Sulle tabelle e sulla professione
A Proposito di tabelle alcolemiche che il Governo impone l'esposizione nei locali pubblici, con l'intento di responsabilizzare i bevitori qual volta le leggano e le capiscano.
Un plauso all'intensa attività di chi è preposto a risolvere questo grave problema sociale; ed al buon Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che da sempre è impegnatissimo in questa battaglia all'alcolismo e alla droga senza veri risultati.
Si pretende che le tabelle per il calcolo del tasso alcolico dovranno essere pubblicate bene in vista all'ingresso, all'uscita e dentro i locali. Spiegano quanto, per tipo di bevanda, si può bere senza superare il limite legale di alcolemia. Le tabelle spiegano anche quali sono i sintomi dell'ebrezza: cambio di umore, irritabilità, problemi di visione e così via. I cartelli dovranno essere bene in vista: all'entrata, dentro e all'uscita dei locali. I gestori che non lo fanno potranno essere costretti a chiudere il locale da sette a trenta giorni.
E va bene, gli operatori ed esercenti applicheranno anche questa regola, ma a mio parere sembra ancora um palliativo rispetto all'urgenza ed alla gravità del caso sociale.
In questo particolare caso il grande pubblico, prevalentemente giovane, che frequenta i così detti “Street Bar” con migliaia di consumatori che si accalcano al banco bar, sempre troppo piccoli rispetto la necessità di mescere adeguatamente le bevande, clienti distribuiti poi a bere in condizioni ambientali caotiche e poco illuminate lungo le piazze e le strade, queste tabelle alcolemiche quando le vedranno mai, se poi le interessano? Quale effetto positivo possono sortire?
Così quei punti bar di spiaggia che fanno un “Happy Hour's lungo fino all'alba per, (si dice e si conta) migliaia di persone che si spargono poi nella spiaggia; avessero almeno il reputato luogo per fare le debiti evacuazioni.
E il pubblico che frequenta le discoteche adibite ad ospitare numeri di persone estremamente inferiore a quello che i buttafuori convogliano all'interno del locale facendo una sommaria cernita dalle centinaia che aspirano ad entrare. Una volta ammessi confluiscono in piccoli banchi bar per avere la loro dose di sballo, che chi mesce, con una perizia di velocità da giocolieri, non ha certo il tempo di guardare in faccia ho sentire chi le chiede un drink col frastuono dei decibel sparati in tutto il locale.
Questa è la fotografia degli ambienti dove attualmente la maggioranza del pubblico del bar si reca per assaporare, gradire e centellinare un drink, mentre piacevolmente discorre in compagnia.
Ebbene, direte: si fa pesto a criticare, ma i rimedi quali sono? Se ci fossero subito ed efficacemente applicabili dei metodi che risolvessero la grave situazione dell'alcol bevuto male e a stra misura, unito poi agli stupefacenti, sarebbe presto fatto, ma così purtroppo non è.
E noi operatori, con una corretta etica professionale che amiamo e viviamo di tale mestiere; che ci sentiamo la volontà di unirci in un Club di professionisti per dare al lavoro il meglio di noi stessi, credo che non ce la sentiamo di portare sulle spalle la cattiva coscienza di far parte di quelli che avvelenano il pubblico del bar.
