Amor Lontano: la notte dei dialetti marchigiani! 

Filed under: poesia il 17 maggio 2012 da Cecco da Ascoli | Nessun commento

Il giorno 28 Aprile 2012 si è svolta presso l’Aula Magna del Palazzo dei Priori di Montecassiano, la cerimonia finale dei concorsi “Premio Agorà” (Selezione opere nei dialetti marchigiani) e “Premio Esperando” (Selezione opere dialettali alunni degli Istituti Comprensivi di Appignano, Montecassiano e Treia) organizzati dall’Associazione Socio Culturale “Agorà 1991” di Appignano ( http://www.agora1991.it ) il cui presidente è il Sig.Gilberto Sacchi.

La giuria tecnica composta da Maurizio Boldrini, Gianfranco Cerolini e Adele Stramucci ha stabilito, per il Premio Agorà la seguente graduatoria:
SEZIONE A – POESIA
Prima classificata:“So machì” di Daniela Gregorini;
Seconda classificata, a pari merito: “Scintile” di Paolo Borsoni; “Lu Tipografu” di Giordano De Angelis;
- “Davanti a ‘n spechio de storia” di Anna Elisa De Gregorio;
Terza classificata, sempre a pari merito: “El zitelo” di Gianni Balercia; De’ tante porte (maru) di Diana Brodolini; “Na sperella de sole” di Assunta De Maglie; “Estate a Palombina” di Anna Maria Ragni; “Vella luna, amica mia” di Anna Zanconi.
SEZIONE B – PROSA
Prima classificata: “Supprica a Sand’Isidoru” di Fabio Macedoni; “Ricordi d’infanzia” di Adriano Marchi;
Seconda classificata: “Erina che nn saveva notà” di Daniela Gregorini;
Terza classificata: “La voja de jocà” di Francesca Ciucci; “Quilli che dicìa” (La Sivilla e le Fate sivilline) di Giuseppe Matteucci (forse il
famoso “Cecco d’Ascoli” del Blog di www.bar.it ).

Per il Premio Esperando molti studenti sono giunti in finale anche grazie alla collaborazione degli insegnanti degli Istituti partecipanti (il lungo elenco è nel sito).
Per l’occasione è stato pubblicato un libro intitolato “Amor lontano” dedicato ai progetti di sviluppo della Croce Bianca di San Severino Marche (Ospedale San Mary di Dubbo in Etiopia). Nel libro sono riportate tutte le opere finaliste oltre ai ringraziamenti di Gilberto Sacchi, alla prefazione di Roberto Vacca e alla presentazione di Raffaele Vitali.

Interessante, sempre nel libro, è un passo di una lettera di S. Paolo che parla d’amore tradotta in dieci dialetti marchigiani.
Nella copertina del libro c’è il dipinto “Amor a todas horas” di Simon Silva che rappresenta una mamma con il suo bambino che guarda l’orizzonte dalla finestra, all’interno ci sono i bozzetti originali di Domenico Fratini e nella contro copertina sono riportati due interventi, uno di Roberto Vacca sul dialetto e l’altro di Raffaele Vitali sull’amore lontano.

Di vero pregio la dedica, presente nella sezione riservata agli studenti, nei confronti di Mauro, un ragazzo che purtroppo ha gravi problemi di salute.
Viva il dialetto e ben vengano le manifestazioni tipo questa.
Lo scrittore Giuseppe Giusti diceva: “La veste più vera e genuina del nostro pensiero e’ il dialetto”.

Cecco d’Ascoli
Giuseppe Matteucci
Pres. Associazione
“La Cerqua Sacra”
Cultura Popolare Sibillina
lacerquasacra@email.it

torna su

Garibaldi: l’italiano da bere! 

Filed under: cocktails e dintorni il 14 maggio 2012 da Antonella | 10 commenti


(Neri Marcore mentre nelle pause dello spot Tim guarda il suo “omonimo” drink)

Come non raccontare la storia dell’eroe dei “Due Mondi” e del longdrink a lui dedicato, figlio diretto della cultura e della terra italica che sposa in eccezionale armonia il succo delle arance bionde siciliane con l’italianissimo bitter di Milano.

Il Garibaldi chiamato anche Campari Orange è un Long Drink dal tenore alcolico contenuto, per cui ottimo cocktail Any Time, anche se nasce come aperitivo apprezzato, soprattutto, dai turisti nord europei.

Questo famoso, facile e delizioso cocktail è un classico dei 60 drinks internazionali che nei suoi colori caldi e rossi ricordano quelli delle camice garibaldine.

