Barmen, cuochi e camerieri… eroi per caso? 

Filed under: attualità il 26 gennaio 2012 da Peppino Manzi | 6 commenti

Concordia Crociere, dalla cronaca e dai racconti dei sopravvissuti è sempre più determinante che le testimonianze mettono in rilievo che i passeggeri hanno avuto i maggiori aiuti e collaborazione per mettersi in salvo dai cuochi e dai camerieri/barman.

Allora i colleghi, specie la categoria dei cuochi, non va solo in TV a mostrarsi belli nelle loro capacità culinarie, ma sono anche persone pragmatiche, capaci di essere coscientemente controllati nelle loro emozioni e dare il meglio delle buone virtù dell’uomo.

Io, insegnante per lunghi anni di questi mestieri dell’ospitalità, ho sempre affermato con i miei allievi, che la nostra professione è anche un stile di vita: onestà, dedizione al prossimo, capacità pratica, coordinazione e discernimento nei momenti caotici.

A parte il maître, che sarebbe dovuto rimanere sulla sua plancia (sala ristorante) durante il servizio di ristorazione per qualche migliaio di ospiti, ma barman, camerieri e cuochi si sono fatti onore in così tragiche circostanze.

Ma dei marinai addetti ai servizi di funzione della nave non si parla, c’erano? O si sono nascosti come i più dei loro ufficiali al commando!

Mi dispiace constatare tale carenza perché amo il mare e tutta la marineria, sono deluso che non siano stati i maggiori protagonisti dei salvataggi e di ciò che è tragicamente accaduto.

Mi fa altrettanto piacere constatare il coraggio e l’eroismo non per caso dei colleghi a bordo!

Peppino Manzi

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Acquasanta Terme e lo Zann celtico 

Filed under: Le mie marche, leggende e tradizioni il 25 gennaio 2012 da Cecco da Ascoli | 6 commenti

A volte è più importante e corretta la tradizione popolare che la cultura ufficiale.
A volte vicende tramandate da popolo non risultano nella cultura dominante. Una di queste è sicuramente lo Zann, la maschera caratteristica di due frazioni di Acquasanta Terme (Pozza e Umito). Bisogna quindi ricostruire la “storia dal basso” e considerare quello il punto di partenza per una maggiore comprensione della realtà attuale.

Durante il carnevale locale, che è secondo solo a quello di Fano, è possibile vedere diversi abitanti della valle  del Garrafo indossare una maschera ricchissima e caratteristica che non ha uguali in tutta l’Italia centrale: lo Zann (Zuan, versione veneta del nome Gianni).

Si tratta di un coloratissimo abito di origini longobarde (quindi celtiche) che giunse da queste parti grazie ai maestri scalpellini che nel cinquecento si spostarono dalla Lombardia per operare in altri territori.

Il mistero di questa tradizione plurisecolare è legato al fatto che lo Zann è stato importato soltanto in queste due piccole frazioni e non c’è traccia di questa maschera in altri luoghi dove sicuramente i maestri longobardi arrivarono per lavorare alla costruzione di edifici civili e religiosi.
Probabilmente gli scalpellini si ritrovarono a Pozza e Umito in periodo carnevalesco.

Attualmente gli Zanni acquasantani sono una cinquantina. La maschera si compone di un’armatura molto leggera, costruita in vimini o canne, alta circa un metro e coperta da un lembo di stoffa bianca, alla cui sommità si trovano appese strisce di carta colorata. All’interno della cuspide di questo semicono si trova un cappello che viene posizionato in testa. Lo Zann è poi completato da una pesante maglia bianca, da più scialli sgargianti, da pantaloni di velluto fino a sopra il ginocchio, da guanti e calze pesanti. Il colore bianco è ravvivato da pon pon colorati cuciti sui guanti, sulle calze e sui pantaloni.

Lo Zann, che di solito ha il viso coperto, è sempre circondato da diavoli che impediscono il riconoscimento e puniscono coloro che non festeggiano (durante il carnevale è vietato lavorare).

