“Coca Colla” la nuova bibita dei Narcos? 

Archiviato in: Prodotti il 9 Febbraio 2010 da Antonella | 1 commento

 
Evo Morales Ayma il presidente della Bolivia

Subito pensando al nome viene in mente ad un nuovo prodotto da ferramenta, una nuova colla color ambra come la Coca, invece si tratta dell'ultimissimo soft drink che verrà lanciata sul mercato boliviano fra qualche mese.

E' una bevanda ottenuta dalle foglie di coca che riprende il termine "collas", soprannome delle popolazioni che vivono a ridosso delle Ande.

La Coca Colla secondo quanto ha riferito l'associazione dei coltivatori di coca, sarà scura e avrà un'etichetta rossa molto simile a quella della Coca Cola e  il viceministro Victor Hugo Vasquez definisce l'iniziativa "di estremo interesse" perché segue "la politica d'industrializzazione della coca" portata avanti dal governo. Infatti in Bolivia da tempo sono commercializzati numerosi beni a base di coca come dentifrici, liquori, farine alimentari e diversi prodotti da masticare ed è stata definita nella nuova costituzione del paese andino "patrimonio culturale della Bolivia" e "fattore di coesione sociale".

A questo progetto non tutti sono d'accordo a partire dalle multinazionali che si sentono plagiate sia sul nome che sul packging, ma l'America tutta che da anni combatte la politica sulla droga attuata da questi stati i quali non controllano a sufficenza le coltivazioni che sono nella maggior parte dei casi nelle mani dei narcotrafficanti che producono cocaina

Da parte sua il governo guidato da Evo Morales, cifre alla mano, risponde che da quando gli agenti antidroga americani sono stati espulsi dal paese andino, la lotta contro il narcotraffico ha ottenuto importanti successi. Solo nel 2009 - dichiarano fonti governative - sono state sequestrate 26 tonnellate di droga.

Secondo me tutto questo servirà solamente ad aumentare la popolarità di questa droga mascherandola dietro una lattina d'alluminio che vuole ricordare, magari facendogli concorrenza il nemico a stelle e strisce!

Voi cosa ne pensate?

Antonella

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Il Paese delle Fate 

Archiviato in: leggende e tradizioni il 8 Febbraio 2010 da Cecco da Ascoli | 11 commenti

C’è una località tra Monte Gallo ed Arquata, proprio sotto al monte Vettore, che un tempo si chiamava Colfiorito e che dovette cambiare la propria denominazione in Pretare a causa di una calamità non proprio naturale.

Una leggenda racconta che il paese fu distrutto da un’enorme frana provocata dalla Sibilla per punire gli abitanti colpevoli di aver fatto rientrare le Fate al loro rifugio oltre l’ora stabilita, esso tornò a vivere dopo molti anni grazie all’arrivo sul posto di pastori i quali, durante le lunghe notti, ricevevano la visita di bellissime fanciulle, le fate appunto, coperte da abiti che incarnavano la natura, il fuoco, il bosco, il prato, il vento, la neve e l’acqua.

Le Fate erano di casa alle Pretare, scendevano per ballare il saltarello e soprattutto per accoppiarsi con i giovani del luogo. Gli attuali abitanti, addirittura, ritengono che loro siano lontani parenti delle fate ma in proposito sussistono molti dubbi.

Un’altra leggenda riguarda un episodio avvenuto durante un ballo, quando un montanaro si accorse delle zampe caprine delle fate e il suo silenzio fu comprato con la promessa di fargli trovare una moneta d’oro ogni volta che avesse messo le mani in tasca. Il pastore, nonostante che il denaro ammucchiato fosse legato a quel patto, non seppe resistere e volle svelare il segreto della sua fortuna: dal momento in cui raccontò il fatto anziché monete tirò fuori pugni di terra.

La tradizione popolare a volte è stata falsata e di conseguenza non sempre racconta la verità.
In questo caso alcune cose sono certe: le Fate, donne celtiche in carne ed ossa, non avevano piedi di capra e tutt’al più indossavano calzari fatti con la pelle di animali ed anche le monete accumulate dal montanaro sicuramente hanno un’altra spiegazione, sicuramente più concreta.

Comunque alle Pretare le leggende sono state lo spunto per allestimento di uno spettacolo che riscuote tutti gli anni, d’estate, un notevole successo tanto da far tornare dall’America tutti gli emigranti della zona. Lo spettacolo che si chiama la  “Discesa delle Fate” è nato nel 1956 e poi si è evoluto nel tempo: nelle ultime edizioni sono stati  coinvolti registi, coreografi, collaboratori ed attori, nonché pastori ed abitanti della zona. Oramai anche questo spettacolo è diventato leggenda.


Gli attori dello I° spettacolo del 1956

Per le leggende e per lo spettacolo oggi le Pretare sono chiamate il “Paese delle Fate”.Le Pretare sono famose anche perchè nelle sue vicinanze ebbe luogo il miracolo della quercia: un crocefisso predato agli ascolani  fu appoggiato sotto un’enorme quercia; l’albero secolare resosi conto dell’immenso valore dell’oggetto, nel corso di un’ennesima battaglia,  abbassò i suoi rami per proteggerlo con un abbraccio affettivo. Il segno fu interpretato come volontà divina e gli ascolani abbandonarono la lotta. Anche questo avvenimento, naturalmente, è leggenda.

