uffici tecnici dei Comuni lo posseggono.
Il peggior nemico per il cercatore di tesori è il cambiamento dei luoghi. Le modifiche subite del territorio disorientano anche ci è in possesso delle mappe più aggiornate o chi ha la fotuna di avere a che fare con territori limitati sui quali condurre le ricerche.
Tu che sei umbro, la conoscei questa?
In un boschetto del monte Nibbio, nei pressi di Ficulle, si parla di un uomo che cercò una pietra la cui ombra avrebbe segnato il luogo dov’era sepolto “un gran tesoro”. Infatti rinvenne una lastra consumata dal tempo sulla quale erano scolpite quattro lettere e una data: A.D.F.H. 1475. Sotto c’era un piccolo forziere colmo di gioielli.
Devi sapere che le indicazioni per trovare i tesori sono dei cruciverba, dei veri e propri rebus. B&W vicino a te c’è la città di Foligno che la tradizione definisce “Il Centro del Mondo”. Ti elenco, nella speranza che tu possa decifrarli, alcuni indizi su questa città:
- FOLIGNO. Si trova la città antica d. il Foro Flaminio. Cerca la chiesa maggiore di San Giovanni dove sono questi segni: vi è un facchino che mostra gran peso. Spezza detto nella faccia che troverai un carbonchio e nella panza troverai altre pietre preziose e spezza dietro detto facchino che vi è un cofano pieno d’oro e di gemme di gran valore
- Item: troverai un’aquila. Cava dove guarda la detta piede tre, troverai un’aquila d’oro
- Item: troverai una pietra con un agnello pasquale; spezza di dietro, vi è grand’oro e sotto piedi due troverai una testa di re con corna. Cava sotto, tra la chiesa e la muraglia piedi tre e mezzo che troverai due vettine d’oro e d’argento ed una statua di re di libbre 150 d’oro. E più dentro detta chiesa trova dove sta l’altare maggiore. Sotto al detto troverai un cimitero dove vi è un altare in mezzo. Leva l’altare, sotto troverai una pietra quanto tutto l’altare. cava detta pietra e cava sotto i piedi due troverai una volta che sotto vi sono vettine piene d’oro e argento monetato.
- Item: trova più in alto, nel campanile, un’arma con sbarre e fiamme. Dentro all’arma vi è un tesoro.
ETC ETC ETC
Come vedi Caro B&W ci sono tanti documenti che trattano di tesori. Fanne buon uso!!!!
- Item:
ah, dimenticavo, non bisogna confondere i cercatori di tesori con i “goldbuster” ( sono circa 10 mila sparsi in tutta Italia) che setacciano le spiagge in cerca di anelli, braccialetti, catenine e orologi persi sulla battigia; o coloro che si cimentano nei fiumi e torrenti a cercar oro.
Il cercatore di tesori, quello vero, quello come Indiana, solo dopo studi e ricerche, solo dopo aver trascorso mesi nelle biblioteche e polverosi archivi, effettua i primi scavi o escursioni e sopralluoghi.
C’è il cosiddetto ‘premio di ritrovamento’, la cifra che la legge garantisce a chi recupera reperti archeologici e li riconsegna allo Stato. La Soprintendenza valuterà l’importanza e offrirà un premio (per un massimo di un quarto del valore stabilito) sia al ritrovatore sia all’eventuale proprietario del terreno. Se sul valore non c’è accordo tra le parti, si costituirà una commissione composta da tre membri: uno nominato dal diretto interessato, un altro dalla soprintendenza, un terzo dal presidente del tribunale.
xFranco
che sia facilissimo identificare con precisione il luogo ho i miei dubbi, anche utilizzando puntamento laser.
In ogni caso il problema principale è proprio quello che nomini te successivamente, e ciè che non tutto è uguale a come era una volta, è banale ma di solito non ci si pensa, perciò chi cerca dove guarda il leone ora fa una fatica probabilmente inutile. Potrebbe esserci invece da studiare un altro posto dove guardare.
E se il leone anticamente fosse stato girato im modo che guardi nella parte opposta di dove guardava prima per depistare chi volesse impossessarsi del tesoro!!
Ehhh a questo non ci avevate pensato…
e se il leone anticamente fosse stato in un altro luogo?
Esattoooo!!! E allora chi lo trova più ‘sto tesoro!?
Un fortunato che a caso magari sta arando un terreno o inciampa in una pietra dove trova scritto magari in codice la mappa che lo farà diventare ricco!!
