Biocarburante nello spazio dalla Jatropha curcas 

Archiviato in: ecologia il 9 Marzo 2010 da Fabio | 1 commento

La Jatropha curcas (pianta subtropicale delle Euforbiacee che è utilizzata in alcune parti del mondo per produrre biodiesel) è sbarcata sulla stazione spaziale internazionale ufficialmente con lo scopo di ottenere piante modificate da far crescere sulla terra e non per viaggi interplanetari, ma sono il primo esperimento che lascia pensare che un giorno si possa produrre biocarburante nello spazio.

Lo scopo dell'esperimento, coordinato dall'università della Florida a Homestead, è vedere come le cellule, sia differenziate sia indifferenziate, saranno modificate dalle condizioni di microgravità. I campioni torneranno sulla Terra il mese prossimo con lo shuttle Discovery e saranno confrontati con quelli analoghi che sono tenuti in condizioni il più possibili simili, microgravità a parte.

La Jatropha curcas ha dei semi che contengono il 30-38 per cento di olio combustibile, e da quest'ultimo si può ricavare biodiesel come spiega Wagner Vendrame, il responsabile della ricerca a Homestead, che non ha parla di colture spaziali, ma solo di cose da fare sulla Terra affermando che  guardare lo shuttle portare nello spazio una piccola parte del suo lavoro è un'esperienza indescrivibile perchè potrebbe contribuire a far sviluppare mezzi sostenibili per la produzione di biocarburante sulla Terra, e a rendere così il mondo migliore!

Ce ne vorrebbbero di ricercatori scenziati come Wagner… non credete?

Fabio

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Il caffè verde “speranza”… di dimagrire! 

Archiviato in: Naturalmente il 7 Marzo 2010 da Antonella | 15 commenti

Con l'avvicinarsi della bella stagione ognuno di noi comincia a fare i conti con la propria bilancia… e tutti vorremmo un rimedio veloce e pratico per poter perdere i kili di troppo senza tanti sacrifici e a rinunce.

Una delle poche speranze e' verde ed è quella di perdere peso bevendo una tazzina al giorno di caffe' verde, ottenuto da una miscela di chicchi non tostati e arabica, che potrebbe far perdere fino a due chili in un mese.

Lo afferma uno studio pubblicato sull'American Journal of Clinical Nutrition il quale afferma che il potere dimagrante deriverebbe dall'alto contenuto di acido clorogenico (dal 6 al 10% in ogni tazzina), che riduce l'assorbimento di zuccheri a livello intestinale e aumenta la velocita' con cui vengono bruciati i grassi.

Con una tazza di caffe' verde per colazione si perderebbe un chilo e mezzo nelle prime due settimane e piu' di due entro un mese. Chi, durante la sperimentazione, ha bevuto caffe' normale ha perso solo un paio di etti e chi si e' astenuto completamente ha mantenuto stabile il proprio peso.

''Le molecole di acido clorogenico - ha detto Laurent Fresnel, uno dei creatori della nuova miscela - sono potenti antiossidanti, ma il loro effetto si riduce con la tostatura: per questo non sono molto presenti nel caffe' normale''.

Quindi non ci resta che provare il caffè "verde speranza" …di arrivare alla prova costume in perfetta forma!

Antonella

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I templari… questi misteriosi! 

Archiviato in: leggende e tradizioni il 4 Marzo 2010 da Cecco da Ascoli | 22 commenti

Capire questo ordine religioso è stato sempre difficile e sempre lo sarà perché da strenui difensori della cristianità inspiegabilmente sono stati tutti uccisi, almeno così è stato sempre detto, dalle stesse autorità religiose o su loro disposizione.

I Templari hanno combattuto le Crociate ma hanno anche depredato tutte le zone da loro attraversate. Una cosa è certa: sono tornati in Italia ed in Francia ricchissimi tanto da far sorgere invidie nei vari governanti ed addirittura nella persona del Papa.

Si dice pure che abbiano riportato prove certe sull’esistenza di Giovannino, il figlio di Gesù messo al mondo con la Maddalena.
Questi guerrieri crociati si sono vantati anche di aver trovato e di aver trasportato in Francia la Sindone ma questa è una diceria perché l’analisi del carbonio 14 ha attestato, senza ombra di dubbio, che l’immagine del lenzuolo ora conservato a Torino è un falso creato nel Medioevo e a tal proposito addirittura c’è chi sostiene che sia l’autoritratto di Leonardo da Vinci.

Si dice pure che questi guerrieri siano giunti in America molto tempo prima di Cristoforo Colombo. Chissà se è vero? Dunque è meglio soprassedere ed aspettare che qualcuno, più esperto nella materia, chiarisca una volta per tutte la complicata vicenda templare.

Quello che invece piacerebbe capire subito è il ruolo che questi cavalieri hanno avuto nelle zone dei Monti Sibillini, cioè in quei luoghi dove, come firma, hanno inciso la loro croce templare.In particolare:

-    Ad Amandola, nella frazione Coriconi, sulla parete della chiesa della Madonna della Quercia, di sicura provenienza celtica, ci sono degli interessanti simboli templari (la croce uncinata, la casa, l’epigrafe e soprattutto l’incomprensibile data 1611 o 1677);

-    A Montemonaco, sulla parete della chiesa di Santa Maria in Casalicchio (sull’ingresso c’è la croce templare) si può osservare, murato sottosopra, il pentacolo stellato. Questo simbolo, con la punta rivolta verso il basso, aveva lo scopo di demonizzare le donne o quello di ricordare l’Ariete, cioè la divinità cornuta del Popolo delle Fate?