Cecco d'Ascoli
(Giuseppe Matteucci)

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Un’altra storia bella: questa è sibillina. 

Archiviato in: leggende e tradizioni il 2 Febbraio 2010 da Cecco da Ascoli | 17 commenti

Le storie sono più belle quando non te le aspetti e soprattutto quando riguardano le nostre zone che non hanno nulla da invidiare ad altre località più pubblicizzate.

Avevo letto tempo fa il libro di Eno Santecchia intitolato “ A spasso nel tempo” e mi era sorto il desiderio di visitare Vestignano di Caldarola. Domenica, non avendo niente da fare, ho deciso di fare un giro e dove potevo andare se non a Vestignano?

Sono giunto a Caldarola, ho chiesto informazioni e mi hanno indicato la strada giusta. Lungo il percorso ho incontrato i ruderi di una vecchia chiesa, il cimitero ed alla fine sono giunto a Vestignano. La prima cosa che si incontra è la chiesa dei Santi Martino e Giorgio, all'interno della quale è possibile ammirare il Trittico di Simone de Magistris ed altri dipinti, poi di fronte c’è il castello e le altre abitazioni della frazione.

Entrando nella porta principale della fortezza, passando al suo interno, dove tornano alla mente i fantasmi e le sale tortura, e camminando in salita si giunge ad un ristorante che si chiama “Il Picciolo di Rame” posto in una posizione impensabile. Ci si potrebbe chiedere come sia possibile aprire un ristorante in un luogo simile: alla fine di una salita che fa venire il fiatone e senza possibilità di poterci giungere con le macchine. Eppure quando ci sono arrivato io c’era il pienone, chissà forse sarà perché lì si mangiano prodotti genuini.

Un ristorante simile deve per forza avere un gestore sicuramente fuori dal comune. Ed infatti è proprio così, il responsabile dell’attività ha anche l’hobby della cultura celtica. Mi ha detto che lì vicino c’è una località chiamata Garufo che sicuramente è una zona celtica perchè ci sono i menhir, anche se spezzati e caduti per terra. I menhir dimostrano che in queste zone i Celti non ci sono solo passati ma ci hanno vissuto e pure a lungo. I conti tornano: fu proprio a San Ginesio, Comune poco lontano da Garufo, che fu ritrovata la tomba di un nobile guerriero celtico.

Scendendo di nuovo nella strada principale ed andando un po’ avanti, su un muro, si può ammirare un interessante dipinto che rappresenta l’eccidio di Montalto, in occasione del quale i Tedeschi uccisero alcuni partigiani (sulle divise tedesche c’è la svastica e questa circostanza ha contribuito non poco a far dimenticare l’antico e nobile significato del simbolo celtico).

L’affresco, purtroppo, sta cadendo a pezzi.

Proseguendo, dopo qualche centinaio di metri, si giunge sotto una quercia secolare che ospita tra le sue radici un bellissimo presepio. Da non credere: un presepio celtico!! Proprio sotto la quercia dei Druidi.

Vestignano è un luogo interessantissimo però presenta due emergenze culturali:

  • il dipinto dei partigiani deve essere restaurato perché deve restare lì a ricordare che anche i giovani sibillini hanno combattuto contro la dittatura ed alcuni hanno dato la vita per portare la democrazia in Italia;

  • i Menhir di Garufo debbono essere rimessi in piedi perché non è giusto che simboli religiosi di tal genere siano stati abbattuti solo perché appartenenti ad un’altra religione, quella celtica.

Dopo questa bella storia c’è solo una cosa da fare: andare a mangiare al Picciolo di Rame e dopo, per digerire e per saziarsi anche di cultura, gironzolare per Vestignano.

Giuseppe Matteucci
(Cecco d'Ascoli)

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Anche Stachanov faceva la pausa caffè? 

Archiviato in: BarNews il 29 Gennaio 2010 da Antonella | 12 commenti


Foto tratta dal film Tempi moderni
interpretato, diretto e prodotto da Charlie Chaplin;
fu proiettato la prima volta il 5 febbraio 1936.

Cari Capo ufficio,
figli dell'infaticabile Aleksej Grigor'evič Stachanov,
il vostro controllo e la pressione che esercitate sul lavoro dei vostri impiegati non è assolutamente redditizia anzi porta ad uno scarso apprendimento e sfavorisce la memorizzazione.

Questo, infatti, è il risultato di uno studio coordinato da Lila Davachi e condotto da Arielle Tambini, del dipartimento di Psicologia della New York University dove si evince che la pausa caffè o un piccolo break aiuta a lavorare o studiare meglio!

Lo studio, pubblicato sulla rivista Neuron, svela un tassello del processo con cui formiamo i ricordi. Numerosi lavori scientifici hanno ormai confermato che durante il sonno il cervello fa ordine e rielabora le informazioni incamerate nella giornata, consolidando il ricordo di eventi o fatti importanti che resteranno quindi incisi nella memoria, ed eliminando le informazioni superflue: crea una sorta di 'potatura' delle sinapsi in cui queste informazioni sono state temporaneamente sistemate.