Servito nel tumbler medio con una bella fetta d’arancia, è impossibile che qualcuno non abbia mai incontrato il Garibaldi nel corso delle sue incursioni nei bar di tutto il mondo.

Mettete dei cubetti di ghiaccio nel bicchiere, versate 3/10 di bitter campari e 7/10 di succo d’arancia. Mescolate bene per qualche secondo e guarnite con mezza fetta d’arancia sul bordo del bicchiere.

Usate della spremuta d’arancia filtrata se desiderate un sapore più fruttato e profumato, mentre, fuori ricetta, potete aggiungere un po’ di prosecco per dare al cocktail un tocco più brioso.

Il Garibaldi è tra i più antichi drinks nel firmamento di quelli mondiali e nonostante la sua veneranda età ancora non conosce flessioni nelle ordinazioni estive di tutti i bars del mondo, tutto questo a testimoniare che le preparazioni più semplici sono poi quelle che rimangono più a lungo.

Lunga vita al Garibaldi!

Antonella

torna su

Viva la campagna! 

Filed under: la nostra salute il 10 maggio 2012 da Cecco da Ascoli | 11 commenti

Negli anni ’70 Nino Ferrer con la sua canzone “Viva la campagna”  esaltava la vita all’aria aperta e faceva un elenco delle cose buone campagnole.
Questa è una parte del testo: “Viva la campagna che mi dà tutti questi grilli, birilli, cavalli, coltelli, mulini, bambini, tacchini, pulcini, casette, cosette, forchette, saette, tramonti, racconti, bisonti, rimpianti, castagne, lasagne, lavagne, montagne, ombrelli, fratelli, cartelli, caselli, bestiame, pollame, catrame, legname, fragori, fattori, pittori, rumori, patate affettate, posate, scarpate, fontane, cantine, gattoni, fornelli, randelli, piselli, martelli, sentieri, bicchieri, mestieri, profumi, dolcini, legumi, barlumi, cipolle, corolle, betulle, farfalle, formaggi, foraggi”.

Il cantante all’epoca non poteva assolutamente immaginare che la cosa più importante della campagna è la cacca delle mucche, in essa si trova una sostanza che fa vivere meglio tutte le persone e le rende anche più intelligenti. Si tratta del batterio Mycobacterium vaccae, si trova anche nel suolo e si sposta sospinto dal vento. Respirando a pieni polmoni, come si fa in campagna, se ne inala inconsapevolmente migliaia di esemplari. Forse è per questo motivo che la gente di campagna è migliore di quella di città.

Secondo gli scienziati del Sage Colleges a Troy, New York, il batterio è in grado di stimolare il cervello con la produzione di serotonina e di conseguenza agisce come antidepressivo, migliorando la velocità di apprendimento.

Oggi la gente si è urbanizzata e, purtroppo, ha perso il collegamento con gli organismi naturali che sono benefici per l’uomo.
Gli esperimenti per ora sono stati condotti solo su cavie da laboratorio, ma i risultati non lasciano ombra di dubbio: i roditori sono stati divisi un due gruppi, uno nutrito con batteri e l’altro no. Tutti sono stati messi alla prova con un labirinto. I membri del primo gruppo, sottoposti a dieta batterica, lo hanno attraversato al doppio della velocità rispetto ai compagni a dieta standard. Per verificare ulteriormente la validità dell’esperimento ai topi del primo gruppo sono stati tolti i batteri: le loro prestazioni sono ritornate come quelle degli altri.

Se l’aria di campagna ha quest’effetto anche sul cervello umano, vale davvero la pena di fare più escursioni possibili. E forse, se la teoria verrà dimostrata anche sugli umani, in un futuro non troppo lontano qualche azienda deciderà di trasferire i propri uffici tra i prati e le università creeranno sedi decentrate campagnole per favorire migliori prestazioni degli studenti.

Già nel 2007, i ricercatori avevano osservato che il Mycobacterium vaccae aumenta la serotonina nel corpo.  Ora, dopo lo studio americano si può ben dire che per rendere i bambini meno ansiosi e per migliorare le loro capacità di apprendimento è bene lasciarli giocare all’aperto facendoli sporcare con la terra.
Nelle Marche questo lo sanno tutti e non c’era bisogno degli studiosi americani.

Anche Celentano nel “Ragazzo della via Gluch” diceva:
“Ma come fai a non capire,
è una fortuna, per voi che restate
a piedi nudi a giocare nei prati,
mentre là in centro respiro il cemento”
Viva la campagna.