Ai colleghi soci e futuri soci di Bar.it Club chiedo, se lo ritengono valido come intervento di noi BARMAN al problema dell'alcol, di:
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seguire ovviamente tutte le tante regole di legge già prescritte e forse non tutte applicate;
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lavorare e mescere in bar in cui, quando si prende una richiesta di un drink, si possa sentire e guardare umanamente negli occhi chi poi la berrà;
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applicare tutti i principi d'onestà nel preparare la bevanda, che fanno grande e seria la nostra professione;
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tenere sempre presente la qualità e quantità di misura dell'alcol da mescere, sono troppi quelli che versano quantità d'alcol esagerate per porzione, es. oggi un americano non rispetta piu i 50/60 gr. ed una spruzzata di seltz, ma sicuramente sono serviti 100/120 gr. di vermouth e bitter per porzione;
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in altri stati europei usano jiger e misurini vari per distribuire l'alcol e tacche nei bicchieri che porzionano le varie qualità di prodotto, potrebbe essere quello di misurare l'esatta quantità da servire e pagare un metodo per limitare il consumo;
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per incassare molto oggi non facciamo in modo che il bar diventi luogo di solo sballo, ma creiamo con fantasia luoghi che accomunanano e non che accumulino gli sballati. Poi i bar in futuro non saranno più ben fequentati e non renderanno.
Insomma, con la nostra cultura, professionalità e umanità cerchiamo di prestarci a proporre il bere come un piacere, spargendo con sottile diplomzia la cultura del bere. Occorre supportare la non facile cultura sociale del bere alcol con moderazione, che il sistema d'affogarsi nell'alcol tutti insieme come è d'uso in certi luoghi spagnoli dove intere località balneari ne hanno fatto un buissnes internazionale a noi non va bene.
Utopia, sogno irrealizzabile? Se avete suggerimenti d'aggiungere voi per salvarci dal problema aiutateci con un vostro scritto.
Peppino Manzi
Sig. Manzi,
i giovani hanno e avranno sempre bisogno di aggregarsi, conoscersi e svagarsi; e a questi bisogni un pugno di adulti senza scrupoli continua a dare sempre la stessa risposta, deludente e dannosa ma redditizia e poco faticosa (è molto più facile mettere una disco in mezzo al nulla e lasciare lì la gente a sballarsi fino all’alba piuttosto che sbattersi, per esempio, a selezionare i gruppi per un locale di musica live, oppure organizzare corsi per il tempo libero ecc.)
La discoteca è un luogo di ritrovo per giovani sballati,che vogliono far della loro vita tutto una droga e alcool…io da 17 enne non ci vado semplicemente perchè c’è gente pronta a fare risse o a insultare cosa che a me no va
che personaggio che è ferro mette la stellina e poi dice che razza di domanda è…mah..
io non vado in discoteca o nei street bar
ma non vedo cosa cè di male, a chi piace…
se ti vuoi drogare lo fai anche a casa
il problema non sono gli adulti che offrono la droga
ma i genitori che non hanno educato bene i loro figli a dire:
NO GRAZIE
Siamo tutti diversi e ciascuno si sceglie lo svago che preferisce e non si vede motivo per cui debba essere per forza anche uno svago impegnato a tutti costi.
Se la risposta del “pugno di adulti” ai bisogni aggregrativi dei giovani e’ “mettere un disco”, il successo della cosa e’ dovuto al fatto che e’ una risposta che risponde alla domanda.
Siamo a milioni qui fuori che dopo una giornata faticosa di studio o di lavoro non abbiamo nessuna intenzione di andare a un concerto live e poi tornare a casa presto per fare la nanna o partecipare alla caccia al tesoro. La soluzione di svago della discoteca, che non e’ comunque l’unica su chi ricade sempre la scelta di tutti, sebbene non sia ricca di cultura come stare a casa a leggere un libro, e’ un buon compromesso tra offerte di socializzazione e impegno profuso per divertirsi.
se vuoi drogarti e bere lo fai anche in oratorio.
E basta co’ sta retorica!!!!I giovani che si sballano……la disco luogo di stordimento……..i soliti luoghi comuni!Certo c’è chi si sballa e chi si stordisce,ma sai quanti non lo fanno e si divertono e basta?Tantissimi.E poi da che mondo è mondo la discoteca è sempre piaciuta alla gente,c’è chi preferisce la musica dal vivo (io) e chi la folla che balla tutta insieme,ma che male c’è?A ognuno il suo divertimento!