Ma alla luce di questo studio sembra proprio che non solo la lunga pausa notturna ma anche le piccole pause quotidiane, quando cioé si lascia riposare il cervello anche solo per pochi minuti - il tempo di un caffé tra una riunione e l'altra, o tra una lezione e la successiva - vanno a beneficio della sua funzionalità e in particolar modo della memoria.

E poi cari datori di lavoro prendersi una pausa serve anche per socializzare e levare le piccole tensioni che si accumolano e magari per rialanciare nuove idee con nuovo slancio!

Non credete?

Antonella

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Lo scaldasonno umano meglio di quello elettrico? 

Archiviato in: curiosità & stranezze il 24 Gennaio 2010 da Antonella | 14 commenti

C'è chi quando s'infila tra le lenzuola preferisce trovarle fresche anche d'inverno, chi invece adora infilarsi nel letto e trovarlo bello caldo…

Quando ero piccola si usavano le borse dell'acqua calda, che mettevamo in fondo ai piedi, poi sono arrivati metodi più moderni come lo scaldasonno e la termocoperta elettrica, ora invece dal Regno Unito, arrivano gli scaldini umani!

Questo servizio per ora si potrà avere pernottando all'Holiday Inn London Kensington Forum, all'Holiday Inn Kingston South, o all'Holiday Inn Manchester Central Park, dove uomini e donne che indossano un'apposita tuta bianca termica studiata per massimizzare l'effetto calore e che coprirà tutto il loro corpo,  s'infilano 5 minuti prima di voi nel vostro letto, fungendo da enorme borsa dell'acqua calda!!?

La singolare idea è basata su un recente studio, portato avanti da una clinica per il sonno ad Edimburgo, che sostiene che gli esseri umani dormono meglio se il loro letto è già caldo prima di coricarcisi, un comfort che gli alberghi vogliono realizzare senza correre pericoli di incendi o scosse elettriche legati agli scaldaletto classici.

E voi come scaldate il letto prima di coricarvi e fareste scaldare il vostro giaciglio da un estraneo?

Antonella

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Ogni libro…contiene granelli della nostra vita! 

Archiviato in: Tecnologicamente il 22 Gennaio 2010 da Antonella | 12 commenti

Quanti libri!!!…non credevo che la gente leggesse tanto…libri a riposare all'ombra di un lettino in attesa di essere di nuovo ripresi in mano, altri aperti ed appoggiati al tavolino che fanno loro da segnalibro, alcuni che fanno capolino dagli zainetti e tutti gli altri che fanno sognare chi li sta leggendo!!

Uno però in particolare mi ha incuriosito, è poco più grande di una cartolina,è spesso come una matita e pesa solo 250 grammi, sto parlando del libro elettronico della Sony il Portable Reader System che gli americani usano con naturalezza, infatti finora è disponibile solo negli USA al prezzo di 275 dollari(circa 194 euro) ma che presto dovrebbe essere disponibile anche in Italia.

Su un display in bianco e nero vengono mostrati testi in bianco e nero, con tre possibili livelli d'ingrandimento, e ci si può anche ascoltare musica in formato MP3.

Per il momento i libri vanno comprati sul negozio online statunitense Sony Connect Shop, scaricandoli via computer, dopodichè attraverso un cavo UBS vengono poi trasferiti dall'utente sul proprio libro elettronico e sulla memoria interna ci si può caricare fino a 160 libri!

Ogni libro è un granello della nostra vita, ed ogni volta che lo riprendiamo in mano riprendono vita emozioni e ricordi sia tristi che felici ma che ci fanno ritornare in un istante indietro nel tempo quando tra le mani avevano un compagno di notti insonni o un amico con cui ci consolavamo…pagine ingiallite dal sole, stropicciate dal vento, macchiate da gocce di caffè…ma comunque non fredde come il contatto del libro elettronico!!

E voi credete che il Portable Reader possa rubare il posto nella nostra libreria al libro cartaceo?

Antonella   

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Una storia bella… quasi sibillina! 

Archiviato in: leggende e tradizioni il 20 Gennaio 2010 da Cecco da Ascoli | 9 commenti

Quando nella vita capitano cose brutte è necessario, per ricreare quell’equilibrio indispensabile all’esistenza, trovarne delle altre belle capaci di accrescere la voglia di vivere.

Questa è una di quelle, è una storia così bella tanto che si stenta a credere alla sua veridicità, ma quando ci sono testimoni autorevoli ed immagini eloquenti i dubbi svaniscono subito.

Si tratta di una storia che racconta le vicende di un albero salvato, ma non di un albero qualunque, di una albero veramente eccezionale: una quercia secolare……… sicuramente anche sacra.

Il fatto è avvenuto a Trezzano sul Naviglio ma è così vicino alla sapienza sibillina che è come se si fosse verificato quà.

"Non avevo mai visto una quercia camminare!": ha esclamato un uomo. La quercia di via Treves ha traslocato. Gli operai erano al lavoro dalle 8 ed era ormai ora di pranzo, quando Madama Quercia è giunta, scortata da due poliziotti in motocicletta, presso la nuova dimora, orgogliosamente accanto al Monumento ai Caduti, di fronte al cimitero di viale Rimembranze.