Cecco d’Ascoli
Giuseppe Matteucci
Pres. Associazione
“La Cerqua Sacra”
Cultura Popolare Sibillina
lacerquasacra@email.it

torna su

Cocktails… la nascita di uno stile di vita! 

Filed under: cocktails e dintorni il 2 maggio 2012 da Antonella | 9 commenti

Ricordate quei film anni cinquanta in bianco e nero dove gli american bar affollatissimi e fumosi erano l’attrattiva maggiore e il momento topico della trama, dove i protagonisti avevano sempre in mano cocktails o drinks molto ricercati.

Ebbene queste atmosfere d’altri tempi si stanno sempre di più diffondendo e ricreando in molte città d’Italia; luci soffuse, divani bassi, musica retrò di sottofondo molte volte suonata dal vivo con un pianoforte a coda da un maestro in smoking.

Sono tornati i cocktail di barmen che con abilità da giocoliere, scuotono lo shaker sopra la spalla, catalizzando l’attenzione dei clienti e dando loro l’impressione di assistere alle alchimie di un mago, mentre i camerieri incedono silenziosi tra i tavoli

Il Cocktail, con la sua miscela misteriosa, con i suoi colori ora pallidi, ora intensi e vivaci, diventa protagonista di una coreografia raffinata che va sorbita distrattamente in un pub come la birra, ma assaporata con attenzione per percepire l’armonia degli ingredienti, gustarne i contrasti, ammirarne la coreografia.

Il barman ha un’arte tutta sua che richiede studio e passione, grande precisione, ma soprattutto un raffinato senso del gusto, creatività e abilità, fusi in un’alchimia di sapori e colori dai risultati volutamente diversi; ha esigenze precise, a partire dal bicchiere per arrivare alla decorazione finale. Ed è sempre il barman, vero e proprio demiurgo, a decretarne il carattere e l’effetto.

Ma dopo tanti anni ancor oggi molti si domandano chi invento l’arte del miscelare e come nacque il primo cocktail, per entrare nel mondo degli aneddoti, delle supposizioni.

La prima volta che si parlò della nascita etimologica della parola cocktail fu quando con il termine “coda di gallo” si indicava un cavallo cui era stata tagliata parte della coda affinché la portasse, appunto, alta come quella di un gallo.

Intervento che veniva eseguito su cavalli non purosangue, quindi il nome prese a indicare gli incroci e assunse il significato di “misto”, “mistura”, “miscuglio” e, quindi, “miscela”; e il cocktail era allora un mix di alcol, amaro, acqua e zucchero.

Un altro aneddoto fa riferimento al francese Antoine Peychaud che, dopo aver sperimentato una miscela di cognac, zucchero, spezie e amaro di erbe e averla mescolata in un coquetier (strumento di misura), si ispirò a quest’ultimo per il nome.

Affiora poi alla memoria il coquetal, una bevanda diffusa nel XIX secolo nella zona di Bordeaux e preparata sempre con vino aromatizzato.

La storia di Betsy Flanagan, albergatrice e moglie di un rivoluzionario che, nel 1779, serviva drink decorati con piume di gallo multicolori riscuotendo grande successo, tanto che un cliente avrebbe brindato, molto soddisfatto: “Vive le cocktail!”.

Anche i galli e iromani erano soliti creare misture di vino e sostanze aromatiche, in particolar modo miele e anice, pratica che continuò anche nel Medioevo.

Ma solo con gli “sling” (miscele di liquori, acqua e zucchero) preparati dagli inglesi si può collocare la nascita dei primi veri esempi di bevanda miscelata, insieme a tanti altre categorie di drinks entrati poi di diritto nel dizionario dei barman: buck, cobbler, cooler, crusta, cup, daisy, eggnog, fancy, fix, fizz, flip, grog, julep, negus, nog, posset, rickey, sangaree, smash.

Al Capone e la malavita fecero grandi affari nella distribuzione degli alcolici, spesso mescolati in modo inappropriato con altri liquidi, talvolta nocivi alla salute con nomi molto esplicativi e significativi come: vernice da bara, torcibudello, morte istantanea.

Con il passare del tempo queste bevande sono entrate a far parte della consuetudine, sia in splendidi bar o anche nelle abitazioni private, il cocktail diventa un’occasione per un party semplificato, un momento di incontro senza cena, solo per chiacchierare e ammirare l’abilità del padrone di casa trasformato in barman: un nuovo modo di stare insieme e uno stile di vita che fino a quel tempo era a solo ad appannaggio della ristorazione.

Antonella

torna su

La festa dei lavoratori! 