Lo Zann è considerata da sempre una maschera ricca ed importante e quindi anche costosa: la mamma di Arlecchino che non poteva permettersela fece per il suo figlioletto un vestito, poi divenuto tanto famoso, con i ritagli colorati delle stoffe.
Anche Montefortino ha la sua maschera caratteristica, “Lu Zaravajjiu”, ma di questa se ne parlerà un’altra volta.

Cecco d’Ascoli
Giuseppe Matteucci
Pres. Associazione
“La Cerqua Sacra”
Cultura Popolare Sibillina
lacerquasacra@email.it

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Tequila ma guai a dire bum bum! 

Filed under: leggende e tradizioni, Prodotti, Tequila artesanal il 22 gennaio 2012 da Antonella | 12 commenti

Il Tequila secondo gli aztechi era un diretto dono degli dei, un nettare che era riservato a delle persone prescelte, riconoscibili principalmente come i sacerdoti, anche se in realtà potevano degustare la bevanda d’agave anche i nobili e soprattutto veniva utilizzata come medicina per gli anziani, ed ancora oggi quando si arriva in Messico ti dicono che il tequila è la medicina che ti guarisce da tutti i mali ed in particolar modo dalla tristezza e dal cattivo umore!

Una leggenda Azteca infatti racconta che il dio Quetzalcoatl preoccupato della tristezza che ormai affliggeva tutti gli uomini della terra, per fare del mondo un posto più allegro, ha fatto innamorare la dea Mayahuel per condurla sulla terra, sulle ali del vento, al fine di offrire agli uomini la sua straordinaria bellezza.

La nonna della dea si arrabbiò moltissimo di questo e con un esercito di stelle, andò alla ricerca di Mayahuel. Il dio Quetzalcoatl saputo ciò, per proteggerla dalla furia dalla nonna e non farla riconoscere, prese in braccio l’innamorata Mayahuel e si trasformò con lei in un albero.

La nonna della dea, ancor più irritata per l’inganno che scoprì, ordinò fulmini e saette su quell’ albero incendiandone e bruciandone i rami. Non appena la nonna della dea con il suo esercito ritornarono al cielo, il dio Quetzacoatl uscì dal tronco dell’albero, raccolse e interrò i rami bruciati che erano le ossa e il corpo della dea Mayahuel.

Proprio in quel posto, come frutto d’amore non vinto, nacque la pianta di Agave, la pianta degli dei, dal cui cuore gronda l’acqua sacra che pose fine alla tristezza degli uomini e donne della terra.

Il tequila ormai è diventato un vero e proprio simbolo per il Messico nel Mondo,ed è una bevanda che è riuscita ad ottenere il marchio DOC. Tutte le Tequile che riportano questo marchio devono rispettare la gradazione di 40 – 45 gradi e derivare dall’agave, ovvero che più della metà del distillato derivi direttamente dalla pianta macerata. Di solito il resto del composto viene completato con zucchero e distillati di altre piante. Per rispettare i parametri del marchio è anche necessario che l’acquavite risulti prodotta tramite una doppia distillazione effettuata con un alambicco discontinuo.

Mi raccomando però di degustarla in tutte la maniere, nel caffe’, nel sunrise, nel margarita…ma non chiedete mai in Messico il tequila bum bum perchè è come chiedere ad un trentino di aggiungere acqua tonica alla grappa!!

E allora brindiamo tutti insieme…Arriba, abajo, al centro y pa’ dentro!
Salud…

Antonella

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Giornata mondiale della cucina italiana 

Filed under: Cucina il 16 gennaio 2012 da Peppino Manzi | 5 commenti

Per martedì 17 gennaio è stata proclamata la giornata mondiale della cucina italiana, promossa ed organizzata dal “gruppo virtuale cuochi italiani”: oltre 1800 chef e culinary professional che lavorano in 70 paesi del mondo cucineranno l’osso buco alla gremolada, quello tradizionale della cucina milanese, per promuovere e proteggere il made in Italy.