Forse sarà il benessere ad avere operato questa trasformazione, forse sarà la perdita di valori che un tempo si ritenevano indispensabili, forse sarà che i giovani non riescono più a divertirsi specchiandosi semplicemente nella gioia altrui. Comunque sia al giorno d’oggi la discoteca è luogo di ritrovo solo per chi, come allora, è in pace con se stesso. Per tutti gli altri, la maggior parte degli altri ahimè, è solo un luogo di stordimento e sballo e alcool, per dimenticare la propria musica, confusa nel suono assordante, per dimenticare il proprio volto, confuso in mode e modelli passeggeri, per dimenticare la propria felicità, confusa con una chimica infelicità.
Non è il luogo ma sono le persone. E’ difficile divertirsi anche quando si hanno tutti gli strumenti per farlo. Ai giovani bisognerebbe insegnare che la vera discoteca sta dentro di loro, perchè sta lì il cuore stesso del loro divertimento.
Evviva poi i barmen che sono coscienziosi e capiscono il momento in cui bisogna anche incassare meno!
sabato dp mesi mi sn preso una sbornia talmente potente da nn ricordare quello ke è successo dalle 23.30 di sabato alle 5.45 di domenica mattina auhauhauhauhauh…..cmq la cosa migliore è vomitare perchè così si inizia a buttare fuori tt l’alcool bevuto….per quanto mi riguarda questo è l’unico rimedio efficace e bagnare la fronte tipo cn acqua fredda…tt il resto limone caffè e cagate varie nn servono a nulla….cmq la cosa importante è ke bisogna sapere quando fermarsi ovvero quandi si arriva a come la chiamo io “soglia X” ovvero quando si è suonati ma ancora coscienti di quello ke si fa e si dice quando vengono meno i freni inibitori quella è la soglia ideale….sentirsi male o bere fino a nn ricordare nullla nn serve a nnt anche perchè nn t godi nemmeno la serata….e poi cmq per ubriacarmi fino a stare male dovrei spendere troppi soldi quindi questo mi disincentiva ancora di più
…..un bacio
quando si è ubriachi si è euforici, si dicono e si fanno cose che di solito non si farebbero. la sbornia si prende bevendo all’eccesso oppure facendo un mix di tante bevute. di solito passa bevendo un caffè così che vomitando si svuota, ma non tutti riescono a rimettere e il giorno dopo si sta ancora peggio.
ubriacarsi è la cosa più stupida che si possa fare, ci si può benissimo divertire anche senza bere o bevendo bei coktails analcolici che molti barmen preparano ad arte!
A me servono quei 7-8 cocktail (9-10 birre) prima di essere davvero ubriaco , l’ho faccio solo quelle 3-4 volte l’anno ma in quei casi bevo fino a cadere per terra , comunque non saprei dire cosa si prova , da un lato è bello , perchè riesci a essere te stesso senza inibizioni , da un lato è brutto , perchè molte volte fai cose di cui dopo ti penti…comunque per far passare la sbornia mi faccio dei mega beveroni con caffè senza zucchero e succo di frutta , mi svegliano e recupero vitamine…La soluzione migliore , se ci riesci , è moderarsi…
La professione di barman dovrebbe in qualche maniera portare a preparare un “modus bibendi” più calibrato e di spessore cercando con le giuste tendenze di invogliare la clientela e per lo più i giovani ad un modello di bere che li disinibisca ma che al contempo li faccia crescere nella qualità dei prodotti consumati!
Molte volte tanti colleghi se ne fregano per motivi di tempo e di fare una campagna di sensibilizzazione che molte volte non trova dall’altra parte nessuna affinità ne risposta… bisognerebbe tentare ed insistere perchè potremmo tutti uniti cambiare il trend!
Condivido appieno i punti da lei sottolineati aggiungerei che il barman deve tornare a dialogare con i giovani avventori per acquisire nuove leve del “savoire boire”