Filed under: Ricorrenze e affini... il 30 aprile 2012 da staff bar.it | 6 commenti

“Il lavoro è amore rivelato.
E se non riuscite a lavorare con amore,
ma solo con disgusto, è meglio per voi lasciarlo e,
seduti alla porta del tempio,
accettare l’elemosina di chi lavora con gioia.
Poiché se cuocete il pane con indifferenza,
voi cuocete un pane amaro,
che non potrà sfamare l’uomo del tutto.
E se spremete l’uva controvoglia,
la vostra riluttanza distillerà veleno nel vino.
E anche se cantate come angeli,
ma non amate il canto,
renderete l’uomo sordo alle voci del giorno e della notte”.

Kahlil Gibran

Un caro augurio di buon primo maggio a tutti Voi!

Staff bar.it

torna su

Crustas l’arte di bordare il bicchiere! 

Filed under: cocktails e dintorni il 27 aprile 2012 da Antonella | 10 commenti

Fare la crustas non rappresenta solo una guarnizione, ma è anche una parte integrante del drink infatti bagnando (solitamente con il limone) il bordo del bicchiere e successivamente passandolo sulla parte interessata nell’ingrediente che vogliamo incorporare (sale, zucchero, spezie varie) si ottiene oltre ad un’effetto decorativo anche una sostanziale modifica del gusto.

Questa categoria di cocktail (codificata anche dall’I.B.A.) fu inventata da Joseph Santini (c’è chi dice sia stato un barman italiano e altri un ristoratore spagnolo) intorno il 1850 a New Orleans.

In particolare la costa dell’America orientale, grazie all’importazione degli alcolici dall’Europa (soprattutto gin e brandy), di liquori di alta qualità e l’arrivo del ghiaccio dagli stati del nord hanno fatto si che l’american bar nascesse e con lui il suo legittimo “discendente” il cocktail che fiorì in quegli anni negli alberghi di lusso per soddisfare un’elite benestante.

Con le ferrovie cominciò il “crisscrossing” del continente, San Francisco e New Orleans divennero i focolai di maggiore originalità, facendo sì che esperti farmacisti, come Antoine Peychaud, inventassero amari e liquori che ancora oggi si preparano e commercializzano.

Ricordiamo fra i primi in assoluto
RUM CLASSIC Crustas
di Arturo Sighinolfi
2 once Añejo rum
1/4 oz. Marie Brizard orange curaçao o di liquore di ciliegie Luxardo
3/4 oz. succo di limone fresco
3/4 oz. Gomme sciroppo

Strofinare l’orlo di un calice da vino con una fetta di limone, e passarlo nello zucchero superfine in modo che la crustas sia uniforme;
una scorza di limone dentro il bicchiere e freddarlo con il ghiaccio. Unire gli ingredienti e shakerare energicamente.

Alcuni anni dopo il grande barman Jerry Thomas disse che la “crustas” era l’anello mancante nello sviluppo del moderno cocktail riportandolo nel suo primo libro “mixed-drinks” pubblicato nel 1862 e stampato per oltre 30 anni come unico vademecum dei bartenders

Tra le molte bevande descritte nel libro di Thomas vi sono appunto i Crustas,(nella foto il brandy-crusta dove alla bordatura di zucchero si aggiungeva un’ampia buccia di limone) all’epoca erano molto popolari a differenza dei giorni nostri che sono un pò snobbati se non in alcune preparazioni a base di caffè o nel classico Margarita.

Sono comunque dell’avviso che nell’ora dell’aperitivo dove la fà da padrone l’Aperol se viene servito classico con ghiaccio, soda e fettina d’arancio, il bicchiere deve essere categoricamente bordato con una crusta di zucchero bianco, cosa attualmente, purtroppo, caduta in disuso!

Antonella

torna su

Basta un pace maker per per gli obesi! 

Filed under: la nostra salute il 25 aprile 2012 da Antonella | 9 commenti

A Pisa si è dato il via alla sperimentazione dell’impianto Abiliti® sui pazienti obesi, con un intervento di chirurgia bariatrica effettuato dall’èquipe diretta da Marco Anselmino.

Abiliti® è un sistema intelligente per cercare di far perdere peso ottenendo risultati simili a quelli indotti dalla chirurgia bariatrica, ma con ulteriore minore invasività, minor rischio di complicanze e ridotta necessità di modificare il proprio stile di vita alimentare.

Il sistema consiste in uno stimolatore, basato sullo stesso principio di funzionamento dei pace-makers cardiaci, che invia impulsi elettrici allo stomaco del paziente in determinate fasce orarie, inducendo così senso di sazietà.