“Troppo spesso i ‘veri prodotti italiani’ all’estero sono dei falsi, la contraffazione alimentare è uno dei problemi contro i quali il nostro Paese deve lottare per promuovere una corretta conoscenza e cultura del patrimonio enogastronomico del nostro Paese, sterminato quanto non abbastanza tutelato”. Da alcuni anni promuovono una giornata internazionale “dedicata ai piatti italiani più celebrati, ma anche più copiati e più imitati (spesso malamente) nel mondo”. L’anno 2011 fu la volta del pesto alla genovese.

Giornata considerata inutile dall’opinionista del quotidiano che sto leggendo, giornale nazionale che pubblica alcune pagine dedicate alla gastronomia, facendo seguito delle sue buone ragioni di critica all’iniziativa. E pubblicando la ricetta codificata dell’ossobuco in gremolada o alla milanese.

Ingredienti e preparazione: 4 ossibuchi, 50gr di burro, prezzemolo, vino bianco o brodo di carne, farina bianca, mezzo limone, aglio, sale e pepe qb. In un largo tegame soffriggere il burro con mezzo spicchio d’aglio (che andrà tolto), infarinare gli ossibuchi e rosolarli nel burro lasciandoli colorare da entrambe I lati. Cuocerli a fuoco basso e recipiente coperto bagnandoli di tanto in tanto con vino bianco o brodo o vino. Voltare ogni tanto la carne salandola e pepandola giustamente. Preparare la gremolada tritando il prezzemolo con mezzo spicchio d’aglio e alla scorza sottilissima di mezzo limone. Circa dieci minuti prima di levare il recipiente dal fuoco cospargere gli ossibuchi con questo trito, disporli sul piatto versandovi sopra il loro sughetto di cottura e accompagnarlo co n risotto giallo o purè di patate.

Personalmente l’iniziativa mi sembra perlomeno lodevole e non mi dispiace, ma il mio intento è quello di portare l’attenzione sul modo di fare questo sublime piatto che io apprezzo molto (non è l’unico).

Mia moglie Luisa, di origine toscana maturata in Romagna (in senso culinario), lo prepara in maniera molto simile alla ricetta originale, ma aggiungendo una base di cipolla, sedano, poca carota ed un poco di concentrato di pomodoro.

Direte voi ma non cambia molto! Eppure, con tutto rispetto per l’originalità di ogni ricetta, a me piace molto con questi aromi di verdure e con riso allo zafferano; ripeto è un piatto unico che soddisfa l’occhio, l’olfatto ed il mio gusto, e credo che siano in molti a pensarla al mio modo.

A questo punto vi pongo il quesito per discutere anche di un poco di gastronomia, non lasciamolo fare solo e largamente alla televisione, ma anche in questo blog! Quali sono le vostre interpretazioni nelle Marche di questo piatto? Oppure non vi interessa perché avete di meglio nelle vostre tradizioni culinarie? Ed allora fatemele conoscere!

Peppino Manzi

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Più caffè, meno diabete! 

Filed under: Dalla scienza, Non categorizzato il 13 gennaio 2012 da admin | 3 commenti

caffèDei benefici o dei danni provocati dal caffè si sa ormai quasi tutto. Sono stati scritti libri, articoli, interi manuali. E il caffè resta ancora uno degli argomenti maggiormente trattati quando si analizzano regimi alimentari, diete o abitudini giornaliere.

Di tanto in tanto vengono a galla nuove scoperte su questa bevanda, e gli appassionati possono fare salti di gioia o demoralizzarsi nel giro di pochi minuti. Ma fanatici o no del caffè, la maggior parte di noi non ne disdegna almeno una tazzina al giorno.

E proprio la tazzina è la protagonista dei nuovi studi della Huazhong University of Science and Technology di Wuhan. Secondo i ricercatori cinesi, infatti, bere il caffè in buona quantità terrebbe lontano il rischio di diabete di tipo 2. Una notizia che in realtà non ha nulla di nuovo, visto che già alcuni studi in precedenza avevano dimostrato l’efficacia della bevanda contro la malattia.

