Non chiamateli bar…ma barzar

Il bar nasce come luogo adibito alla sosta e relax del cliente che per giustificare la sua permanenza in questo spazio accogliente consuma delle prelibatezze di vario genere proposte dal barista.
E questa è la definizione storica del luogo definito bar.
Oggi con il calo delle capacità professionali, e devo dirlo della voglia e dell’impegno, scompare il bar costruito per il cliente e appare il bazar, anzi potremmo dargli proprio il nome BARZAR, ovvero il luogo ove puoi acquistare di tutto dalle pile ai portachiavi passando per i chewingum per arrivare a piccoli peluches, questi sono luoghi che avevano la voglia iniziale di essere bar poi per incapacità professionale dei gestori sono diventati piccoli market.
I bazar sono luoghi dove il taccheggio è molto alto ove trovi i cartoncini fluorescenti con i prezzi scritti con il pennarello e calligrafie improbabili, ove i cartelli pubblicitari delle grandi aziende la fanno da padrone i bicchieri posti nel retrobanco appoggiati su di una spugna sono tutti diversi.
Dietro al banco nessuna divisa, ma addetti ai lavori sciatti, malvestiti, e spesso maleducati.
Per poter prendere un caffè dopo aver scoperto il barista nascosto dagli infiniti scaffali di chewingum e caramelle bisogna trovare un cantuccio nell’ormai residuo metro lineare di banco, quando non è appiccicoso di zucchero.
Ecco perché vi scongiuro, non chiamateli bar, ma bazar.
Il bar è una cosa seria e c’è gente capace che sa fare il proprio lavoro che non può essere confusa con chi versa liquidi e si nasconde dietro le gomme da masticare
Cordialità
Stefano Renzetti
Bhe finalmente hai pubblicato quanto da tempo ormai dici a spada tratta… e giustamente aggiungo che se casomai dovessero per forza stazionare questi espositori, che tu a ragion veduta demonizzi, dovrebbero in qualche modo pagare lo spazio occupato sopra al bancone così come al supermercato le aziende che vogliono stare sul piano parallelo alla vista dei clienti pagano o danno dei forti sconti per essere lì….
Insomma oltre a non far guadagnare occupano spazio vitale e sono antiestetici e chi più ne ha più ne metta!
Pur di accontentare il cliente il barista, purtroppo si vede costretto, a tenere questi famigerati prodotti da banco, e dato anche la crisi sperano in un guadagno aggiunto vendendo ovetti, chupa chupa, patatine in ogni ordine di forma e sapore etc etc… non capendo che il vero lucro sta nella produzione propria e non nella rivendita.
Chiaramente come tu affermi le capacità delle ultime generazioni di baristi è esponenzialmente scesa verso il basso in quanto non hanno nessun background, ne tantomeno una passione che possa far loro colmare queste deficenze.
Si ha per eccesso un flusso di nuovi gestori ex metalmeccanici, operai di vario genere e artigiani che hanno intravisto in questo settore facili guadagni, senza tenere conto che dietro un banco bar non si va per caso ma dopo una lunga gavetta con dei buoni maestri.
Bentornato Stefano con questo interessantissimo post che potrà avere un bel dibattito.
Ciao e a presto!
Antonella
Hai ragione ma se dopo cena, bevuto un buon caffè e degustato un buon whisky… voglio compare un cioccolatino o le mie preferite caramelle alla menta….. dove vado a trovarle se il mio bar non le tiene? In un altro bar che oltre al caffè mi offre anche questo piccolo servizio… non credi?
Io credo che ci sia spazio per tutti e due i tipi di bar presi in considerazione nel tuo post.
Il bar stile autogrill di grande passaggio dove tutti trovano tutto e gli american bar dove sarebbe oltremodo oltraggioso qualsiasi tipo di espositore non solo per un fattore estetico ma anche per il tipo di prodotti offerti e che si vogliono quindi esaltare.
La verità sta dunque nel mezzo, ovvero sono daccordo nel chiamare questi bar, barzar e che debbano ottimizzare di più gli spazi e come dice anto ricominciare a rimboccarsi le maniche e lavorare per trasformare.
Saluti a Stefano
il barzar ha il suo spazio nella società dei consumi, ma è un emporio e non un bar ove ci si ritrova per appoggiarsi al banco e parlare con il barista o barman che sia. e se è un emporio che emporio sia di caramelle e gomme ne deve avere 1000 tipi diversi specializzandosi e non vendendo un prodotto che trovo al supermercato al 30/40 % in meno occupando lo spazio del mio cliente in un luogo che se chiamato bar nasce per altri scopi. poi che il mio amico barista non si lamenti se non quadagna.
il cliente non riconosce più il luogo da frequentare!
cordialità
Congratulazioni per la tua presa di posizione. La professionalità oggi è una cosa rara. Ci sono luoghi (bar) dove quando entri neanche ti vedono od ascoltano: devono prima finire il loro comodo; fa niente cambi bar.
