Corbezzole che frutto!!

Sembra quasi un frutto esotico e a prima vista assomiglia al lichies del Madagascar, invece è un frutto dimenticato che in dialetto viene chiamato la "cerescia marina" (ciliegia marina) ma in realtà è denominnato corbezzola.
Il suo nome "arbutus unedo" deriverebbe probabilmente dal celtico, infatti "ar" in celtico vuol dire "acerbo, astringente" mentre "unedo" è il nome che veniva usato nell'antichità che probabilmente deriverebbe dalle tre parole latine "unu tantum edo" "ne mangio uno soltanto" per indicare che non bisognava esagerare e cedere in tentazione data la gradevolezza dei suoi frutti che se mangiati in quantità eccessiva davano senso di nausea e stitichezza.
Un ramo di corbezzolo con due frutti è rappresentato nello stemma della della provincia di Ancona, ad indicare la particolarità geografica maggiore della zona: la presenza del promontorio del Conero il cui nome deriva dal termine greco che indicava la pianta del corbezzolo.
Il corbezzolo nome scientifico Arbutus unedo, appartiene alla famiglia delle Ericaceae, diffuso in tutte le regioni a clima mediterraneo e non solo, si ritrova infatti anche alle Canarie, in Marocco ed in Irlanda. Si tratta di una pianta arbustiva sempreverde che può diventare un vero e proprio albero alto anche 10 m. I rami presentano la corteccia rossastra e le foglie sono ovali con i margini seghettati, di colore verde scuro e coriacee. Fiorisce in autunno avanzato producendo dei fiori bianchi riuniti in grappoli dai quali si orginano i frutti l'anno sucessivo. Infatti nella pianta sono presenti contemporaneamente i fiori dell'annata in corso con i frutti derivati dai fiori dell'anno precedente. Il frutto di questa pianta è molto particolare, è una bacca rotonda che a maturazione assume un colore rosso-arancio, ha una buccia particolare con una superficie granulosa e una polpa carnosa. I corbezzoli si raccolgono verso fine estate e impiegano quasi un anno per arrivare a maturazione, tanto che sull'albero, al momento della raccolta, si possono osservare sia i frutti che una miriade di fiorellini bianchi che si trasformeranno in frutto l'anno successivo. Per questa sua peculiarità il corbezzolo durante il Risorgimento diventò un simbolo patriottico, infatti l'albero con i suoi colori ricordava la bandiera italiana, con il verde delle foglie, il bianco dei fiori e il rosso dei frutti. Nella zona del Mediterraneo il corbezzolo è conosciuto non tanto per le sue virtù astringenti o disinfettanti, soprattutto delle vie urinarie, quanto come frutto che dona uno stato d’ubriachezza. Che sia più leggenda popolare o verità non lo so, fatto è che dall'Algeria alla Croazia, passando per la Puglia, è famoso il vino di corbezzolo. Purtroppo, oggi, l'albero del corbezzolo è sconosciuto ai più, o per meglio dire è sconosciuta la bontà dei frutti, perché , invece, l'albero è solo utilizzato come pianta ornamentale. E voi l'avete mai assaggiato? Antonella
In Italia la patria del corbezzolo è Vivara una splendida isoletta vicina a Procida, qui a fine estate è possibile deliziarsi guardando una quantità di alberi con i suoi fiori bianchi e frutti rossi.
L’ho provato l’altra sera al bar quando Umberto (papà di Antonella) ce lo ha portato ad assaggiare… veramente squisito ricorda come consitenza la pera e come sapore il caco o un frutto tropicale come dice appunto Antonella… il problema è che sono troppo piccoli per dire di averne assaggiati un pò se ne devono pulire almeno una ventina!
li mangiavo sempre da piccolo quando li trovavo nei boschi, mi ricordano le uscite con mia madre e mia nonna.
Da noi si chiamano “elleroni” in dialetto.
xFabio
pulire gli elleroni? mai puliti raccolti e mangiati e quando se ne trovano ce ne sono talmente tanti da fare indigestione.