"E' un buon terreno. - spiega l'assessore all'Ambiente. Ringrazio tutti gli operatori che con grande sensibilità e a titolo gratuito si sono adoperati per lo spostamento della quercia. Tanto di cappello. Mi davano del matto, quando ho detto che volevo spostarla, ma non poteva rimanere dove stava. Sarebbe morta”.

 La pianta è stata prelevata da una grande gru e trasportata su un mezzo apposito, evitando con attenzione i lampioni. Assistevano ai lavori, oltre l’assessore, il presidente di "Salvambiente" e due volontari Amici del Parco Centenario. Un attimo di suspense quando la quercia ha attraversato viale Rimembranze, sbattendo contro le fronde degli altri alberi.

La maestosa quercia è alta come un palazzo di tre piani, pesa quasi 3.000 chili e nella sua lunga vita di ottuagenaria ha conosciuto almeno tre generazioni.

“Ho fortemente voluto il salvataggio di questo splendido albero – dichiara il vicesindaco – e grazie all'apporto di alcuni imprenditori di Trezzano siamo riusciti a spostare la pianta, che altrimenti sarebbe stata tagliata. Un intervento positivo quello dei privati, che hanno dimostrato così per l'ennesima volta la loro voglia di partecipare attivamente e gratuitamente a iniziative che meritano un plauso, perché sono rivolte al rispetto del verde e dell'ambiente. Ora tutti i Trezzanesi potranno ammirare la quercia nella sua nuova dimora”.

Dopo aver conosciuto questa storia si sta meglio, di spirito e di corpo.

Giuseppe Matteucci
Cecco d'Ascoli

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Nuovo cinema Paradiso… ma solo per ricchi! 

Archiviato in: mode il 18 Gennaio 2010 da Antonella | 15 commenti

Vi mando questo mio post dall'America in occasione anche del millesimo articolo di questo piccolo blog  che a distanza ormai di quattro anni risulta essere molto letto, con commenti e autori  sempre in costante aumento.

Ci sarebbe da ringraziare tante persone che vorrei mettere sotto un'unica frase: grazie bar.it…

Il cinema ormai considerato un divertimento alla portata di tutti potrebbe ritornare ad essere un passatempo riservato a pochi per lo meno per delle nuovissime sale di nuova concezione che partite dall'Australia stanno ora spopolando in America e puntano già l'occhio nel vecchio continente.

Come nel soggiorno della propria abitazione, in questi locali si sta seduti su un grande e comodo divano. Però serviti e riveriti da personale selezionato. Inoltre al posto del tradizionale trancio di pizza avanzato o del popcorn fatto in casa il cliente può accompagnare la visione del film con un cocktail di gamberetti o del caviale; invece della Coca Cola c'è lo champagne. L'investimento sta dando i suoi frutti malgrado la recessione: «Faremo i soldi. Faremo tanti soldi» dice un gestore dopo le prime esperienze. A dispetto dei prezzi esorbitanti, i visitatori accorrono in massa.

Nei cinema di "Prima classe" una bottiglia di spumante costa 50 dollari, 14 per gli anelli di seppia al forno, 19 per un sandwich con la bistecca e 29 dollari per il biglietto d'ingresso. 

In tempo di crisi economica pare proprio che sentirsi ricchi per due ore sia la nuova moda, infatti una ragazza accoglie lo spettatore già sulla porta d'ingresso che viene poi accompagnato da un secondo addetto nel piano della proiezione e anche qui ci sono camerieri personali e hostess ad ogni angolo.

Il visitatore è seduto su comodissime e spaziose poltrone con poggiagambe reclinabile, mentre i cuochi stellati preparano i cibi freschi nella cucina a fianco. I barman accorrono col drink: basta premere un pulsante posto sui braccioli.

La sala può ospitare dai 24 ai 40 visitatori. Un numero limitato per evitare rumori fastidiosi e garantire una sensazione di esclusività.

Il servizio non è sfruttato dalla sola classe alta, le sale sono spesso piene di coppiette che vogliono concedersi una serata un po' speciale e poi in questa maniera puoi cenare andando al cinema risparmiando, si fà per dire…

Antonella

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Acquavite Italia: Passione per il distillato 

Archiviato in: Fiere il 15 Gennaio 2010 da staff bar.it | 1 commento

Un’occasione di mercato offerta nella città di Perugia alle Aziende del settore delle acquaviti. Inimitabile, appassionante, sempre più importante, è così che si presenta la 3a edizione di “Acquavite Italia” Mostra Mercato Nazionale del Distillato, che si svolgerà a Perugia dal 29 al 31 gennaio 2010.

L’evento, è senza dubbio il più rilevante a livello Nazionale, che da quest’anno si propone anche con prodotti Internazionali. E’ un appuntamento esclusivo, che propone nella mattinata di venerdì 29 gennaio p.v., giornata di apertura della manifestazione, la novità del work shop, rivolto a tutti quelli operano nel campo dell’HO.RE.CA. (Hotel, Ristoranti e Catering), agenti di commercio, sommelier, giornalisti di eno-gastronomia, che si incontreranno con i distillatori ed i rappresentanti delle Aziende e Società iscritte alla manifestazione.