-    A Pollenza, sul frontale della chiesa di San Lorenzo (sul tetto c’è la croce celtica) ci sono degli strani simboli con al centro la croce templare.

Quale sarà il loro significato?

Da quanto sopra sembra che i Templari sibillini abbiano avuto simpatie segrete per le religioni pagane ed in particolare per quella celtica. Questa simpatia è confermata da un simbolo presente nella Pieve della Lunigiana storica dove la croce templare è incisa dentro un oroborus, cioè il serpente che si morde la coda o meglio, più in generale, l’animale che si morde la coda come quello presente nella cripta della chiesa di San Lorenzo a Montemonaco.  La stessa croce uncinata da loro spesso utilizzata non è altro che la rappresentazione simbolica di quattro arieti e l’ariete, ovvero il Dio con le Corna, era la divinità del celtico Popolo delle Fate.

Si spera che tra frequentatori di questo blog ci siano esperti in grado di soddisfare i dubbi sibillini. Nell’ansiosa attesa dei commenti si fa presente che il 18 aprile 2010 si terrà a Camerino, presso la villa Fornari  un convegno sui Templari.

Giuseppe Matteucci
(Cecco d'Ascoli)

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Principi pochi, rospi ancora meno… chi baceremo? 

Archiviato in: ecologia il 26 Febbraio 2010 da Antonella | 8 commenti

E' sempre più difficile trovare un Principe Azzurro, ma non crediate che trovare un rospo sia più facile e soprattutto se lo trovate invece di baciarlo, sperando che si trasformi, augurategli buona fortuna… perchè ne avrà davvero bisogno!

Infatti proprio in questo periodo capita di vedere in mezzo alle strade di campagna parecchi rospi macabramente spiaccicati sull'asfalto mentre cercano di ritornare nella prima pozza in cui si riprodussero per la prima volta percorrendo anche diversi chilometri pur di raggiungerla!

Bufo bufo (nome scentifico del nostro comune amico) è in grave pericolo d'estinzione infatti circa 200 specie anfibie si sono estinte negli ultimi 3 decenni, a causa di una infezione della pelle chiamata citridiomicosi: gli scienziati temono che questa malattia letale sia nata dalle modificazioni ambientali che l’essere umano ha introdotto nel pianeta.

Molte specie anfibie sopravvivono solo in uno spettro molto piccolo di temperature, e le specie montane sono più esposte ai cambiamenti del loro habitat: l’espansione dei territori urbani potrebbe essere un altro dei fattori-chiave.

A estinguersi quindi non saranno solo le rane o i rospi, ma tutti gli anfibi.  Molte le cause concomitanti: la riduzione delle aree umide, l’invasione degli habitat, malattie, pesticidi, i cambiamenti climatici, la caccia indiscriminata e la loro imperizia nell'attraversare la stradae chissà quanti altri fattori ancora…

Io mi auguro che la sensibilizzazione per l'estinzione della fauna a rischio non abbia  animali di serie A (vedi delfini, panda, foche etc etc) e di serie B come rane rospi e tritoni perchè oltre ad essere simpatici hanno un ruolo determinante nell'equilibrio della natura, uno su tutti il controllo dell'aumento degli insetti!

Antonella

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Gaul Jal… plin plin di mucca da bere! 

Archiviato in: Prodotti il 23 Febbraio 2010 da Antonella | 4 commenti

I seguaci della religione Indù, come si sa, non si nutrono di carne di mucca anzi attribuiscono all'animale un nome, lo adornano di fiori e nastri, gli riconoscono il diritto di precedenza nelle strade e lo curano in residenze esclusive per bovini.

I prodotti ricavati dalla mucca quali latte, burro e cagliata vengono utilizzati poi, per la purificazione dei fedeli e per pulire le statue sacre come quella della dea Ninhursag. Gli Indù credono che il latte delle mucche sia un dono della dea e che questa abbia nutrito con il suo latte sacro i re della terra.

Ma non si sono fermati ai normali prodotti ricavati da questo animale infatti una nuova bevanda di prossima commercializzazione si chiamerà Gaul Jal, acqua di mucca, e a quanto pare ha importanti proprietà curative.

Nelle intenzioni dei suoi inventori dovrebbe rappresentare una sana alternativa alla Coca-Cola o alla Pepsi. Basta solo dimenticare l'ingrediente principale della nuova bevanda analcolica prodotta dal centro di ricerca della città santa di Haridwar, ovvero l'urina di mucca. Chi l'ha bevuta assicura che è molto buona e dissetante.

In alcuni negozi, spiega il Daily Telegraph britannico, barattoli di letame e di urine vengono venduti al fianco di confezioni di yogurt e latte. L'urina viene considerata ricca di proprietà antisettiche, e alcuni prodotti "ayurvedici" venduti in India a base proprio di pipì ed escrementi di mucca farebbero "miracoli" nella cura dei problemi di fegato, del diabete e del cancro.

Una bibita che avrà il suo successo solo fra i religiosi Indù oppure qualche coraggioso di voi la sperimenterà?

Antonella

 

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L’arpa Celtica! 

Archiviato in: leggende e tradizioni, non solo sport il 21 Febbraio 2010 da Cecco da Ascoli | 17 commenti

Andrea da Barberino nel suo famoso romanzo “Il Guerrin Meschino” ci dice che le ancelle della Sibilla, cioè le fate sibilline, suonavano l’arpa. Allo stesso modo altri autori e numerose leggende confermano la circostanza: la gente ancora adesso, quando parla di fate, dice subito, oltre a tutto il resto, che suonavano l’arpa.