Un frutto veramente conosciuto da pochi attualmente, ma se lo farete vedere alle persone un pò più mature tutti lo riconosceranno!!
E’ un frutto asprigno ma allo stesso tempo dolce, con un alto contenuto in tannino, bisogna fere attenzione però a non farne un uso spropositato in quanto può irritare il tratto gastrointestinale.
Si consiglia vigilanza in caso di assunzione contemporanea di farmaci: possibili interazioni farmacologiche sono dovute infatti alla presenza dei tannini.
da bambino lo mangiavo anch’io, però non sopportavo in bocca quei granellini intorno al frutto, quindi con un coltellino cercavo di togliere la buccia, ma sinceramente del frutto ne rimaneva molto poco!!
Conosco la pianta, ma non mangio i suoi frutti. Di questa pianta so quanto detto da Marco quindi non mi fido tanto perchè hanno tante controindicazioni.
Il corbezzolo in Spagna si chiama Madrono. Interessante sapere che il simbolo di Madrid, è l’orso che mangia i corbezzoli. Madrid sembra derivi appunto da Madrono.
sempre mangiati e mai avuti problemi, mi bastava l’indicazione della nonna “non ne magnà troppi”
a quanto ne so io le controindicazioni sono solo riguardo un uso esagerato del frutto, a meno che qualcuno non abbia problemi particolari
avendo mangiato fiori di acacia e corbezzoli dovrei essere già morto, ho mangiato anche tantissime more di rovo, uva fragola selvatica, frutti del gelso etc..
xPietro
sarà che ne ho un bel ricordo
è vero hanno una consistenza particolare, ma a me piace anche quella
B&W, non si sa mai, forse ciò che hai mangiato sono a rilascio graduale eh eh eh eh
scherzo!!!!
Buon per te, l’importante dare ascolto alla nonna.
Secondo la nonna, a mangiarne troppi, potevano far venire la cacarella.
Le rare volte che li ho viti al supermercato non avevano nessuna scritta attenzione possono essere velenosi.
Tra l’altro ci si possono fare anche le marmellate.
B&W
la cacarella già è un segnale di avvertimento eh! eh! eh!
scherzo!!
Ad ogni modo nessuno qui ha detto che il frutto è velenoso. Si è detto solo che ha delle controindicazioni qualora se ne fa un uso spropositato.
Cavolo!! Un frutto con un nome celtico, eccezionale.
Se la pianta ha un nome celtico vuol dire che sono stati i Celti a diffonderlo nelle Marche, alla faccia di coloro che dicono che i Celti da queste parti non ci sono stati.
Comunque il frutto l’ho visto poche volte e non l’ho mai mangiato.
Dal frutto preferisco la marmellata ed io la faccio così:
Si colgono vari frutti, si mettono in un contenitore e si pestano, fino a consistenza molliccia. Si pongono in una padella, si aggiunge zucchero a piacere e si fa sobbollire piano piano per circa un’ora. Si distribuisce il tutto in contenitori di vetro tipo Bormioli e si sterilizza, come sempre.
Saluti
B&W non è possibile che questo frutto ti abbia fatto un effetto diarroico , anzi a mangiarne troppo dà proprio l’effetto contrario, quindi stitichezza!!
Inoltre nelle foglie e nella corteccia del corbezzolo, sono presenti grandi quantità di tannini che vengono utilizzate per la concia delle pelli.
La radica di corbezzolo ha un sapore molto dolce ed anche in
lavorazione l’odore e’ quello di biscottini appena sfornati, viene a volte usata, insieme ad altri legni per produrre pipe.
In Toscana si dice «Corbezzoli!» come espressione di meraviglia e nel suo eufemismo «Corbelli!»
Ho degli amici toscani che lo dicono spesso!!