Corro al lavoro che l’aperitivo mi chiama…ci si risente più tardi per un aggiornamento!!
Buona serata
un fortunato, oppure uno che riesce ad immaginare dove poteva stare il leone anticamente.
B&W, credimi, il puntamento ti azzecca con precisione l’ x. L’ho fatto tante volte!!!
Se poi il leone non era lì e proviene da un altro sito, o fosse stato girato etc (ho i miei dubbi, per me è lì dalla nascita) questa è un altra storia, ecco perchè ho detto che il cercatore di tesori prima indaga e va alla radice del tutto e poi valuta se è il caso di “”procedere”".
Ad ogni modo, per i lettori di questo post, qui potete trovare una descrizione tecnica del portare de “la villa del leone”. A pag 39 eccezionali foto della statua del leone per rendervi conto del suo sguardo.
http://www.ing.unian.it/strutture/fimet/fangi_old/cipa/%A73__Dominici-Grassi-Radicioni.pdf
Franco il leone è lì dalla nascita del portale, ma è sempre stato lì? io ritengo possibile che provenga da un altro posto, non molto distante.
B&W tu la sai lunga….per caso non sarà che un tuo antenato, una notte di tanti e tanti anni fa ha fatto lo scherzetto di spostare il leone, e poi nel testamento vi ha rivelato il segreto di dove si trova veramente il tesoro?!
direi di no i miei antenati (bisnonni e trisavoli) vengono solo in parte dai dintorni di Perugia gli altri da Senigallia, Ostra Vetere, Bologna
Stasera Italia 1, ore 21.00, alla ricerca del tesoro. In questa prima puntata della miniserie tv con Shane West (E.R.), vedremo l’archeologo Jack Wilder alle prese con la ricerca della mitica El Dorado.
Che peccato e a me tocca vedere la partita!!! Che barba ‘ste partite, una volta giocavano solo la domenica, ora quasi tuuue le sere!!
a me non ha mai attirato il pallone. Preferisco atletica leggera.
B&W, dalle tue parti, che tu sappia, è presente il cosiddetto quadrato magico del SATOR, il misterioso palindromo le cui parole sono leggibili dall’alto verso il basso e viceversa?
in sostanza come questo
http://amici-in-allegria.spaces.live.com/blog/cns!752AC0CB40CEB938!2621.entry
B&W sbagliato invio collegamento,
è questo quello buono
http://bp1.blogger.com/_ILvt9Qa_Vtw/ReIh87SSVPI/AAAAAAAAABY/0IKThodvGwk/s1600-h/Quadrato_Sator.png
mi pare che ve ne sia uno nell’orto medievale, am non sono sicuro, dovrei cercare qualcosa
B&W
A Perugia, nell’Hotel Fortuna (credo pieno centro storico), si trova un affresco nel quale è citato il quadrato magico SATOR (un putto alato e svolazzante, tiene in mano un quadruccio con inciso il quadrato magico)
B&W Perugia, hotel Fortuna
http://www.flickr.com/photos/huntthewumpus/2518740130/
Questo quadrato magico sator, mi ricorda qualcosa di simile nel libro di dan Brown, “il simbolo perduto” ricordo male?
xFranco
mai stato all’hotel fortuna
ma credo te ti riferissi a qualcosa di leggermente più antico
Antonella
Nel libro di Dan Brown si parla di quello che intendo io, ma di due quadrati magici , in particolare quello di ordine 8. Ma è pur sempre un quadrato magico!!
B&W
sia Antico o contenporaneo. L’importante che sia presente!
anche questo presempio è un quadrato magico
4-9-2
3-5-7
8-1-6
come vedete è un palindromo, come si legge la somma è sempre la stessa
Ma quello che io cerco è il cosiddetto quadrato magico del SATOR
io ovviamente parlavo del quadrato del seminatore
e mi pare che ce ne sia uno nell’orto medievale ma non sono sicuro. Non ne sto trovando immagini, magari mi sbaglio.
Complimenti Franco…per aver raggiunto 100 commenti, anzi con il mio 101!!!!
Buona giornata
Ciao Antonella,
ho vinto un premio???? eheheheh se si, spero che non sia un’altra fetta del famoso frustingo! eheheh
Serena giornata anche a te!!!!
Certamenteee!!! Un bella coppa… di CIOCCOLATO!!
A te la scelta se fondente o al latte.
chiaramente una bella coppa di puro cioccolato fondente extra con una bella spruzzata di panna e una fragolina al centro!!!!!!!!!!!!!!!!