Acquavite Italia è diventato il punto di riferimento per chi il distillato lo crea e ne è l’autore e gli operatori commerciali che sono il collegamento con il cliente appassionato di acquaviti. Il work shop sarà l’occasione per stipulare contratti e accordi commerciali, proponendo le ultime novità nel campo dei distillati, senza perdere mai di vista l’obiettivo di fare cultura sul bere con moderazione e di qualità. Infatti, molte le degustazioni guidate in programma, dove sarà possibile assaggiare, sotto la guida di esperti, delle vere rarità, alla scoperta delle loro caratteristiche organolettiche, ma anche della storia e tradizioni che raccontano gli “spiriti in bottiglia”, sorseggiando piccole dosi di distillato.

“Siamo certi di ripetere il successo di pubblico registrato nel 2009, con circa 10.000 presenze” afferma Alessandra Casagrande Secretarial Manager dell’Organizzazione. “Sono previsti oltre 35 stands all’interno della Rocca Paolina e per una manifestazione di settore come la nostra è un successo annunciato”. A questo punto ci chiediamo se si può ancora migliorare, visto la giovane età ed il successo già raggiunto dalla manifestazione. “Siamo certi che è possibile crescere ed è questo il nostro obiettivo” continua l’ideatrice del logo dell’evento.

“Noi stiamo raccogliendo il duro lavoro ed i rischi connessi alle prime due edizioni della manifestazione. Abbiamo cercato di scegliere tutto per il meglio: dalla data di svolgimento, alla location, alla scelta “rischiosa” di far partecipare solo aziende con le acquaviti, al divieto di non fare bere i minorenni. Quest’ultima scelta l’abbiamo fatta per primi a livello Nazionale, lanciando un messaggio importante, per fortuna raccolto a piene mani sia dalle più importanti Aziende commerciali, sia dalle Autorità”

La sicurezza con cui parla Alessandra Casagrande ci fa capire come i numeri della seconda edizione verranno inesorabilmente superati.

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La musica che guarisce arriva in ospedale! 

Archiviato in: la nostra salute il 11 Gennaio 2010 da Antonella | 4 commenti

Dopo la saggia decisione di portare allegria in ospedale con la clownterapia inventata da Patch Adams e poi esportata in tutto il mondo ora nascono i primi ambulatori di musicoterapia: prenderanno avvio in tre cliniche dell'Istituto Neurotraumatologico Italiano di Roma: Villa Dante di Guidonia (Roma), Villa Alba Fonte Nuova di Fonte Nuova (Roma) e Villa Alba Veroli di Veroli (Frosinone).

«La musicoterapia - spiega la dottoressa Maria Emerenziana D'Ulisse, psicologa, psicoterapeuta, docente presso il Corso di specializzazione in MT del Conservatorio de L'Aquila e membro del direttivo dell'Associazione italiana professionisti della Musicoterapia - è una disciplina scientifica applicata ad aree diverse, proprie dell'essere umano, come quella cognitiva, comportamentale ed emotivo-affettiva. Il presupposto di fondo è utilizzare il linguaggio corporeo -sonoro-musicale quale valido strumento espressivo e comunicativo in alternativa al linguaggio verbale».

«La musicoterapia diventa, quindi, un'attività clinica che, sviluppando una relazione tra terapista e utente, favorisce l'espressione, l'integrazione e l'elaborazione dei bisogni e dei vissuti della persona, insieme all'acquisizione di nuove modalità di comunicazione con se stesso, con il proprio nucleo familiare e con il mondo esterno, al fine di migliorarne la qualità della vita».

La musica è terapeutica anche in caso di stress, depressione e disturbi dell'umore, perché comporta il rilascio di endorfine responsabili di sensazioni positive quali euforia e ottimismo, è utile per rinforzare il sistema immunitario, perché favorisce livelli adeguati di linfociti T, influenza la forza muscolare e l'elasticità delle articolazioni. Largamente conosciuta e apprezzata, infine, è la sua applicazione in gravidanza.

Comunque già in molti casi, con ammalati gravi o addirittura in coma,  si è usufruito della musica facendo ascoltare ai pazienti quella da loro preferita.

Ma giorno per giorno ognuno di noi con la nostra radiolina o dovunque con l'ipod ascoltando la musica ritorna di buon umore e a caricarsi per affrontare la giornata con nuovo slancio e maggior ritmo.

Antonella

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L’alcol analcolico… un miracolo pericoloso? 

Archiviato in: Dalla scienza il 10 Gennaio 2010 da Antonella | 5 commenti

La scoperta viene dall'Inghilterra e ti permette di bere e rilassarti diventando più affabile ma, udite udite, senza ubriacarti!

I ricercatori dell'Imperial College di Londra avrebbero creato in laboratorio una sostanza simile all'alcool, ma che toglierebbe il mal di testa e i problemi allo stomaco, insomma i tipici postumi da sbornia.