La vera novità sta nel fatto che ogni tazza di caffè in più che beviamo, fa scendere il pericolo di diabete addirittura del 7%. In particolare, secondo gli studiosi, una sostanza specifica sarebbe contrastata dal caffè: la amiloide islet polipeptide, il cui incremento è legato al processo patogeno del diabete. La amiloide sarebbe così inibita significamente addirittura da due componenti presenti nel caffè.

L’effetto benefico però, sempre secondo lo studio pubblicato sulla rivista scientifica “Journal of Agricultural & Food Chemistry”, si ottiene soprattutto quando si consuma la bevanda con regolarità. Questo chiaramente non vuol dire che si possa bere indiscriminatamente tutto il caffè che si voglia solo per tenere lontano il diabete.

Il caffè resta comunque una bevanda eccitante, che va, di conseguenza, consumata con moderazione. Amanti del caffè gioite dunque, ma attenti a non esagerare…tra il beneficio e il danno la distanza è breve!!

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La bambola che insegna le parolacce!?! 

Filed under: curiosità & stranezze il 7 gennaio 2012 da Antonella | 7 commenti

Il regalo di Natale che più ha fatto discutere quest’anno è stato ideato da ‘Toy ‘R’ Us’ ovvero una bambola dalla bocca non proprio di rosa.

Per l’esattezza il colosso americano nella vendita di giocattoli ha creato una terzina di bambole, chiamata ‘You&Me Interactive Play&Giggle Triplet Dolls’ le quali, invece di emettere vagiti o di pronunciare la parola ‘mamma’, fanno il verso con ‘You Crazy Bitch’, più o meno l’equivalente di ‘brutta stronza’.

Il nuovo giocattolo ha mandato su tutte le furie diversi genitori i quali hanno chiesto l’immediato ritiro delle bambole dal mercato. Sono giocattoli in vendita esclusivamente nei negozi ‘Toy ‘R’ Us’ ed destinati a bambini dai due anni in su.

“Non voglio che mia figlia impari le parolacce ascoltando una bambola” – ha detto una madre preoccupata. E intanto la direzione di ‘Toy ‘R’ Us’ ha detto che non intende affatto ritirare la bambola dagli scaffali. “Non abbiamo ricevuto lamentele tali da giustificare una simile azione. Le frasi pronunciate dalle bambole sono solo dei suoni infantili”.

In effetti, leggendo le opinioni lasciate dagli utenti sul sito di Toys R Us a proposito di questo prodotto, si trova sia chi sostiene che la bambola sia effettivamente dedita al turpiloquio e chi invece afferma che si tratti di parole innocue ma storpiate in maniera tale da sembrare insulti, proprio come capita talvolta ai bambini piccoli.

Io comunque spero che rimangano in America giusto per evitare il rischio.

Antonella

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La fine del mondo… tutta colpa dei calendari! 

Filed under: curiosità & stranezze il 3 gennaio 2012 da Cecco da Ascoli | 44 commenti

Tutti coloro che quest’anno augurano buon anno ricevono sempre la stessa risposta: “Buon Anno un accidente!!”. Finisce il Mondo.
Questa è una falsità ma la sua diffusione è dovuta alla cattiva informazione televisiva e giornalistica.

E’ vero che c’è una profezia Maya che parla di fine ma non di fine del Mondo. Si tratta della fine di un ciclo temporale e dell’inizio di una nuova era, che potrebbe essere anche migliore di quella vissuta.
L’uomo fin dalla notte dei tempi ha cercato di regolamentare il tempo per incanalarlo nel passato, nel presente e nel futuro. Per fare ciò ha creato i calendari.

Tutti i popoli hanno avuto, anche se con problematiche diverse, uno o più calendari, alcuni lunari, altri solari ed a volte anche misti o agricoli. I calendari più antichi e famosi sono questi: Egiziano, Babilonese, Greco, Romano, Celtico (i mesi avevano i nomi degli alberi), Cinese (conteneva anche dei meccanismi per prevedere il sesso del nascituro), Berbero (agricolo pastorale), Indiano, ecc.