La cosa superficialmente sembra strana ma se si approfondiscono un po’ le ricerche la questione risulta di una chiarezza ed di una normalità ineccepibili. Infatti queste fate sibilline erano donne celtiche che per sfuggire alla morte e alle torture si erano rifugiate sui monti dopo che i loro compagni, oltre 40.000, erano stati uccisi o fatti prigionieri nella battaglia del Sentino, combattuta nel 295 a.C, nelle zone di Camerino e Sassoferrato.

Se questo strumento, sconosciuto in zona, era arrivato, nonostante tutte le sventure, sui Monti Sibillini vuol dire che esso aveva un’importanza eccezionale e che quindi doveva essere salvato a tutti costi. Ed è quello che è accaduto: è stato conservato e queste fanciulle hanno continuato a suonare l’arpa, non un’arpa qualsiasi ma un’arpa eccezionale, un’arpa celtica.

Ma che cos’è un’arpa celtica?
L'arpa celtica, o arpa gaelica, è uno strumento a corde tipico del folklore dei paesi europei di area celtica. Questo tipo di arpa si differenzia dall'arpa classica usata nelle orchestre sinfoniche per vari motivi:
- è più piccola rispetto all'arpa classica;
- ha la cassa di risonanza intagliata da un tronco di salice;
- a differenza della grande arpa da concerto non ha i pedali, ma ha le chiavi, chiamate   lever, con cui si ottengono i semitoni;
- le corde delle arpe celtiche antiche erano metalliche oppure di budello di pecora; oggi possono essere anche in nylon oppure in carbonio e si possono suonare con i polpastrelli, mentre le corde in metallo si suonano con le unghie.

La più antica arpa celtica conosciuta è quella del Re Brian Boru, conservata al Trinity College di Dublino.  L'arpa di Brian Boru è l'emblema nazionale della Repubblica d'Irlanda, in gaelico ÉIRE, ed è incisa sul retro delle monete irlandesi dell' Euro, su tutte e non solo su una. Appare sull'emblema della provincia di Leinster e si trova anche nell'insegna della famosa birra Guinness.

 

Gli antichi arpisti formavano una corporazione di tipo ereditario ed erano organizzati come un ordine religioso. L'arpista era tenuto in grande considerazione in tutte le corti dove esercitava la sua arte, accompagnando con la musica le sue innumerevoli storie che parlavano di amore, di guerra, di amicizia e di magia.

Pertanto è tutto molto chiaro: le nostre fate erano donne celtiche e per coerenza suonavano l’arpa celtica;  poi, piano piano, hanno capito che per il saltarello era meglio l’organetto e si sono innamorate di questo strumento marchigiano, di legno e a due bassi.

E, come dice il detto popolare “se mitti la paja vicino a lu furminande ……”, queste belle donne fatate, al chiaro di luna, si sono innamorate anche dei suonatori e non solo di quelli.
Una buona arpa celtica, per chi la volesse acquistare, costa intorno ai mille euro.

Giuseppe Matteucci
(Cecco d'Ascoli)

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Frisbee il gioco nato in pasticceria! 

Archiviato in: miti passati e presenti il 17 Febbraio 2010 da Antonella | 7 commenti


Fred Morrison, l'inventore del frisbee in un manifesto pubblicitario dell'epoca

Chi almeno una volta nella vita non ha lanciato un frisbee?

Spopolò nel nostro paese tra gli anni '70 e '80 e dato che era un gioco economico, (si poteva comprare con poche migliaia di lire), era alla portata di tutti noi bambini che ci divertivamo a lancercelo nei prati, nei cortili dei nostri palazzi o sul bagnasciuga delle nostre spiagge.

Il frisbee nacque alla fine degli anni Cinquanta, in una tranquilla cittadina della provincia americana dove due coniugi gestivano una pasticceria e cercando un espediente per facilitare il trasporto delle torte, il titolare pensò di mettere al di sotto delle stesse un disco rigido di plastica.

I ragazzi che lavoravano nella pasticceria gradirono molto l’idea, al punto di occupare i tempi morti della giornata lanciandosi i dischi per le torte. Non lontano dalla cittadina si trova il campus dell’università di Yale, e alcuni studenti frequentatori del locale trovarono decisamente originale quel gioco e iniziarono a lanciarsi i dischi, residuo delle loro scorpacciate, nel campus dell’università e ogni volta che uno di loro riusciva a catturare il disco lanciato prima che toccasse terra gridavano “Frisbie”, dal nome della pasticceria, che venne presto storpiato in Frisbee.

Oggi il frisbee non è più soltanto un gioco, ma uno sport vero e proprio con le sue regole, la sua federazione e i suoi campionati e non più solo in america ma anche nel vecchio continente sta riscoprendo una nuova giovinezza.

Purtroppo è notizia di questi giorni che all'età di 90 anni, l'inventore del frisbee, Fred Morrison, è volato in cielo lasciandoci però il ricordo di bei momenti spensierati quando lanciavamo la sua semplice ma geniale invenzione…

E voi fate parte dei 200 milioni di persone che lo hanno acquistato?

Antonella

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“Hidden eatery”… il ristorante lo apro a casa mia! 

Archiviato in: ristorazione il 15 Febbraio 2010 da Antonella | 10 commenti

Chi dice che il miglior ristorante del mondo è la propria casa, da qualche tempo ha avuto ragione!