La scoperta dell'"alcool analcolico" è chiaramente il frutto di alcune sostanze chimiche, tra le quali una molto simile al Valium, ma secondo il dottor Nutt e il suo staff di ricercatori non avrebbe controindicazioni , anzì porrebbe fine ad uno dei problemi più annosi della nostra società: l'alcolismo.

Gli scienziati stanno ora mettendo a punto anche una pillola che permetterebbe di interrompere il senso di "euforia" dato dal bere, che è poi una conseguenza dell'agire dell'alcool sui recettori cerebrali. Una pillola che permetterebbe ai bevitori di mettersi alla guida della propria auto senza incorrere in guai seri.

Certo, l'alcool analcolico sembra un vero e proprio "miracolo", ma alcune domande sono d'obbligo, in questo caso. Che sapore ha la sostanza? Sarà buona? E tutto questo non sarà mica un escamotage rivolto a superare l'etilometro da parte di chi si mette al volante in condizioni poco idonee?

Ed infine non conoscendo ancora gli effetti a lungo termine di un suo uso prolungato andrebbe classificato come un medicinale con relativa ricetta medica e vendita solo in farmacia?

…. a voi le risposte?

Antonella

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Il “listening bar” l’ha data a bere alla pirateria! 

Archiviato in: Bar dal mondo il 8 Gennaio 2010 da Fabio | 5 commenti

 

Sta spopolando in California il "Listening bar", un coffe shop dove oltre a bere caffè è possibile ascoltare musica, scegliendo tra i tanti brani musicali disponibili, e crearsi una personale compilation.

 

Si va al bar e nel frattempo si prepara il cd: uno con 9 brani costa circa 11 dollari. Nel bar ci sono oltre 70 tablet, pc assemblati in modo tale da permettere di scegliere i brani, selezionarli e masterizzarli.

 

I brani sono suddivisi per genere e spaziano tra il classic rock fino al country, con brani da discoteca suddivisi anch'essi per decenn, insomma una fornita enciclopedia della musica dalla quale attingere in maniera veloce e pratica.

 

E per finire il barman prepara su  misura, a seconda dei brani inseriti nella compilation, un drink personalizzato con il nome di uno dei brani scelti che poi viene stampato per fare la copertina del cd il tutto con altre 11 euro!

 

Questa è la ricetta americana contro la pirateria informatica. E anche un’ottima idea per un regalo o una dedica speciale!

 

E voi con quali brani fareste la vostra compilation?

 

Fabio

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Il “Mal d’amore”… esiste e come! 

Archiviato in: Amore & amore il 5 Gennaio 2010 da Antonella | 12 commenti

Molti sono convinti che il "Mal d'amore" sia solamente una senzazione transitoria e di natura psicologica ma a smentire tutto ciò oggi alcuni scenziati hanno comprovato l'esistenza di una molecola che, una volta attivita, innesca la tristezza che attanaglia l'animo quando un amore finisce, quando ci si separa dal partner o per la perdita del proprio caro.

Pubblicato sulla rivista Neuropsychopharmacology del gruppo editoriale scientifico britannico "Nature", lo studio è di Oliver Bosch dell'Università di Regensburg, in Germania che ha indagato su cosa succede in un cervello quando un rapporto finisce.

Gli scenziati hanno condotto la ricerca sui maschi di arvicole di prateria, una specie di mammifero monogoma, che tiene molto al "rapporto di coppia" notando che in concomitanza con l'insorgere di comportamenti depressivi e di avversione che compaiono nel maschio in seguito alla separazione dalla propria femmina, nei circuiti delle emozioni cerebrali del maschio abbandonato, aumenta il livello di un messaggero chimico, il fattore di rilascio della corticotropina.

Inoltre gli esperti hanno riscontrato che bloccando l'attività di questa molecola con inibitori chimici, i sintomi per l'abbandono del partner scompaiono, segno che è proprio il fattore di rilascio della corticotropina ad indurli nello stato depressivo e di malessere generale.

Quindi un consiglio a tutti noi genitori: quando vediamo uno dei nostri ragazzi soffrire anche fisicamente per una delusione amorosa non sottovalutiamo in primis i loro sentimenti e soprattutto stiamo loro vicini perchè la loro sofferenza, sia psichica che fisica, potrebbe portare a danni molto più rilevanti.

Antonella

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Il sale allunga la vita… se respirato! 

Archiviato in: la nostra salute il 4 Gennaio 2010 da Antonella | 8 commenti

Fin dall’antichità il sale è stato considerato come un elemento naturale prezioso; utilizzato come moneta di scambio sin dai tempi di Marco Polo e considerato in molti casi addirittura più prezioso dell’oro, oggi invece è stato tacciato di essere dannoso per il nostro organismo in special modo nell'alimentazione.

Ma da pochi giorni anche in Italia ha riscoperto una sua  nuova identità infatti è stata inaugurata la prima "Stanza di sale Halosal" in via Washington a Milano.

Sembra di essere al mare in quanto sotto i piedi avrete la sabbia e come musica il dolce rumore delle onde che si infrangono sugli scogli, la freschezza rinvigorente dell’aria salata…

La sabbia speciale sulla quale la tua sdraio si trova è sale di miniera; il sale ricopre anche i muri della stanza di sale ed al suo interno respirerai aria carica di particelle di sale purissimo nebulizzato.