Verissimo Mario, anche io ho parenti di Livorno ed amici di Viareggio che spesso usano la parola corbezzoli come espressione di meraviglia…
Grazie Marta per la ricetta, proveremo anche noi a fare la marmellata e chissà che non sia buona anche nell’ora dell’aperitivo per abbinarla con un ottimo formaggio svizzero!!!
B&W anch’io come scrive Simone sapevo che questo frutto è astringente ed antidiarroico; ma forse chissà non per tutti ha lo stesso effetto…
Una quantità eccessiva di Corbezzolo può provocare stitichezza. B&W probabilmente ha sbagliato frutto, s’è magnato un cesto de fragole!! eh eh eh eh
Si scherza!!
non ho detto che a me ha fatto effetti strani
sempre mangiati e mai avuti effetti particolari
ce ne sono tanti di frutti che a mangiarne troppi possono dare effetti gastrointestinali, anche mangiare troppe arance può far male e non credo che starò a preoccuparmi dei tannini dei corbezzoli, la prossima volta che li troverò.
Sono buoni, la marmellata so che esiste ma non l’ho mai assaggiata.
B&W le more di rovo e l’uva fragola ne ho mangiate tante anch’io, per non parlare poi dei fiori d’acacia che fritti sono una prelibatezza…ma i frutti di gelso non ne ho mai nè visti e nè mangiati, a vederli in foto mi assomigliano molto alle more, ma il sapore è simile o del tutto diverso?!
I frutti di gelso (mori in dialetto) sono le more (in dialetto muriche).
Sono buonissime, più dolci delle more classiche dei rovi (in dialetto li spì).
Se ne possono mangiare a volontà e, per quanto ne so io, non hanno effetti collaterali
una Ricetta:
- un rametto di Corbezzoli
- un rametto di gelso
- un rametto di more
- un rametto di fiori d’acacia
- gr. 500 di cotenne di maiale fresche,
- gr. 300 di fagioli borlotti secchi,
- salsa di pomodoro,
- gr. 50 di burro,
- olio di oliva,
- carote, sedano e cipolle,
- 1 spicchio d’aglio,
- pepe e sale.
Mettere in pentola, con acqua fredda, le cotenne già fiammeggiate, raschiate e lavate e unirvi il sedano, la cipolla e l’aglio e portarle a cottura. Quando fagioli e cotenne di maiale sono cotti, in una casseruola, preparare il soffritto con il burro, un po’ d’olio, la carota il sedano e la cipolla tritati e un pizzico di pepe macinato.
Aggiungervi i fagioli scolati, le cotenne tagliate a pezzetti, un po’ di salsa di pomodoro e di brodo delle cotenne sgrassato.
Aggiustare di sale e pepe e proseguire la cottura a fuoco basso per mezz’ora circa quindi servire.
E i corbezzoli? il gelso? le more? l’acacia??? Come disse Sordi: “” Questo o damo ar gatto, questo ar sorcio, co questo ci ammazziamo e cimici..!!! “” eh eh eh eh
xFranco
purtroppo in Italia ci si adagia sul tradizionale senza neanche ricordare cosa sia il tradizionale.
Il gelso la acacia ed il corbezzolo sono stati da sempre mangiati nella tradizione contadina, i manicaretti della nonna sono buoni ma questo non vuol dire che non ci siano altre cose buone.
Molto spesso noi italiani siamo molto provinciali ignorando ciò che è diverso dal nostro solito, magari andiamo all’estero e cerchiamo un ristorante italiano, spero non sia il tuo caso, perchè rinunceresti a molte cose buone da mangiare.
B&W
mai allontanarsi dal tradizionale. Mai lasciare la vecchia strada per la nuova!
Estero? Bhe, non so se ci hai fatto caso. Io si! Ogni volta che rientro dall’esterno in auto ho l’abitudine di fermarmi nel primo ristorantino dopo la frontiera. Bhe! ti dirò! è stracolmo di turisti rientrati in Italia come me! Questo vuol dire che tutte quelle cose buone da mangiare non le hanno trovate.