Infatti impazzano in America i "ristoranti improvvisati" aperti clandestinamente in case, in loft presi in affitto o anche in locali radizionali, ma con nuove formule e aperture irregolarie a tempo determinato.

La formula può essere sia cucina casalinga che gourmet, ma con menù fissi e conti "low-cost"  anche perchè protagonista unica è la convivialità con lo slogan "There is no place like home!" (non c'è nessun posto come casa).

Li chiamano "Hidden eatery", ristoranti clandestini, illegali o underground: non hanno insegne, nè si fanno pubblicità, solo col passaparola tra amici o sui social network è possibile scovarli.

In Italia la tendenza arriva ora. Uno degli appuntamenti in voga delle domeniche romane è il brunch a Casa Luciani, loft di un gruppo di amici che fa il pieno offrendo banchetto a costo fisso, giornali, selezioni musicali e la possibilità di acquistare artigianato.

E voi sareste disposti ad improvvisarvi novelli cuochi nel ristorante di casa vostra? E quali piatti proporreste ai vostri avventori?

Antonella 

 

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Buon San Valentino a tutti gli innamorati! 

Archiviato in: Amore & amore il 14 Febbraio 2010 da Carlo Cento | 4 commenti

 

Pur essendo ormai una riccorrenza prettamente commerciale, quella di San Valentino è in realtà una festa di origini antichissime.

Il 14 febbraio si festeggiava fin dal lontano 498 DC per sostituire una festività pagana dedicata alla fertilità.

Nel medioevo, in Francia e in Inghilterra, si riteneva che la metà di febbraio fosse il periodo migliore per gli accoppiamenti degli uccelli, rafforzando così l’ideache fosse una data adatta a festeggiare l’amore.

Questa festa oggi deve la sua notorietà anche al fumettista franco-belga Peynett, che con i suoi due simpatici fidanzatini è riuscito ad attraversare i confini di ogni paese.

Già nel 1400 esistevano i biglietti augurali, solo per pochi, ed i primi ad uso commerciale furono commercializzati negli Stati uniti nel 1840.

Il fiore di San Valentino è il ciclamino che viene associato a Venere dea dell’amore, mentre per le piante le foglie di menta e quelle dell’edera vengono indicate, le prime per la passione e le seconde per la fedeltà.

Carlo Cento

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Lista di nozze? Si… ma per il divorziato! 

Archiviato in: attualità il 12 Febbraio 2010 da Antonella | 9 commenti

 

Da qualche tempo è in voga, tra le giovani coppie che si sposano, preparare la lista nozze ovvero stilare un elenco di regali che si vorrebbero ricevere, per eliminare cose non gradite ma soprattutto per avere oggetti utili per la vita di coppia.

Oggi giorno, purtroppo, il numero dei divorzi ha quasi raggiunto quello dei matrimoni e così molte aziende e persone si stanno dedicando per sfruttare questo nuovo mercato come i grandi magazzini Debenhams a Londra, simili alla nostra Rinascente, che hanno lanciato la lista per il divorzio.

Dai piatti alle lenzuola fino al ferro da stiro, tutto quello che può essere indispensabile per ricominciare una nuova vita.

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L’aceto balsamico prezioso più dell’argento! 

Archiviato in: Non categorizzato, Prodotti il 11 Febbraio 2010 da Antonella | 12 commenti

Nel 1046, anno di nascita della Contessa Matilde di Canossa,il Marchese di Toscana Bonifacio, padre della Contessa, incontrò a Piacenza l'imperatore di Germania Enrico III, il quale chiese al Marchese di regalargli un pò di "quel prezioso aceto che aveva udito farsi colà perfettissimo".

L’Imperatore tedesco, “aveva udito” di un “prezioso aceto” che si faceva nelle colline di Reggio Emilia, a Canossa per l’appunto e conosciuto attualmente come aceto balsamico,un prodotto eccellente che racchiude, nei suoi sapori e nei suoi profumi, una lunga storia che ha origini antichissime.

E così più di mille anni fa,in pieno medioevo, il Marchese Bonifacio fece preparare un carro di argento, trainato da due buoi, sul quale ripose una botticella, sempre in argento ripiena di quel prezioso nettare.

Questo prezioso elisir, inizialmente non venne cosiderato come "ingrediente da cucina", ma piuttosto un medicinale,infatti in quel tempo "Balsamico" era un termine che soprattutto richiamava a qualcosa più attinente alla salute, al benessere psico-fisico,credendo addirittura che avesse la capacità di aiutare la digestione, alleviare il mal di testa,aiutare il corpo fungendo da perfetto tonico capace di sanare i problemi della peste!

L'aceto balsamico testimone di pranzi fastosi di corte, ospite d'onore dei Duchi e dei Re, è giunto finalmente anche nelle nostre tavole, per raccontarci i sapori dei secoli trascorsi.

E voi su quale pietanza gradite aggiungerlo?

Antonella

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“Coca Colla” la nuova bibita dei Narcos? 

Archiviato in: Prodotti il 9 Febbraio 2010 da Antonella | 5 commenti

 
Evo Morales Ayma il presidente della Bolivia

Subito pensando al nome viene in mente ad un nuovo prodotto da ferramenta, una nuova colla color ambra come la Coca, invece si tratta dell'ultimissimo soft drink che verrà lanciata sul mercato boliviano fra qualche mese.

E' una bevanda ottenuta dalle foglie di coca che riprende il termine "collas", soprannome delle popolazioni che vivono a ridosso delle Ande.