Ma sai stare al servizio del cliente è sempre più difficile, il barista non è un mestiere è una professione, un’arte ed in tempi in cui si autorizza a vendere schifezze (vedi l’aranciata senza il succo d’arancia) è tutto dire. Saluti
E chi lo afferma che in un bar dove troviamo le gomme da masticare, baci perugina, caramelle e sigarette non possa lavorare anche un professionista!!!
Nel mio bar vado proprio perchè dopo aver sorseggiato un ottimo cocktail prima di andarmene a ballare faccio il pieno di sigarette e caramelle!
Sono daccordo con Marta, non si può a prescindere, bocciare o giudicare in maniera così dura chi ha un vasto assortimento di prodotti da banco, fra l’altro apprezzo questo servizio in quanto ne sono un grande consumatore.
Aggiungo che ultimamente mi è capitato in qualche bel bar di vedere la cassa staccata dal banco dove fra l’altro in un ordine geometrico facevano bella mostra di se caramelle e gomme di ogni tipo.
Quuindi non si può fare di tutt’erba un fascio!
Ma per l’amor del cielo, ha perfettamente ragione l’autore del post, a momenti sui banchi sudici molti psudo baristi lasciano si e no lo spazio per appoggiare la tazzine! E’ una vergogna si trova un barman ogni 100 esercizi pubblici, il resto è maleducazione e saccenza supportata dal nulla più totaòe, mentre tutto tace!
Non c’è stato ricambio generazionale e si è visto un succedersi sul ponte di comando di personaggi perlomeno equivoci che hanno usato il bar per realizzare il loro sogno d’indipendenza pensando che potessero fare soldi facili.
Invece si sono trovati davanti ad uno dei mestieri o professioni più difficili e di sacrificio dell’intero panorama lavorativo, molti sono ritornati a quello che facevano prima!
sono daccordo,avevo scritto alla redazione un post con qualcosa di simile ma forse un po piu duro,ricordo anche a chi parla di trasformazione del prodotto gli alti costi di produzione,riscontro poca professionalità e presunzione anche in alcuni santuari del food e beverage che dietro l alibi di un bel locale ti salassano con il conto,w la praticità e la schiettezza anche nel lavoro,al bando improvvisati di ogni natura,mi hanno stufato in molti
Ciao Alessio se parli della ns redazione non è arrivato nulla… anzi stavo aspettando qualcosa da parte tua … cmq ben ritrovato….
Auguri all’autore del post che oggi ha fatto un bel ’48… lo staff si congratula e lodi.. lodi.. lodi…
Auguri Stefano per il quasi mezzo secolo… io personalmente te ne auguro almeno un altro.
Signori miei voi dovete mettervi nei panni di chi tutte le mattine alle 5 apre il proprio bar e non sapete quante ne vuole il cliente… di cotte e di crude!
Mentre voi professionisti e fenomeni del banco bar che andate al lavoro alle 6 del pomeriggio per l’happy hour e poi drink del dopo cena tutto è più facile come sentenziare e bollare colleghi che come voi e più di voi si fanno il cosidetto c..o!
Senza rancore
Trani50
Per certi versi non mi sento di contraddire il collega Trani, so per certo che come al solito la ragione è nel mezzo… quindi bisogna essere comprensivi e allo stesso tempo autocritici da ambo le parti con costruttività.
ciao trani,è dura a?dalla tua risposta l eventuale caramella è un servizio in più che offri al tuo cliente,non il core businnes del tuo lavoro,quindi complimenti x le attenzioni che riservi,magari cerca di non farti condizionare oltre misura dalle richieste
fra i tanti comenti, rispondo all’amico trani che si alza presto la mattina, per fare il suo lavoro, duro per giunta.
il mio post vuole sollevare l’attenzione sulla condizione del bar moderno che anzichè progredire regredisce a discapito del barista gestore che non guadagna più il dovuto e di conseguenza del dipendente che si ritrova con stipendi da fame e orari pazzeschi, con bar che hanno sempre più spesso extracomunitare che accettano stipendi bassi pur di lavorare, i quali offrono servizi scadenti.
è il cane che si morde la coda.
il prodotto da banco è l’esempio di chi non ha capito che il bar deve tornare alla componente artigianale prevalente e abbassare la componente commerciale che lo induce ad essere un piccolo squallido supermercato.
non dico che non debba esistere bar con i servizi, ma dovrebbe esserci un progetto e renderlo un luogo dove oltre al chewingun e la caramella di 1000 qualità tutte le specialità che lo rendono un luogo specializzato. il bar è un’altra cosa.
un tempo se volevi un panettone buono o una bottiglia di whisky la dovevi acquistare al bar oggi i nostri luoghi sono alla mercè delle multinazionali che occupano i nostri spazi senza pagare l’affitto che invece pagano regolarmente ai supermercati con le esposizioni preferenziali. altro che discorsi retorici ci dobbiamo ribellare a riappropriarci del bar per il nostro futiro e per i nostri clienti!!!!
cordialità