Da decenni ormai è pratica comune negli stati dell’Europa dell’Est utilizzare le grotte di sale sotterranee per respirare meglio, soprattutto se si soffre di problematiche respiratorie di varia natura. 

Grazie agli studi condotti dal Dr. Felix Boczkowski intorno alla metà del 1800, si scoprì che i minatori che lavoravano nelle miniere saline stavano molto meglio sia rispetto agli altri minatori sia rispetto alla popolazione comune; erano migliorate le loro condizioni di vita, avevano un sistema immunitario più forte e più resistente alle malattie e avevano una aspettativa di vita relativamente più lunga. Il tutto era riconducibile al microclima saturo di sale a cui erano esposti per molte ore al giorno. 

Quindi poco sale nei nostri cibi e se ne avrete occasione fatevene invece una bella boccata per i vostri polmoni.

Antonella

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Assaggi di futuro con il menù virtuale 

Archiviato in: ristorazione il 31 Dicembre 2009 da Antonella | 8 commenti

Molte volte capita di andare in un ristorante, anche rinoomato, e di ordinare dei piatti non sapendo perfettamente poi quello che ci arriverà sulla tavola e tutto questo si accentua quando ti trovi ad ordinare pietanze all'estero con gravi difficoltà di comunicazione anche per un linguaggio troppo specifico come quello della cucina.

Bella l'idea di un ristorante fusion orientale dal nome Inamo sito a Londra al 134-136 Wardour Street, Soho, dove il controllo della tua cena è saldamente sotto le tue mani…

Un locale d’alta cucina asiatica hi-tech (progetto dello studio Blacksheep Interior Architecture and Design): con sistema touchscreen sulla superficie dei tavoli si sfoglia il menu, si possono leggere informazioni sui singoli ingredienti, si vedono le foto dei piatti in scala reale, si ordina direttamente alla cucina.

Il sistema interattivo è collocato all'interno di futuristici proiettori posti sopra ogni tavolo. Si può cambiare la tovaglia "virtuale" con colori e grafiche diverse, fare giochi da tavolo con gli amici e guardare gli chef ai fornelli grazie a una webcam collocata in cucina.

Al ponte di comando della cucina c'è uno dei migliori chef fusion orientali del paese ovvero Navishen Mudaly (ex Zuma, Indo-Jin, e Prism) che ha  messo la sua grande esperienza al servizio dei clienti creando menù con influenze asiatiche e sapori per piatti originali e sopratutto gustosi!

Con il Touchpad potremo sicuramente ordinare ciò che vogliamo senza sorprese ma non vorrei che di qui a breve oltre all'ordinazione hi-tech, ci arrivassero anche i piatti virtuali.

Antonella

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Parcheggio più grande per donne al volante! 

Archiviato in: attualità il 30 Dicembre 2009 da Antonella | 14 commenti

In Cina, nella provincia di Hebei, il centro commerciale Wanxiang-Tiancheng ha costruito un parcheggio “speciale” per i conducenti di sesso femminile con due peculiarità: la dimensione maggiore e il colore rosa e viola delle righe disegnate in terra.

Il centro commerciale ha installato un segnalatore di traffico e monitor di sicurezza per rispondere al meglio alle necessità delle donne in quanto in Cina guidare è un’attività pericolosa, infatti nell’anno passato ci sono stati, ogni giorno, 200 morti per incidenti stradali, di cui la stragrande maggioranza a causa del sesso cosidetto "debole".

Il parcheggio è stato pensato appositamente per andare incontro al forte senso del colore e alla diversa precezione delle distanze delle donne, infatti i muri sono stati dipinti di rosa e violetto, gli ambienti sono meglio illuminati, e i parcheggi un metro quadrato più spaziosi di quelli riservati agli uomini…

Vi sembra giusto che le donne al volante vengano prese in giro più o meno a ragione e secondo voi è ancora vero che le donne hanno poca manualità con le auto continuando a confermare il vecchio detto “donne al volante pericolo costante"?

Antonella

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Buone feste a tutti! 

Archiviato in: bar.it notizie il 25 Dicembre 2009 da staff bar.it | 17 commenti

Un caro augurio di buone feste a tutti voi e che possa portarvi serenità, gioia, salute e tante soddisfazioni.

Staff bar.it

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Ad ogni sbornia il suo “colore”! 

Archiviato in: BarNews il 23 Dicembre 2009 da Fabio | 4 commenti

Il "dopo sbornia" è sempre il momento  meno bello da ricordare di una serata passata a divertirsi con gli amici, ma a seconda di quello che si è bevuto si hanno più o meno effetti collaterali.

Da una recente ricerca della Brown University che sarà pubblicato sulla rivista "Alcohol: Clinical And Experimental Research" risulta che a seconda dell'intensità del colore una bevanda più è scura e più c'è la possibilità di svegliarsi con un forte mal di testa.

L'arcano è stato svelato da un gruppo di ricercatori che ha effettuato una serie di test su un campione di cento individui avvezzi ad alzare il gomito. I volontari hanno bevuto burbon e vodka per raggiungere pressapoco lo stesso livello di ebrezza.