Ti sembro troppo goloso???? eheheh
Franco la coppa deve essere di cioccolato fondente extra di gelato o cioccolato caldo e fumante?
E poi dici che sono golosa io eh!??
caldoooooooooooooo e denso eh eh eh eh come le coccole!!!! eheh
ciao franco,una cosa ti volevo chiedere..cos’altro sai sulle grotte del diavolo tra treia e pollenza?
Anonimo
dalle leggende marchigiane che riguardano le grotte si narra che fra i comuni di Treia e Pollenza si trovano le Grotte del Diavolo.
Qui, coem detto, nelle notti di tempesta si aggira un grosso cane nero che latra sinistramente ed è di guardia a
una chioccia e ai suoi pulcini d’oro.
Di più, riguardo a questa leggenda, posso dire che la gente che passa per il sentiero sottostante le grotte è solita fare il segno della croce come scongiuro. Si narra di un vecchietto che diceva di non credere al Diavolo e una notte salì alle grotte per rubare la chioccia e i suoi pulcini, ma non fece più ritorno. Dicono che il Diavolo l’abbia trascinato entro le grotte che sprofondano nel monte e che fanno capo alla Grotta di S. Amico in Rambona.
stavo girovagando a curiosare nel blog … ma dai non dirmi che sei tu??? … a Recco c’è un signore che è identico al protagonista della foto !!!
Rocco? Liguria? no!!!
Sono io, ma la foto è stata catturata da Antonella, nella realtà sono molto molto più più bellooooo!!!! apposta stanno il sole mi bacia spesso!!! ehehehe.
NON TI CONOSCO DI PERSONA QUINDI NON POSSO DIRE … BELLOOOOO è SOGGETTIVO … BASTA CHE OLTRE IL SOLE VI BACI ANCHE CUPIDO … SI DICE CHE D’ESTATE GIRA MOLTO DI PIù CHE DI INVERNO .
EH EH EH … UNA FOTO DEL SOSIA LIGURE DOVREI AVERLA … SE VUOI TE LA MANDO PER MAIL
La mia era solo una battuta . Si Gattuno, è vero, la bellezza “SI DICE” è soggettiva. Ci sono persone belle oggettivamente che però a molti non piacciono. In giro avrai potuto sicuramente notare coppie fatte da ragazzi super belli e ragazze bruttine e viceversa.
Poi c’è la favola del meglio belli dentro che esteticamente che per molti vuol dire che il carattere deve andare a farsi friggere.
per esperienza personale posso dirti che è la testa quella che conta !!!
(e non quella che pensi tu … eh – eh -eh )
il tuo sosia l’ho visto anche stamattina in spiaggia … effettivamente ha un pò di pancetta !!!
Gattuno sei a Reccoo!!??? Buone le trofiette al pesto…
Occhio che il sosia non è il sosia…ma Franco in carne ed ossa che ti viene a controllare e che ti tiene d’occhio!!!
Gattuno in sostanza confermi quanto ho detto.
Sicuramente è la testa che conta. Vedi veline, pupe e secchioni! ragazze belle e alte ma senza cervello. Tronisti belli che sballano ma vuoti,privi di argomenti,noiosi, superficiali.
E’ più bello conquistare una donna bruttina ma intelligente che una stupida femmina.
Viceversa è più bello farsi conquistare da un ragazzo bruttino ma intelligente che da un uomo figo stupido tutto muscoli e niente cervello.
Poi dipende dal tipo di conquista. Una donna o uomo per un’avventura? Un attimo? una settimana? una stagione? Tutto magari va bene!! Ma la conquista per la vita è differente, ci si muove con prudenza, qui conta la serietà, l’impegno, la gentilezza, la responsabilità che fanno maturare la poesia, il romanticismo, un sentimento di attrazione che rende felici, in parole povere la bellezza di essere in due.
Gattuno
forse avrai visto mio fratello gemello!!!!
Antonella
è buona anche la focaccia con il formaggio
si ma solo di passaggio
Mai provata la focaccia con il formaggio, ma dato che adoro i formaggi sono sicura che mi piacerà!!
Alla faccia che sei solo di passaggio…sono già diversi giorni che scrivi dalla Liguria…se riesci fai un giretto anche alle 5 Terre ne vale veramente la pena!!