Naturalmente anche i Maya avevano il loro calendario che era molto complesso perché concepito con tre diverse regolamentazioni del tempo. Vi erano tre sistemi distinti, una specie di triplice calendario, uno religioso di 260 giorni, uno solare di 365 giorni (suddiviso in 18 mesi di 20 giorni che lasciavano fuori 5 giorni considerati sfortunati) e uno chiamato del lungo conto (elaborazione molto complessa capace anche di predire il futuro).

Nel 2012 finisce un’era, la quinta (era dell’oro) perché questi tre calendari il 21 di dicembre del 2012 giungono alla fine. Tutto qui.
Quindi si può stare tranquilli perché sono già finite quattro ere ed il Centro America è sempre là con tutti i suoi abitanti.

In Italia oggi si usa il calendario gregoriano (da papa Gregorio XIII, che lo introdusse nel 1582) che conteggia il tempo a partire dalla nascita di Gesù, il quale secondo questo calendario sarebbe nato nell’anno zero ma oggi si sa con certezza che Gesù è nato sei o sette anni prima quindi l’anno 2012 è già passato senza nessuna conseguenza.

Il Mondo, è sicuro, non finirà e dopo il 2012 ci sarà la necessità di riformare di nuovo il calendario inserendo al posto delle vergini e dei martiri i nominativi dei santi laici cioè di quei personaggi che hanno vinto il Premio Nobel, che sono stati assegnatari delle medaglie Fields o che hanno fatto qualcosa di grande per l’umanità, per l’ambiente e per gli animali.

Parlando di calendari ritorna in mente quello del barbiere, forse il più famoso. Era un calendario che sapeva di donna, aveva la dimensione di un biglietto da visita, per poter stare nel portafoglio, era contenuto in una bustina dalla quale fuorusciva un cordoncino completo di fiocco. Era profumato: una fragranza morbida, insinuante, sontuosa e misteriosa come le donne che sorridevano da quelle paginette che geniali disegnatori rendevano impossibili oggetti del desiderio.

All’epoca erano considerati osé ma quanto bene hanno fatto quei calendarietti!!

Cecco d’Ascoli
Giuseppe Matteucci
Pres. Associazione
“La Cerqua Sacra”
Cultura Popolare Sibillina
lacerquasacra@email.it

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Felice anno nuovo! 

Filed under: Ricorrenze e affini... il 30 dicembre 2011 da Antonella | 23 commenti

Il nuovo anno,

sia nella vita che anche qui in questo piccolo blog,

vorrei fosse un libro di 365 pagine bianche

dove ognuno di noi possa scrivere le proprie emozioni

colorandole con i colori della felicità.

Buon Anno!

Antonella Ciccarelli

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Gli asciugamani che fanno la spia! 

Filed under: bar.it notizie, curiosità & stranezze il 28 dicembre 2011 da Antonella | 4 commenti

Con la fine dell’anno arrivano anche le vacanze, vuoi per un weekend in montagna o addirittura 10 giorni ai tropici per rilassarsi al mare dei caraibi.

Attenzione però a non farvi dei souvenir che potrebbero smascherarvi, infatti molti hotels in tutto il mondo hanno adottato un sistema basato sui tag Rfid, già da tempo in uso per l’identificazione e il tracciamento delle merci, ha il valore aggiunto infatti di essere a prova di lavaggio ed è in grado di segnalare se la biancheria o più frequentemente gli asciugamani escono dall’hotel nascosta nelle valigie di viaggiatori distratti o poco onesti.

In alcuni casi c’è chi nella fretta di fare i bagagli li infila tra una maglietta e un costume da bagno, chi se li porta via come souvenir di viaggio e chi lo fa abitualmente, tra cleptomania e furbizia, per rimpolpare la dotazione domestica.

La continua necessità di riordinare l’enorme quantità di asciugamani, accappatoi e lenzuola è un cruccio, e soprattutto un costo, che affligge la stragrande maggioranza degli hotel sparsi per il mondo. E’stato calcolato che, ogni mese, sparisce dagli alberghi una percentuale di biancheria compresa tra il 5 e il 20 per cento.