La Coca Colla secondo quanto ha riferito l'associazione dei coltivatori di coca, sarà scura e avrà un'etichetta rossa molto simile a quella della Coca Cola e  il viceministro Victor Hugo Vasquez definisce l'iniziativa "di estremo interesse" perché segue "la politica d'industrializzazione della coca" portata avanti dal governo. Infatti in Bolivia da tempo sono commercializzati numerosi beni a base di coca come dentifrici, liquori, farine alimentari e diversi prodotti da masticare ed è stata definita nella nuova costituzione del paese andino "patrimonio culturale della Bolivia" e "fattore di coesione sociale".

A questo progetto non tutti sono d'accordo a partire dalle multinazionali che si sentono plagiate sia sul nome che sul packging, ma l'America tutta che da anni combatte la politica sulla droga attuata da questi stati i quali non controllano a sufficenza le coltivazioni che sono nella maggior parte dei casi nelle mani dei narcotrafficanti che producono cocaina

Da parte sua il governo guidato da Evo Morales, cifre alla mano, risponde che da quando gli agenti antidroga americani sono stati espulsi dal paese andino, la lotta contro il narcotraffico ha ottenuto importanti successi. Solo nel 2009 - dichiarano fonti governative - sono state sequestrate 26 tonnellate di droga.

Secondo me tutto questo servirà solamente ad aumentare la popolarità di questa droga mascherandola dietro una lattina d'alluminio che vuole ricordare, magari facendogli concorrenza il nemico a stelle e strisce!

Voi cosa ne pensate?

Antonella

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Il Paese delle Fate 

Archiviato in: leggende e tradizioni il 8 Febbraio 2010 da Cecco da Ascoli | 10 commenti

C’è una località tra Monte Gallo ed Arquata, proprio sotto al monte Vettore, che un tempo si chiamava Colfiorito e che dovette cambiare la propria denominazione in Pretare a causa di una calamità non proprio naturale.

Una leggenda racconta che il paese fu distrutto da un’enorme frana provocata dalla Sibilla per punire gli abitanti colpevoli di aver fatto rientrare le Fate al loro rifugio oltre l’ora stabilita, esso tornò a vivere dopo molti anni grazie all’arrivo sul posto di pastori i quali, durante le lunghe notti, ricevevano la visita di bellissime fanciulle, le fate appunto, coperte da abiti che incarnavano la natura, il fuoco, il bosco, il prato, il vento, la neve e l’acqua.

Le Fate erano di casa alle Pretare, scendevano per ballare il saltarello e soprattutto per accoppiarsi con i giovani del luogo. Gli attuali abitanti, addirittura, ritengono che loro siano lontani parenti delle fate ma in proposito sussistono molti dubbi.

Un’altra leggenda riguarda un episodio avvenuto durante un ballo, quando un montanaro si accorse delle zampe caprine delle fate e il suo silenzio fu comprato con la promessa di fargli trovare una moneta d’oro ogni volta che avesse messo le mani in tasca. Il pastore, nonostante che il denaro ammucchiato fosse legato a quel patto, non seppe resistere e volle svelare il segreto della sua fortuna: dal momento in cui raccontò il fatto anziché monete tirò fuori pugni di terra.

La tradizione popolare a volte è stata falsata e di conseguenza non sempre racconta la verità.
In questo caso alcune cose sono certe: le Fate, donne celtiche in carne ed ossa, non avevano piedi di capra e tutt’al più indossavano calzari fatti con la pelle di animali ed anche le monete accumulate dal montanaro sicuramente hanno un’altra spiegazione, sicuramente più concreta.

Comunque alle Pretare le leggende sono state lo spunto per allestimento di uno spettacolo che riscuote tutti gli anni, d’estate, un notevole successo tanto da far tornare dall’America tutti gli emigranti della zona. Lo spettacolo che si chiama la  “Discesa delle Fate” è nato nel 1956 e poi si è evoluto nel tempo: nelle ultime edizioni sono stati  coinvolti registi, coreografi, collaboratori ed attori, nonché pastori ed abitanti della zona. Oramai anche questo spettacolo è diventato leggenda.


Gli attori dello I° spettacolo del 1956

Per le leggende e per lo spettacolo oggi le Pretare sono chiamate il “Paese delle Fate”.Le Pretare sono famose anche perchè nelle sue vicinanze ebbe luogo il miracolo della quercia: un crocefisso predato agli ascolani  fu appoggiato sotto un’enorme quercia; l’albero secolare resosi conto dell’immenso valore dell’oggetto, nel corso di un’ennesima battaglia,  abbassò i suoi rami per proteggerlo con un abbraccio affettivo. Il segno fu interpretato come volontà divina e gli ascolani abbandonarono la lotta. Anche questo avvenimento, naturalmente, è leggenda.

Cecco d'Ascoli
(Giuseppe Matteucci)

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Un’altra storia bella: questa è sibillina. 

Archiviato in: leggende e tradizioni il 2 Febbraio 2010 da Cecco da Ascoli | 36 commenti

Le storie sono più belle quando non te le aspetti e soprattutto quando riguardano le nostre zone che non hanno nulla da invidiare ad altre località più pubblicizzate.

Avevo letto tempo fa il libro di Eno Santecchia intitolato “ A spasso nel tempo” e mi era sorto il desiderio di visitare Vestignano di Caldarola. Domenica, non avendo niente da fare, ho deciso di fare un giro e dove potevo andare se non a Vestignano?