Tre mesi fa idem sono rientrato in Italia dalla Francia. Erano le 7 del mattino. Uscito dall’autostrada (io esco, non mangio in autostrada) cerco un bar. Anche qui super stracolmo. Idem come sopra. Gli italiani non ne potevano più delle “”"raffinatezze”"” (bla!!) francesi.
Caro B&W, gli italiani sanno bene, molto bene cosa sia la tradizione culinaria del loro paese. Ineguagliabile, insuperabile!!!
Credimi saltando ogni tanto un pasto in Francia, germania, inghilterra,… non mi sono perso niente. Ti dirò, la Spagna invece si avvicina molto al mio palato!
Alcune cucine straniere a me piacciono molto, questo non vuol dire che non mi piaccia quella italiana, ma della gastronomia italiana fanno parte anche cibi oramai desueti perchè spesso ci si appiattisce a ripetere sempre le stesse cose.
Se nessuno lasciasse la vecchia strada per la nuova vivremmo ancora nelle caverne
Inoltre la tradizione, ad esempio la tradizione culinaria contadina, oramai sta andando persa nelle città italiane.
Quanti sapori ricette andranno perduti se non ci fosse chi per passione li riproduce perchè magari li ha visti fare dalla nonna, perchè tra i manicaretti della nonna non ci sono solo i piatti che vengono continuamente riproposti in Italia.
Mia nonna ad esempio faceva alcuni piatti che è moltissimo tempo che non assaggio, come ad esempio la lingua bollita con salsa di capperi, o altri piatti della mia nonna marchigiana, come i tozzetti all’anice, o perchè no come Marta che più sopra ha riportato la ricetta della marmellata di corbezzoli.
Ti faccio l’esempio di un condimento di origine medievale che è l’agresta, ebbene ancora viene utilizzato in qualche zona di campagna dell’italia del nord o della francia, scomparirà?
Questo per dire che in realtà tra i manicaretti della nonna compaiono cibi che sono diventati per nulla comuni.
Tra i miei ricordi ci sono anche i corbezzoli, e fanno parte anche quelli della tradizione.
B&W
ti rammento che una settimana fa l’UNESCO ha iscritto la Dieta Mediterranea, che si identifica maggiormente con i prodotti e cucina italiana, nella prestigiosa lista delle cose da salvaguardare.
Non credo che lasciare la vecchia strada (io mi riferivo alla tavola) per una nuova vivremmo ancora nelle caverne. Anzi sono convinto che se prendiamo la nuova strada, esempio una cultura culinaria americana che si sta molto diffondendo in Italia, ci autodistruggiamo.
Osserva gli Americani ( mettici anche i paesi europei) quando vengono in Italia, mica cercano il loro cibo! cercono verdicchio, tagliatelle, cappelleti in brodo, lassagne e arrosti misti, ….
La tradizionale cucina locale, quella della nonna non andrà mai e poi mai persa. Gli Italiani non sono stupidi!!! Frequenta come me le vecchie osterie, e te ne accorgerai!
Primo vincitore assoluto al concorso nazionale “Roberto Franci”, promosso dalla “settimana del miele” di Montalcino ( 10-12 settembre ) è proprio un pregiato miele di corbezzolo che arriva dalla Sardegna: è il miglior miele d’Italia !
Corbezzole!!!
xFranco
evidentemente mi sono spiegato male, come ho detto nel mio post precedente anche il corbezzolo, il gelso, l’acacia o tanti altri che ai più risultano strani, fanno parte dei cibi della tradizione, solo che nessuno la conosce più la tradizione e tutti si appiattiscono sul famo du spaghi su tagliatelle lassagne ed arrosti.
Noi in sardegna ne abbiamo tantissime di piante di corbeczzolo, ed oltre al miele utilizziamo il frutto per fare uno squisito liquore che chiamiamo Liquore “Licori de olioni “…sembrerebbe quasi una parolaccia, ma in realtà è una squisitezza!