Un'intervista, al mattino seguente, ha poi permesso di verificare gli effetti differenziati delle due forome di sbronze. Sono i vari additivi, sia chimici che naturali, che rendono più doloroso lo smaltimento di alcune bevande: il whiskey, ad esempio, contiene 37 volte le sostanze chimiche della vodka.

E tra queste figurano anche acetone, oli e tannino, composti imputati dalla ricerca come responsabili dell'aggravarsi di certi effetti postumi dell'alcol, i quali vengono aggiunti per dare sapore ed intensità alla bevanda.

Ciò non vuol dire che gli alcolici trasparenti come gin e vodka siano più salutari, ma piuttosto che producono un minor danno a breve termine. L'abuso di alcol, infatti, in tutti i casi rappresenta una minaccia per la salute, in quanto indebolisce il sistema immunitario, danneggia il sistema nervoso, gli organi e fa ingrassare.

Insomma alla resa dei conti un buon bere calibrato e con poche aggiunte di sostanze chimiche è il giusto approccio che ogni cliente al bar dovrebbe avere con l'alcool sempre che lì dietro ci sia un professionista a saperlo anche consigliare.

Fabio

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Bistecca hi-tech… attacco al mondo agricolo? 

Archiviato in: bar.it notizie il 21 Dicembre 2009 da Antonella | 11 commenti

Potrebbe essere la scoperta che eliminerebbe la fame nel mondo: carne artificiale, prodotta in laboratorio.

Se ne potrebbe produrre tanta quanta ne serve, senza limiti e senza carico di emissioni di gas nocivi che accompagnano i tradizionali metodi, usati finora per migliaia di anni, per mettere in tavola questo cibo fondamentale.

Passi avanti ce n’erano già stati, ma ora, per la prima volta, degli scienziati hanno annunciato che l’esperimento è perfettamente riuscito: ricercatori della università di Eindhoven, in Olanda, annuncia il quotidiano londinese Daily Telegraph, hanno “creato” una bistecca di maiale facendola crescere da un tessuto, un muscolo di suino, immerso in una specie di brodo derivato dal sangue di feti animali.

«Perfettamente» riuscito, tranne per un particolare di una certa importanza: nessuno l´ha sottoposta a un test, la prima bistecca artificiale della storia, ossia nessuno l´ha assaggiata.

L´opinione dominante è che non sarebbe stata accolta con recensioni entusiastiche, ma gli esperti sono convinti che il prodotto sia rapidamente migliorabile e che potrà essere commestibile, in modo da venire lanciato sul mercato, messo in vendita in supermercati e negozi di alimentari, nel giro di cinque anni.

«Dobbiamo trovare la maniera di migliorarlo, ma crediamo di poterci arrivare in tempi relativamente brevi. Questo prodotto farà bene all´ambiente e ridurrà le sofferenze degli animali. Se avrà l´aspetto e il gusto della carne, la gente lo comprerà e lo mangerà».

Non so se tirare in ballo la difesa dell’ambiente o la sofferenza degli animali per giustificare questi obbrobri della scienza, ma sono certa che un giusto sfruttamento dell'agricoltura e dell'allevamento possa ancora essere la soluzione al nostro fabbisogno alimentare.

Antonella

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Lupi mannari metropolitani australiani 

Archiviato in: curiosità & stranezze il 18 Dicembre 2009 da Fabio | 8 commenti

Uno studio effettuato alla Calvary Mater Newcastle Hospita afferma che l'Australia è invasa dai licantropi: uomini violenti e pericolosi che aggrediscono a unghiate e morsi nelle notti di Luna piena.

I dati presentati nella ricerca evidenziano che, nei primi 6 mesi del 2009, i reparti d'emergenza degli ospedali australiani hanno ammesso un elevato numero di pazienti con comportamenti "bestiali". Di questi, 1 su 4 è stato ricoverato nella fase "piena" del ciclo lunare, il doppio rispetto a quelli "accalappiati" nelle altre fasi del satellite terrestre.

Leonie Calver, curatrice dello studio, ha testimoniato davanti alla stampa internazionale, affermando di aver visto con i suoi stessi occhi molti di questi insoliti pazienti. Spesso era necessario sedarli con dei potenti anenstetici, ha spiegato, perchè "aggredivano il personale mordendo, sgraffiando e sputando come animali". "C'è chi potrebbe paragonarli ai licantropi delle leggende del passato, perchè anch'essi apparivano con la Luna piena", ha aggiunto.

La tradizione vuole che, nel Medioevo, gli uomini lupo inalassero un particolare vapore o si ungessero con delle pomate per innescare la trasformazione da essere umano a bestia. Si dice che le componenti di queste pozioni, come ha spiegato la Calver, fossero delle erbe capaci di provocare allucinazioni e delirio come la belladonna. Tuttavia il licantropo moderno, ha spiegato la ricercatrice, si serve di misture ben diverse: il 60% dei presunti lupi mannari ricoverati era sotto l'effetto di droghe o alcol.

Qui in Italia la licantropia si manifesta in automobile infatti dopo aver assunto sostanze allucinogene o alcoliche guidano l'auto come delle "bestie" creando problemi maggiori dei semplici morsi dei cugini australiani.

Fabio

 

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