Sono giunto a Caldarola, ho chiesto informazioni e mi hanno indicato la strada giusta. Lungo il percorso ho incontrato i ruderi di una vecchia chiesa, il cimitero ed alla fine sono giunto a Vestignano. La prima cosa che si incontra è la chiesa dei Santi Martino e Giorgio, all'interno della quale è possibile ammirare il Trittico di Simone de Magistris ed altri dipinti, poi di fronte c’è il castello e le altre abitazioni della frazione.

Entrando nella porta principale della fortezza, passando al suo interno, dove tornano alla mente i fantasmi e le sale tortura, e camminando in salita si giunge ad un ristorante che si chiama “Il Picciolo di Rame” posto in una posizione impensabile. Ci si potrebbe chiedere come sia possibile aprire un ristorante in un luogo simile: alla fine di una salita che fa venire il fiatone e senza possibilità di poterci giungere con le macchine. Eppure quando ci sono arrivato io c’era il pienone, chissà forse sarà perché lì si mangiano prodotti genuini.

Un ristorante simile deve per forza avere un gestore sicuramente fuori dal comune. Ed infatti è proprio così, il responsabile dell’attività ha anche l’hobby della cultura celtica. Mi ha detto che lì vicino c’è una località chiamata Garufo che sicuramente è una zona celtica perchè ci sono i menhir, anche se spezzati e caduti per terra. I menhir dimostrano che in queste zone i Celti non ci sono solo passati ma ci hanno vissuto e pure a lungo. I conti tornano: fu proprio a San Ginesio, Comune poco lontano da Garufo, che fu ritrovata la tomba di un nobile guerriero celtico.

Scendendo di nuovo nella strada principale ed andando un po’ avanti, su un muro, si può ammirare un interessante dipinto che rappresenta l’eccidio di Montalto, in occasione del quale i Tedeschi uccisero alcuni partigiani (sulle divise tedesche c’è la svastica e questa circostanza ha contribuito non poco a far dimenticare l’antico e nobile significato del simbolo celtico).

L’affresco, purtroppo, sta cadendo a pezzi.

Proseguendo, dopo qualche centinaio di metri, si giunge sotto una quercia secolare che ospita tra le sue radici un bellissimo presepio. Da non credere: un presepio celtico!! Proprio sotto la quercia dei Druidi.

Vestignano è un luogo interessantissimo però presenta due emergenze culturali:

  • il dipinto dei partigiani deve essere restaurato perché deve restare lì a ricordare che anche i giovani sibillini hanno combattuto contro la dittatura ed alcuni hanno dato la vita per portare la democrazia in Italia;

  • i Menhir di Garufo debbono essere rimessi in piedi perché non è giusto che simboli religiosi di tal genere siano stati abbattuti solo perché appartenenti ad un’altra religione, quella celtica.

Dopo questa bella storia c’è solo una cosa da fare: andare a mangiare al Picciolo di Rame e dopo, per digerire e per saziarsi anche di cultura, gironzolare per Vestignano.

Giuseppe Matteucci
(Cecco d'Ascoli)

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Anche Stachanov faceva la pausa caffè? 

Archiviato in: BarNews il 29 Gennaio 2010 da Antonella | 12 commenti


Foto tratta dal film Tempi moderni
interpretato, diretto e prodotto da Charlie Chaplin;
fu proiettato la prima volta il 5 febbraio 1936.

Cari Capo ufficio,
figli dell'infaticabile Aleksej Grigor'evič Stachanov,
il vostro controllo e la pressione che esercitate sul lavoro dei vostri impiegati non è assolutamente redditizia anzi porta ad uno scarso apprendimento e sfavorisce la memorizzazione.

Questo, infatti, è il risultato di uno studio coordinato da Lila Davachi e condotto da Arielle Tambini, del dipartimento di Psicologia della New York University dove si evince che la pausa caffè o un piccolo break aiuta a lavorare o studiare meglio!

Lo studio, pubblicato sulla rivista Neuron, svela un tassello del processo con cui formiamo i ricordi. Numerosi lavori scientifici hanno ormai confermato che durante il sonno il cervello fa ordine e rielabora le informazioni incamerate nella giornata, consolidando il ricordo di eventi o fatti importanti che resteranno quindi incisi nella memoria, ed eliminando le informazioni superflue: crea una sorta di 'potatura' delle sinapsi in cui queste informazioni sono state temporaneamente sistemate.

Ma alla luce di questo studio sembra proprio che non solo la lunga pausa notturna ma anche le piccole pause quotidiane, quando cioé si lascia riposare il cervello anche solo per pochi minuti - il tempo di un caffé tra una riunione e l'altra, o tra una lezione e la successiva - vanno a beneficio della sua funzionalità e in particolar modo della memoria.

E poi cari datori di lavoro prendersi una pausa serve anche per socializzare e levare le piccole tensioni che si accumolano e magari per rialanciare nuove idee con nuovo slancio!

Non credete?

Antonella

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Lo scaldasonno umano meglio di quello elettrico? 

Archiviato in: curiosità & stranezze il 24 Gennaio 2010 da Antonella | 14 commenti

C'è chi quando s'infila tra le lenzuola preferisce trovarle fresche anche d'inverno, chi invece adora infilarsi nel letto e trovarlo bello caldo…

Quando ero piccola si usavano le borse dell'acqua calda, che mettevamo in fondo ai piedi, poi sono arrivati metodi più moderni come lo scaldasonno e la termocoperta elettrica, ora invece dal Regno Unito, arrivano gli scaldini umani!