Al momento il dispositivo antifurto è già stato impiegato in tre diversi hotel a New York, Miami e Honolulu. In quest’ultimo, da quando nell’estate scorsa è stato adottato il dispositivo della Linen Technology Tracking, il furto di asciugamani da piscina ha subito un brusco calo passando da quattromila teli spariti al mese a soltanto settecentocinquanta, consentendo un risparmio di 16 mila dollari al mese.

Quindi potrete portarvi a casa solo le saponettine e i vari prodotti monouso da bagno senza poter più rinpinguare il vostro corredo di casa.

Antonella

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Yule,Sol Invictus ed ora Natale 

Filed under: Ricorrenze e affini... il 22 dicembre 2011 da Cecco da Ascoli | 27 commenti

Gesù come tutti sanno, o come tutti dovrebbero sapere, non è nato il 25 di dicembre e quindi i festeggiamenti del Natale non sono certo relativi al suo compleanno.

Ma allora perché verso fine anno ci sono tutti questi festeggiamenti (adesso più consumistici che religiosi)? La storia è lunga e per raccontarla bisogna tornare indietro nel tempo.

E’ da non credere ma anche le feste natalizie hanno origini celtiche, più in generale nordiche, ed in seguito anche romane..
La data in cui si celebra il Natale è legata alle religioni degli antichi Druidi e Romani.

Nel periodo del solstizio d’inverno, Alban Arthuan (in inglese “The Light of Arthur”, secondo la credenza che re Artù nacque il giorno del solstizio d’inverno), i Celti celebravano la rinascita del sole così come i Romani celebravano la nascita del Dio Sole (Sol Invictus).

Alban Arthuan è noto anche come Yule, che deriva dalla parola anglo-sassone “Yula” o “Wheel of the Year” e indicava la celebrazione del giorno più breve dell’anno e della rinascita del sole.

Anche molte usanze natalizie sono di provenienza celtica o più in generale nordica:

-IL CEPPO DI NATALE:
Yule era una festa solare che veniva celebrata col fuoco ed è da questo che è nata l’usanza di ardere il ceppo di Natale, il ceppo (preferibilmente di quercia) veniva acceso alla vigilia del solstizio, usando i resti del ceppo dell’anno precedente, e veniva lasciato ardere per dodici ore come buon auspicio.

- Il VISCHIO:  
Un’usanza celtica, molto antica, era quella del bacio sotto il vischio, come gesto d’amore e portafortuna. Anche l’usanza di appenderlo sull’uscio o in casa risale ai Celti, che lo onoravano come pianta sacra giunta dal cielo, dono degli Dei. Ad esso erano attribuite molte proprietà curative e in antichità era conosciuto come la pianta in grado di guarire qualsiasi malattia, i Druidi lo usavano per ottenere infusi e pozioni medicamentose (famose le storie di Asterix e Obelix);

- L’ALBERO DI NATALE:
Anche la decorazione dell’albero di Natale è un’usanza nordica. In origine si appendevano al tronco, solitamente di quercia, decorazioni colorate e luccicanti che simboleggiavano la presenza di sole, luna e stelle. Oggi l’albero viene adornato con luci, illuminazioni, decorazioni, fili e nastri colorati poiché questi ricordano i capelli delle fate;

- BABBO NATALE:
Questo personaggio è stato rubato all’antica mitologia nordica, era un vecchio gioviale ed amichevole, dalla corporatura robusta e con una lunga barba bianca. Guidava un carro trainato da renne e portava regali ai bambini scendendo dal camino. In origine il suo mantello era verde muschiato ma poi la Coca Cola, per motivi pubblicitari, lo ha fatto diventare rosso.

Anche l’agrifoglio (pianta utilizzata contro gli spiriti maligni e le forze ostili) e la cornucopia augurale (proveniente dal Dio Cernunnos) hanno origini celtiche.

A Natale, però, ci sono anche molte cose italiane: il panettone, il pandoro, il torrone, lo spumante, il ponce e il carbone.

In conclusione o Yule, o Sol Invictus , o Natale: TANTI AUGURI A TUTTI.

Cecco d’Ascoli
Giuseppe Matteucci
Pres. Associazione
“La Cerqua Sacra”
Cultura Popolare Sibillina
lacerquasacra@email.it

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