La leggenda del tesoro della Roccaccia, del serpente, della gallina dalle uova d’oro, della tessitrice misteriosa e del telaio d’oro. Sono molte le interpretazioni che vengono date. Al di là di molti aspetti comuni che ritroviamo in altre leggende come per esempio la gallina dalle uova d’oro, il telaio d’oro etc etc, una spiegazione sul perchè di questa leggenda tramandatasi nei secoli forse è da ricercare in un ambito meno fantastico e più realistico. Dovete sapere che il Signore della Roccaccia alias Castrum Montis Acuti, tal Gezeramo di Albrico, fece atto di sottomissione al comune di Montecchio andando a vivere dentro le mura castellane, e cedendo la proprietà al comune, il nipote di Gezeramo tal Grimaldo di Aureliano stando a quanto citato nelle pergamene dell’Accademia Georgica, meno saggio e pacato del nonno, fuoriuscì dal Castello di Montecchio (oggi Treia) al comando di una masnada di delinquenti e riconquistò la Rocca andandovi a dimorare. Da li per un bel pò di tempo terrorizzò tutta la valle sottostante spingendosi fino alle rive del fiume Potenza dove di notte saccheggiava fattorie, uccideva e razziava animali, sequestrava donne che venivano rinchiuse nel maniero e venivano violentate fino alla morte. Arrivò a tal punto che su di lui fu celebrato un processo davanti al rettore della Marca, gli atti del processo sono conservati nell’Accademia Georgica, dove vengono elencati i danni che provocò in una di queste incursioni notturne, dove arrivò a passare a fil di spada un pellegrino che ebbe la sventura di incrociarlo nei pressi della Selva di San Lorenzo. Fu messa una taglia per chi lo avesse catturato. Immaginate in quel periodo, un maniero sinistro collocato sulla sommità di un monte, luogo inospitale d’inverno e d’estate, battuto dal sole cocente, arido, spazzato dal vento e dal gelo in inverno, un signorotto delinquente con una banda di manigoldi che di notte uscivano armati fino ai denti, gente spietata, che non lasciava nulla in piedi al loro passaggio. Continue razzie di cibo, denari, animali, oggetti di commercio, gioielli, e sequestri di persona che il più delle volte si concludevano con la morte delle poverette. Quelle poche fortunate che riuscivano ad uscire vive da simile avventura, cosa potevano raccontare? Atrocità, buio, prigioni, freddo e caldo torrido, fame, e ricchezze provenienti dalle razzie conservate nelle sale del maniero. Ecco che il signorotto viene paragonato ad un demone assatanato, il luogo ad un inferno, e quanto custodito nei sotterranei ad un tesoro. Negli anni poi nei secoli diciamo, la fantasia ha preso il posto della realtà, il signorotto diabolico è diventato il diavolo travestito da umano, le donne che tessevano col telaio d’oro forse altro non sono che le povere sventurate prigioniere nei sotterranei. Il tesoro altro non è che l’enorme materiale anche prezioso approvvigionato grazie alle continue razzie, il serpente nero, oltre ad essere il diavolo, in quei luoghi è realmente presente, trattasi del regolo, o frustone, una lunga biscia di color nero, che incute timore per il suo aspetto sinistro.
Sig. Simone ci piacerebbe poter ospitare il suo splendido commento nel nostro magazine cartaceo che può visionare sul nostro sito http://lemiemarche.it oppure su http://bar.it
Ci faccia sapere se gradisce collaborare con la nostra testata a livello di soddisfazione personale nel veder pubblicato il suo scritto sulla nostra rivista di 30.000 copie distribuite nella regione Marche
Per intanto le faccio i miei complimenti alla sua competenza e preparazione, parimenti a quella del Sig. Franco che postò l’articolo.
Si non ci sono problemi, mi scuso per aver letto tardi la sua richiesta. Intanto Le segnalo questa iniziativa che si terrà domenica pomeriggio proprio alla Roccaccia alias Castello di Monteacuto dove si parlerà anche delle leggende e curiosità,
http://www.comune.cingoli.mc.it/?p=4239
Ciao Simone mandami una mail con un tuo articolo che nn superi le 2500 batutte che riguardi qualsiasi argomento delle Marche… poi noi lo pubblicheremo sia qui nel blog che nel nostro bimestrale cartaceo “Il Magazine” bar.it
La mia mail è
ciccarelli.antonella@gmail.com
grazie fin d’ora per una tua partecipazione…
poi ti faremo avere alcune copie direttamente al tuo paese magari spedendotele..