Questo servizio per ora si potrà avere pernottando all'Holiday Inn London Kensington Forum, all'Holiday Inn Kingston South, o all'Holiday Inn Manchester Central Park, dove uomini e donne che indossano un'apposita tuta bianca termica studiata per massimizzare l'effetto calore e che coprirà tutto il loro corpo,  s'infilano 5 minuti prima di voi nel vostro letto, fungendo da enorme borsa dell'acqua calda!!?

La singolare idea è basata su un recente studio, portato avanti da una clinica per il sonno ad Edimburgo, che sostiene che gli esseri umani dormono meglio se il loro letto è già caldo prima di coricarcisi, un comfort che gli alberghi vogliono realizzare senza correre pericoli di incendi o scosse elettriche legati agli scaldaletto classici.

E voi come scaldate il letto prima di coricarvi e fareste scaldare il vostro giaciglio da un estraneo?

Antonella

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Ogni libro…contiene granelli della nostra vita! 

Archiviato in: Tecnologicamente il 22 Gennaio 2010 da Antonella | 12 commenti

Quanti libri!!!…non credevo che la gente leggesse tanto…libri a riposare all'ombra di un lettino in attesa di essere di nuovo ripresi in mano, altri aperti ed appoggiati al tavolino che fanno loro da segnalibro, alcuni che fanno capolino dagli zainetti e tutti gli altri che fanno sognare chi li sta leggendo!!

Uno però in particolare mi ha incuriosito, è poco più grande di una cartolina,è spesso come una matita e pesa solo 250 grammi, sto parlando del libro elettronico della Sony il Portable Reader System che gli americani usano con naturalezza, infatti finora è disponibile solo negli USA al prezzo di 275 dollari(circa 194 euro) ma che presto dovrebbe essere disponibile anche in Italia.

Su un display in bianco e nero vengono mostrati testi in bianco e nero, con tre possibili livelli d'ingrandimento, e ci si può anche ascoltare musica in formato MP3.

Per il momento i libri vanno comprati sul negozio online statunitense Sony Connect Shop, scaricandoli via computer, dopodichè attraverso un cavo UBS vengono poi trasferiti dall'utente sul proprio libro elettronico e sulla memoria interna ci si può caricare fino a 160 libri!

Ogni libro è un granello della nostra vita, ed ogni volta che lo riprendiamo in mano riprendono vita emozioni e ricordi sia tristi che felici ma che ci fanno ritornare in un istante indietro nel tempo quando tra le mani avevano un compagno di notti insonni o un amico con cui ci consolavamo…pagine ingiallite dal sole, stropicciate dal vento, macchiate da gocce di caffè…ma comunque non fredde come il contatto del libro elettronico!!

E voi credete che il Portable Reader possa rubare il posto nella nostra libreria al libro cartaceo?

Antonella   

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Una storia bella… quasi sibillina! 

Archiviato in: leggende e tradizioni il 20 Gennaio 2010 da Cecco da Ascoli | 9 commenti

Quando nella vita capitano cose brutte è necessario, per ricreare quell’equilibrio indispensabile all’esistenza, trovarne delle altre belle capaci di accrescere la voglia di vivere.

Questa è una di quelle, è una storia così bella tanto che si stenta a credere alla sua veridicità, ma quando ci sono testimoni autorevoli ed immagini eloquenti i dubbi svaniscono subito.

Si tratta di una storia che racconta le vicende di un albero salvato, ma non di un albero qualunque, di una albero veramente eccezionale: una quercia secolare……… sicuramente anche sacra.

Il fatto è avvenuto a Trezzano sul Naviglio ma è così vicino alla sapienza sibillina che è come se si fosse verificato quà.

"Non avevo mai visto una quercia camminare!": ha esclamato un uomo. La quercia di via Treves ha traslocato. Gli operai erano al lavoro dalle 8 ed era ormai ora di pranzo, quando Madama Quercia è giunta, scortata da due poliziotti in motocicletta, presso la nuova dimora, orgogliosamente accanto al Monumento ai Caduti, di fronte al cimitero di viale Rimembranze.

"E' un buon terreno. - spiega l'assessore all'Ambiente. Ringrazio tutti gli operatori che con grande sensibilità e a titolo gratuito si sono adoperati per lo spostamento della quercia. Tanto di cappello. Mi davano del matto, quando ho detto che volevo spostarla, ma non poteva rimanere dove stava. Sarebbe morta”.

 La pianta è stata prelevata da una grande gru e trasportata su un mezzo apposito, evitando con attenzione i lampioni. Assistevano ai lavori, oltre l’assessore, il presidente di "Salvambiente" e due volontari Amici del Parco Centenario. Un attimo di suspense quando la quercia ha attraversato viale Rimembranze, sbattendo contro le fronde degli altri alberi.

La maestosa quercia è alta come un palazzo di tre piani, pesa quasi 3.000 chili e nella sua lunga vita di ottuagenaria ha conosciuto almeno tre generazioni.

“Ho fortemente voluto il salvataggio di questo splendido albero – dichiara il vicesindaco – e grazie all'apporto di alcuni imprenditori di Trezzano siamo riusciti a spostare la pianta, che altrimenti sarebbe stata tagliata. Un intervento positivo quello dei privati, che hanno dimostrato così per l'ennesima volta la loro voglia di partecipare attivamente e gratuitamente a iniziative che meritano un plauso, perché sono rivolte al rispetto del verde e dell'ambiente. Ora tutti i Trezzanesi potranno ammirare la quercia nella sua nuova dimora”.

Dopo aver conosciuto questa storia si sta meglio, di spirito e di corpo.