LICORI DE OLIONI
Ingredienti
450 g corbezzoli maturi
la scorza di 1 limone
4 chiodi di garofano
2OO g zucchero
4 dl alcol a 9O gradi
2 dl acqua
Unire all’alcol i corbezzoli che debbono essere rossi e quindi molto maturi, la scorza di limone, i chiodi di garofano, lo zucchero e l’acqua. Mescolare 2 volte al giorno per 2 settimane e lasciar macerare per 2 mesi, dopodichè filtrare ed imbottigliare.
Grazie Ignazio per la ricetta che essendo di facile preparazione potremo fare anche noi!!!
Poi ti faremo sapere se ci è piaciuto il licori de olioni…
Il corbezzolo che frutto!!! Persino Giovanni Pascoli lo elogiò e scrisse una poesia proprio in onore di questo frutto:
Al corbezzolo
O tu che, quando a un alito del cielo
i pruni e i bronchi aprono il boccio tutti,
tu no, già porti, dalla neve e il gelo
salvi, i tuoi frutti;
e ti dà gioia e ti dà forza al volo
verso la vita ciò che altrui le toglie,
ché metti i fiori quando ogni altro al suolo
getta le foglie;
i bianchi fiori metti quando rosse
hai già le bacche, e ricominci eterno,
quasi per gli altri ma per te non fosse
l’ozio del verno;
o verde albero italico, il tuo maggio
è nella bruma: s’anche tutto muora,
tu il giovanile gonfalon selvaggio
spieghi alla bora:
il gonfalone che dal lido estrusco
inalberavi e per i monti enotri,
sui sacri fonti, onde gemea tra il musco
l’acqua negli otri,
mentre sul poggio i vecchi deiformi
stavano, immersi nel silenzio e torvi
guardando in cielo roteare stormi
neri di corvi.
Pendeva un grave gracidar su capi
d’auguri assòrti, e presso l’acque intenta
era al sussurro musico dell’api
qualche Carmenta;
ché allor chiamavi come ancor richiami,
alle tue rosse fragole ed ai bianchi
tuoi fiori, i corvi, a un tempo, e l’api: sciami,
àlbatro, e branchi.
Gente raminga sorveniva, e guerra
era con loro; si sentian mugliare
corni di truce bufalo da terra,
conche dal mare
concave, piene d’iride e del vento
della fortuna. Al lido navi nere
volgean gli aplustri con d’opaco argento
grandi Chimere;
che avean portato al sacro fiume ignoto
un errabondo popolo nettunio
dalla città vanita su nel vuoto
d’un plenilunio.
Le donne, nuove a quei silvestri luoghi,
ora sciogliean le lunghe chiome e il pianto
spesso intonato intorno ad alti roghi
lungo lo Xanto;
ed i lor maschi voi mietean di spada,
àlbatri verdi, e rami e ceree polle
tesseano a farne un fresco di rugiada
feretro molle,
su cui deporre un eroe morto, un fiore,
tra i fiori; e mille, eletti nelle squadre,
lo radduceano ad un buon re pastore,
vecchio, suo padre.
Ed ecco, ai colli giunsero sul grande
Tevere, e il loro calpestìo vicino
fugò cignali che frangean le ghiande
su l’Aventino;
ed ululò dal Pallantèo la coppia
dei fidi cani, a piè della capanna
regia, coperta il culmine di stoppia
bruna e di canna;
e il regio armento sparso tra i cespugli
d’erbe palustri col suo fulvo toro
subitamente risalia con mugli
lunghi dal Foro;
e là, sul monte cui temean le genti
per lampi e voci e per auguste larve,
alta una nera, ad esplorar gli eventi,
aquila apparve.
Volgean la testa al feretro le vacche,
verde, che al morto su la fronte i fiocchi
ponea dei fiori candidi, e le bacche
rosse su gli occhi.
Il tricolore!… E il vecchio Fauno irsuto
del Palatino lo chiamava a nome,
alto piangendo, il primo eroe caduto
delle tre Rome.