Ciao alla prossima
http://www.comune.cingoli.mc.it/?p=4239
Al link che vi ho messo qui sopra trovate un interessante iniziativa proprio sulla leggenda del castello della Roccaccia, domenica prossima ci sarà una escursione sul posto con narrazione sul posto
A proposito della Roccaccia eccovi una pergamena relativa alle lamentele dei COnsoli di Montecchio fatte al Rettore della Marca Anconetana contro Grimaldo Di Aureliano che si era ripreso il Castello di Monteacuto ovvero la Roccaccia e a capo di una masnada di mercenari terrorizzava tutta la Valle del Potenza.
Querela fatta dai consoli di Montecchio davanti al Rettore della Marca Anconetana contro Grimaldo per i danni causati dalle incursioni e per l’invasione del Castello della Roccaccia.
“In nomine Patris, & Filii, & Spiritus Sancti Amen. Ego Ugolinus, Moricus, Albricus, Circo Consules Monticuli nomine nostrae Communitatis conquerimur Deo, & vobis D. Gorobaldo Dei gratia Marchioni Anconitano de Grimaldo, & de nepote, qui vi, & armata manu arcem Montis Acuti, & totum castrum invaserunt, & custodes nostros inde dejecerunt, & valentia M Librarum Lucens, inde abstulerunt, qui licet nobis possessionem arcae restituissent, penam tamen invasionis perimus, & penam rerum ablatarum, quae estimatae funt in M libras …. cum estimatione, & cum possessionem aberemus. Alia vice nobis deastulerunt arcam, & castrum, & custodes nostros iterum defecerunt, & quosdam fortit. vulneraverunt, & res quasd. valentes C libras Lucens. inde astulerunt, cujus arcis restitutio antequam agatur, de proprietate petimus restitutionem, & rerum ablatarum petimus penam quatruplici cum estimatione earundem. Item conquerimur adversus eos quod equitaverunt in villis nostris, & boves, & asinos, & pecodes, & jumenta, & alia animalia rapuerunt, & tres homines ceperunt quorum unum vincolis interimerunt, alios duos nullatenus dimiserunt, nisi quando pecunia sua se redimerit, quam pecuniam …… reperimus. Eadem die iterum equitaverunt similiter in villis nostris, & tres homines vulneraverunt, quorum unum interfecerunt, duos alios semivivos reliquerunt, & tria molendina combusserunt. Alia vice in villis nostris equitaverunt, & cassinos nobis cum omnibus supellectilibus & masseritiis in praedictis domibus combusserunt, & homines, & equos fortiter vulneraverunt. Item alia vice noviter equitaverunt & unum hominem vulneraverunt, & XX cassinas cum masseritiis, & alia vice domos nobis combusserunt cum massaritiis in villa Collis. Item alia vice equitaverunt in ead. villa, & XX domos nobis combusserunt cum massaritiis, & alia vice in Villa Antiqui X cassinas nobis combusserunt, & duabus vicibus in Villa S Jervasii XXXX cassinas cum massaritiis nobis combusserunt, & alia vice in Villa Luciliani destruxerunt XXXX domos, & quasdam combusserunt, & quasdam …… ceperunt, & alia vice in Villa Vallis XX cassinas combusserunt cum massaritiis, & fere omnes vineas, & arbores ejusdem nostrae villae videlicet Luciliani, vallis intercedere, & incidi fecerunt cum propriis arboribus quedam portari ceperunt. Preterea militibus, & peditibus collectis impetum in quoddam nostrum castrum fecerunt videlicet Vallis Campane, & illud acriter expugnaverunt, & hominem ibi fortiter vulneraverunt, & sagittas, & lapides intra projicerunt, & quandam portam Castri fregerunt. Item collectis militibus, & peditibus in Villa Mollis equitaverunt, & quosdam campos devastaverunt plenos grano, ordeo, & fabe, & lino, & portari fecerunt. Item ceperunt quendam nostrum Castellanum, & in vinculis eum detinuerunt. Preterea una die collectis C militibus, peditibus, & sagittariis nobis equitaverunt, & duo ……. astulerunt. Et alia vice in villa S Damiani equitaverunt, & unam vaccam astulerunt, & quemdam nostrum Castellanum cum sagitta acriter vulneraverunt. Et alia vice in planum Aquevive nobis equitaverunt, & IIII boves astulerunt, & hominem quendam nostrum vulneraverunt. Item abstulerunt nobis unam vaccam in Villa S. Damiani, & alia vice interfecerunt nobis unam asinam ad allolmeta, & clamidem, & ensem Domino asinae abstulerunt. Idem duabus vicibus iverunt ad molendina in Potentia posita, & ibi mulieres quasdam ceperunt, & eas victas fecum usque ad