Giuseppe Matteucci
Cecco d'Ascoli

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Nuovo cinema Paradiso… ma solo per ricchi! 

Archiviato in: mode il 18 Gennaio 2010 da Antonella | 16 commenti

Vi mando questo mio post dall'America in occasione anche del millesimo articolo di questo piccolo blog  che a distanza ormai di quattro anni risulta essere molto letto, con commenti e autori  sempre in costante aumento.

Ci sarebbe da ringraziare tante persone che vorrei mettere sotto un'unica frase: grazie bar.it…

Il cinema ormai considerato un divertimento alla portata di tutti potrebbe ritornare ad essere un passatempo riservato a pochi per lo meno per delle nuovissime sale di nuova concezione che partite dall'Australia stanno ora spopolando in America e puntano già l'occhio nel vecchio continente.

Come nel soggiorno della propria abitazione, in questi locali si sta seduti su un grande e comodo divano. Però serviti e riveriti da personale selezionato. Inoltre al posto del tradizionale trancio di pizza avanzato o del popcorn fatto in casa il cliente può accompagnare la visione del film con un cocktail di gamberetti o del caviale; invece della Coca Cola c'è lo champagne. L'investimento sta dando i suoi frutti malgrado la recessione: «Faremo i soldi. Faremo tanti soldi» dice un gestore dopo le prime esperienze. A dispetto dei prezzi esorbitanti, i visitatori accorrono in massa.

Nei cinema di "Prima classe" una bottiglia di spumante costa 50 dollari, 14 per gli anelli di seppia al forno, 19 per un sandwich con la bistecca e 29 dollari per il biglietto d'ingresso. 

In tempo di crisi economica pare proprio che sentirsi ricchi per due ore sia la nuova moda, infatti una ragazza accoglie lo spettatore già sulla porta d'ingresso che viene poi accompagnato da un secondo addetto nel piano della proiezione e anche qui ci sono camerieri personali e hostess ad ogni angolo.

Il visitatore è seduto su comodissime e spaziose poltrone con poggiagambe reclinabile, mentre i cuochi stellati preparano i cibi freschi nella cucina a fianco. I barman accorrono col drink: basta premere un pulsante posto sui braccioli.

La sala può ospitare dai 24 ai 40 visitatori. Un numero limitato per evitare rumori fastidiosi e garantire una sensazione di esclusività.

Il servizio non è sfruttato dalla sola classe alta, le sale sono spesso piene di coppiette che vogliono concedersi una serata un po' speciale e poi in questa maniera puoi cenare andando al cinema risparmiando, si fà per dire…

Antonella

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Acquavite Italia: Passione per il distillato 

Archiviato in: Fiere il 15 Gennaio 2010 da staff bar.it | 1 commento

Un’occasione di mercato offerta nella città di Perugia alle Aziende del settore delle acquaviti. Inimitabile, appassionante, sempre più importante, è così che si presenta la 3a edizione di “Acquavite Italia” Mostra Mercato Nazionale del Distillato, che si svolgerà a Perugia dal 29 al 31 gennaio 2010.

L’evento, è senza dubbio il più rilevante a livello Nazionale, che da quest’anno si propone anche con prodotti Internazionali. E’ un appuntamento esclusivo, che propone nella mattinata di venerdì 29 gennaio p.v., giornata di apertura della manifestazione, la novità del work shop, rivolto a tutti quelli operano nel campo dell’HO.RE.CA. (Hotel, Ristoranti e Catering), agenti di commercio, sommelier, giornalisti di eno-gastronomia, che si incontreranno con i distillatori ed i rappresentanti delle Aziende e Società iscritte alla manifestazione.

Acquavite Italia è diventato il punto di riferimento per chi il distillato lo crea e ne è l’autore e gli operatori commerciali che sono il collegamento con il cliente appassionato di acquaviti. Il work shop sarà l’occasione per stipulare contratti e accordi commerciali, proponendo le ultime novità nel campo dei distillati, senza perdere mai di vista l’obiettivo di fare cultura sul bere con moderazione e di qualità. Infatti, molte le degustazioni guidate in programma, dove sarà possibile assaggiare, sotto la guida di esperti, delle vere rarità, alla scoperta delle loro caratteristiche organolettiche, ma anche della storia e tradizioni che raccontano gli “spiriti in bottiglia”, sorseggiando piccole dosi di distillato.

“Siamo certi di ripetere il successo di pubblico registrato nel 2009, con circa 10.000 presenze” afferma Alessandra Casagrande Secretarial Manager dell’Organizzazione. “Sono previsti oltre 35 stands all’interno della Rocca Paolina e per una manifestazione di settore come la nostra è un successo annunciato”. A questo punto ci chiediamo se si può ancora migliorare, visto la giovane età ed il successo già raggiunto dalla manifestazione. “Siamo certi che è possibile crescere ed è questo il nostro obiettivo” continua l’ideatrice del logo dell’evento.

“Noi stiamo raccogliendo il duro lavoro ed i rischi connessi alle prime due edizioni della manifestazione. Abbiamo cercato di scegliere tutto per il meglio: dalla data di svolgimento, alla location, alla scelta “rischiosa” di far partecipare solo aziende con le acquaviti, al divieto di non fare bere i minorenni. Quest’ultima scelta l’abbiamo fatta per primi a livello Nazionale, lanciando un messaggio importante, per fortuna raccolto a piene mani sia dalle più importanti Aziende commerciali, sia dalle Autorità”

La sicurezza con cui parla Alessandra Casagrande ci fa capire come i numeri della seconda edizione verranno inesorabilmente superati.

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