castrum S. Laurentii oneratas duxerunt farina, & eas denudatas……… & molendina fregere, & alia vice fregere macinas, & frangere fecerunt, & frammenta portari fecerunt, & quendam nostrum militem alia vice in strata publica ceperunt, & acriter eum vulneraverunt, & equum, & arma, & vestes astulerunt, & vinctum eum duxerunt, & tandiu in vinculis eum detinuerunt donech XXXII libras lucens. ab eo extraxerunt, & alia vice ceperunt Ambrosinum, & asinam, & vestes astulerunt, & tandiu eum in vinculis detinuerunt donech ab VIIII Libras extraxerunt. Etiam alia vice ceperunt filium Juvenaccionis Gisii, & fratrem ejus & vestem, & ensem astulerunt, & tandiu eos in vinculis detinuerunt donec VIII Libras Lucens. extraxerunt ab eis. Quendam alium nostrum Castellanum ceperunt, & tandiu eum in vinculis detinuerunt donech ab eo XXV Sol. Lucens. extraxerunt. Preterea in predictis locis CC palearia comburi fecerunt, & alia vice nobis equitaverunt in Plano Aquevivae, & predicta abstulerunt valentia fere ultra C libras lucens. Item in Castro domos quasdam comburi fecerunt cum mobilibus, & immobilibus, & semoventibus C libras lucens. valent. Preterea …… factu devastaverunt, & devastare fecerunt quam, plures vineas, & arbores, & seictes portaverunt, & ………nostro Castellano ….. duos saumas ordei abstulerunt &c.”
Traduzione
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, Amen.
Io Ugolino, Morico, Albrico, Circo, consoli di Montecchio, a nome della nostra Comunità, ci lamentiamo con Dio e con Voi, Gorobaldo, per Grazia di Dio rettore della Marchia Anconetana, di Grimaldo e del nipote di questi, i quali con la forza e con mano armata hanno invaso la rocca di Monte Acuto, scacciandone i nostri custodi e ricavandone un lucente bottino di mille Libre;
chiediamo dunque la restituzione da parte di essi della rocca e delle nostre proprietà, e per quanto distrutto e rapinato pretendiamo un risarcimento pari a quattro volte.
Inoltre ci lamentiamo contro essi per le rapine che fecero una volta, cavalcando per i nostri villaggi, di buoi, asini, ovini, giumenti e altri animali; e ancora, in altra occasione, per il rapimento di tre uomini, dei quali uno lasciarono morire in catene, mentre gli atri lasciarono andare solo dietro compenso in denaro, che noi procurammo; e ancora, tornando a cavalcare nelle nostre valli, per l’uccisione di un uomo e il ferimento grave di altri due, nonché per l’incendio di tre mulini; e ancora, ulteriormente, per l’aver dato alle fiamme alcuni nostri casini con tutte le suppellettili e masserizie, ferendo gravemente uomini e cavalli;e di nuovo, in altra scorreria a cavallo, per aver bruciato ben una ventina di casini e una nostra dimora nella Villa del Colle; e quindi, in una successiva occassione, per aver dato alle fiamme nella medesima Villa del Colle altri casini, e dieci casini nella Villa Antica, e ben quaranta, con relative masserizie, in Villa S.Gervasio, e per la distruzione di altrettante abitazioni in Villa Luciliano; di nuovo, quindi, per l’incendio di venti casini nella Villa della Valle e per la distruzione di tutte le nostre vigne e alboreti nella villa di Luciliano; ancora per aver, con cavalieri e soldati, assaltato un nostro castello nella valle di Campana, con violenza espugnandolo, abbattendone la porta e ferendo con frecce e getti di pietre i custodi e gli abitanti; parimenti, con una milizia di cavalieri e soldati, per aver devastato campi pieni di grano, di orzo, di fava e di lino nella Villa di Moie; e per aver rapito un nostro castellano, relegandolo in catene; e, ancora, per le incursioni e le rapine di cose e animali e il ferimento e l’uccisione di uomini nella Villa di S.Damiano; così pure per la razzia di quattro bovi nella piana di Acquaviva; e, ancora, per l’avere, in un molino presso l’abitato di Potenza, rapito alcune donne che, legate e denudate, portarono come merci, insieme ai sacchi di farina, al castello di S.Lorenzo; e quindi per aver rapito il filgio di Giovenaccione di Gisio e il di lui fratello a lungo tenendoli in catene fino a che estolsero loro ben 8 libre lucenti; e così ancora per le innumerevoli razzie e devastazioni e uccisioni ecc… che fecero nelle nostre terre.
Ciao Simone, interessante questa pergamena, ma come sei venuto a conoscenza della sua esistenza?
Allora negli anni in cui sono stato Presidente dell’Archeoclub d’Italia sezione di Treia, ho condotto studi e ricerche su molte antichità treiesi e cingolane, facendo segnalazioni alla Soprintendenza Archeologica delle Marche permettendo così il recupero di tombe di epoca romana o di siti del Paleolitico Superiore, etc etc etc. Tra le tante cose ho contribuito anche alla redazione proprio della scheda storica ed architettonica della Rocca di Monteacuto alias La Roccaccia da parte dell’Avv. Mauro nella sua Enciclopedia dei Castelli Marchigiani. Dovete sapere che a Treia esiste l’Accademia Georgica sita nella piazza centrale http://www.accademiageorgica.it/ un vero e proprio scrigno di tesori. In essa sono conservati migliaia di volumi antichi e oltre 1000 pergamene medievali che parlano del comune di Montecchio (oggi Treja) e del suo circondario tra cui la pergamena che vi ho illustrato. Il suo contenuto è pubblicato nelle memorie del Colucci se non erro tra l’altro intitolato Treja antica cità Picena oggi Montecchio, inoltre diverse pergamene sono state pubblicate e tradotte in una pubblicazione di alcuni anni fa a cura della Soprintendenza.
Dato che sei stato Presidente dell’Archeoclub, che cosa ci puoi dire sull’ Abbazia di San Claudio?
L’attuale chiesa secondo alcune teorie sarebbe identificata come la cappella palatina della reggia imperiale di Aquisgrana ai tempi di Carlo Magno. In sostanza sarebbe stata la sede della corte carolingia ed epicentro del rinato impero Romano.
Secondo te ci può essere qualcosa di fondato o sono solo supposizioni?
facemmo un convegno con il Prof Carnevale che presentò il libro Aquisgrana in Val di Chienti,lo facemmo a Treia, e parlò anche di questo. Insomma è affascinante come teoria, ma allo stato attuale non ci sono molte prove sinceramente. Questo studioso ha trascorso la sua vita a cercare di dimostrare che Aquisgrana fosse li, ripeto affascinante come teoria, al momento però non suffragata molto da dati scientifici, andrebbero condotti studi ancora più approfonditi e campagne di scavo che purtroppo in provincia di Macerata languono. Avete mai sentito parlare per esempio delle importanti strutture rinvenute vicino a Villa Potenza pochi mesi fà? Trattasi di due strutture abitative e di un acquedotto lungo la provinciale cingolana, scavi effettuati per 3 mesi che ho fotografato ma che sono stati reinterrati e nessuno che ne ha parlato. I redattori della rivista Picus, tra cui il Professor Gianfranco Paci han provato a contattare la Sopriontendenza per poter pubblicare i dati dello scavo ma per ora nulla
Simone nel 1926, durante un restauro, venne scoperta in San Claudio, sotto il pavimento davanti all’altare una mummia con i capelli lunghi fino al bacino e uno spadino di 50 cm. Si ipotizzò ke appartenesse all’Imperatore Ottone III, morto nel 1002, il cui corpo non fece mai ritorno ad Aquisgrana… Tu cosa ne pensi?
Mi è sfuggito questo ritrovamento nei pressi di Villa Potenza, ma se sei in possesso delle foto, perchè non mi scrivi un bell’ articolo proprio su questo ritrovamento?
Puoi mandarlo a: ciccarelli.antonella@gmail.com
Sarebbe un piacere postarlo qui nel blog…
relativamente al ritrovamento della mummia con i capelli lunghi, ne sentii parlare da Carnevale nella sua presentazione del libro che fece a Treja quando ero presidente Archeoclub. Sinceramente teoria molto affascinante ma non so quanto possa essere fondata, oltre al rinvenimento ci sono foto? Documenti scritti? Il pugnale che fine ha fatto?
Insomma si parla della mummia ma oggi di quel rinvenimento cosa rimane? Foto? Documenti? Reperti? Vado sempre con i piedi di piombo quando abbiamo testimonianze orali ma non documentate poi da riscontri oggettivi. Io piu che dirti che ne ho sentito parlare all’epoca dal Carnevale non so dirti. pOTEVA ESSERE un nobile, insomma parlare di un imperatore per uno spadino e una capigliatura lunga è un pò azzardato a meno che non ci fossero altre suppellettili importanti o qualche documento che attesti la presenza del soggetto in loco o nei dintorni
si ho le foto degli scavi di Villa Potenza ma siccome le ho fatte io amatorialmente, non vorrei che poi la Soprintendenza Archeologica avvalendosi di una norma inventata dall’allora Ministro Ronchey mi applichi una multa per aver pubblicato foto non autorizzate. Sugli esiti degli scavi e sulla relazione archeologica bisognerebbe contattare la Soprintendenza Archeologica, io so poco se non quel poco che a voce mi ha detto uno dei ragazzi della cooperativa che faceva gli scavi
Vi segnalo anche questo articolo
http://www.liutprand.it/articoliMondo.asp?id=222
http://cronologia.leonardo.it/storia/aa1002.htm
COME vedete si parla del rinvenimento ma le notizie non vanno oltre il fatto che era una mummia dai capelli lunghi, che c’era uno spadino di 50 cm, ma oggi nessuna traccia della mummia dello spadino, ci sono relazioni o disegni? Si afferma che era Ottone III ma su che base? Il corredo di un imperatore poteva essere solo uno spadino di 50cm?
Grazie Simone per gli articoli che ci hai segnalato, ma mi sembra di capire che la storia dell ”imperatore mummia” a San Claudio sia poco credibile…
Nel novembre del 2008 lo storico cinema Cairoli di Macerata in via Marchetti venne demolito, e mi ricordo che gli scavi furono bloccati a causa del ritrovamento di un sarcofago contenente una mummia di bambina ed altri resti archeologici, ma non ricordo cosa…
Poi non si seppe più nulla, sai qualcosa riguardo quel ritrovamento?
no di quello no
LEGGETE QUI SU CINEMA CAIROLI
http://www.cronachemaceratesi.it/2009/03/26/ex-cinema-cairoli-spunta-un-manufatto/3935/
NON MI PARE PARLINO DI MUMMIA
Grazie Simone di aver trovato questo articolo che parla proprio di quello che volevo sapere io…ma io mi ricordo che si parlava anche di un ritrovamento di un sarcofago che purtroppo qui nemmeno viene menzionato…
Chissà se ha fatto comodo “tappare” tutto?
Belle Simone le foto degli scavi di Villa Potenza!!
Ma secondo te di cosa si tratta?
Riguardo allo scavo di Villa Potenza, io ho parlato al volo con uno dei ragazzi della cooperativa che effettuava gli scavi. Io ti ho mandato qualche scatto, le foto ne sono di più. Lui mi ha detto che nella parte nord diciamo della cosiddetta “Dritta dei Mori” alias provinciale Cingolana, si trattava di 2 edifici di epoca romana, uno più antico e uno forse di età imperiale più esteso, entrambi finiscono per attraversare la provinciale stessa. All’interno sono stati rinvenuti moltissimi frammenti ceramici, alcune ossa, e se nn ricordo male anche qualche moneta che doveva ancora essere datata. Invece nella parte sud/ovest della Provinciale Cingolana in mezzo al campo, le foto che vedi dovrebbero essere una specie di acquedotto o canali che portavano acqua, attraversando il terreno sotto la superficie, questo è stato rinvenuto in 3 punti dell’area e porta a capire come arrivasse alla città di Helvia Recina. Io ho riferito al Prof. Gianfranco Paci titolare della cattedra di epigrafia romana e medievale dell’Università di Macerata affinchè si mettesse in contatto con la cooperativa o con la Soprintendenza Archeologica delle Marche siccome lui è anche il caporedattore della rivista Picus, una bellissima rivista archeologica edita dall’Università di Macerata che esce ogni anno e pubblica notizie archeologiche provenienti dalla nostra regione, ma mi pare che non riusciva ad avere notizie dalla cooperativa che ha fatto lo scavo. Ci vorrebbe qualcuno che contattasse la Soprintendenza al fine di farsi dare notizie scientifiche dello scavo al fine di pubblicarle e divulgarle, altrimenti gli scavi della nostra regione rimangono sempre nel limbo e finiscono per scomparire nell’oblio
Per il cinema Cairoli invece non so cosa dirti, non sapevo del ritrovamento e quanto ho saputo è quello che hai detto tu e quello che ho ritrovato in quel link