La stimolazione ad alta frequenza della parete dello stomaco aumenta il senso di sazietà che già di per sé una persona avverte quando assume cibo o liquidi. L’effetto finale è quindi di ridurre il volume di sostanza esterna ingerita. L’unico impegno da parte dei pazienti portatori di pacemaker gastrico è di rispettare l’orario di assunzione dei pasti, dal momento che lo stimolatore invia segnali al di fuori delle fasi prandiali.

Nel 2005 l’Oms-Organizzazione mondiale della sanità aveva calcolato in circa 1,6 miliardi gli adulti sovrappeso e almeno in 400 milioni gli obesi. Entro il 2015 si stima che ben 2,3 miliardi di persone saranno in sovrappeso e 700 milioni saranno obesi.

Naturalmente queste categorie, sia i soggetti in sovrappeso sia gli obesi, sono a maggior rischio per alcune delle principali cause di morte prematura, fra cui il diabete di tipo 2, la malattia coronarica, l’ictus, il cancro.

Essere obesi comporta inoltre dei costi notevoli per i sistemi sanitari di tutto il mondo e anche a se stessi… non solo per comprare il cibo ma anche per pagare il dietologo!

Antonella

torna su

Orologi: che passione! 

Filed under: collezionismo il 19 aprile 2012 da Cecco da Ascoli | 38 commenti

Gli orologi sono oggetti belli e affascinanti e tutti ne hanno una collezione. Ci sono quelli lasciati dai nonni, quelli dei genitori e quelli acquistati personalmente o ricevuti in regalo.

Le collezioni sono di vario genere e gli orologi possono essere suddivisi ed eventualmente scelti per tipo (da polso, da taschino, da collare, da portachiavi, ecc.), per materiale (d’acciaio, d’argento, d’oro, di plastica, ecc.), per funzionamento (manuali, automatici, a pile, ad energia solare, ecc.), per provenienza (svizzeri, tedeschi, francesi, italiani, russi ed ora anche giapponesi, koreani, cinesi e indiani) e, purtroppo, anche per valore (entro i 100 €, entro i 1.000 €, entro i 10.000 € e, per i più fortunati, entro ed oltre i 100.000 €).

C’è poi la grande distinzione tra analogici e digitali, ma quando si parla di collezione seria si intende sempre raccolta di orologi meccanici. Quelli digitali non attraggono i collezionisti.

Gli orologi sono tutti interessanti ma quelli che hanno un fascino particolare sono gli orologi russi, non quelli di adesso ma quelli concepiti quando c’era la Grande Russia, un’epoca in cui era importante la qualità.

La qualità a quell’epoca, anni 70’ e seguenti, doveva essere ufficialmente certificata e solo gli oggetti che superavano i controlli potevano utilizzare il sigillo GOST, il famoso marchio che contraddistingueva i prodotti industriali di alta qualità (tutti i prodotti, non solo gli orologi). 

Il sigillo GOST rappresenta una stella a cinque punte stilizzata, simbolo dell’Unione Sovietica, con una lettera “K” ruotata di 90° all’interno, dall’iniziale della parola Kachestvo (Qualità).

Gli orologi russi arrivarono in Italia in grande quantità intorno agli anni ’80 quando la perestrojka permise ai polacchi di incrementare i loro commerci. In quegli anni era facile incont,rare per strada le bancarelle di “roba russa” (macchine fotografiche, binocoli, obiettivi e telescopi, orologi, monete, ecc.), attualmente ce n’è una che ogni tanto espone a Sarnano.

Molte persone hanno in casa un orologio russo, i più competenti e fortunati hanno un “Poljot”, nome che in russo significa “volo”. La Poljot, la più grande fabbrica di orologi russi, fu fondata nel 1930 con il nome “Prima fabbrica di Mosca” per la produzione di strumenti per l’industria aerospaziale e per lsso,’aviazione militare. Yuri Gagarin nel 1961 mentre portava a termine la prima missione nello spazio aveva in dotazione un orologio Poljot “Sturmanskie” (comandante).

Negli anni ’80 e ’90 molti altri orologi russi arrivarono in Italia:
- Il “Vostok” (Est in russo), in cirillico “Boctok”, classico orologio dell’Armata Rossa, fu importato anche ufficialmente in Italia;
- Il “Raketa”(Razzo in russo) , importato in Italia con il nome “Paketa” ( la “P” in realtà era una “R” cirillica);

- Lo “Slava”, classico orologio russo non militare, mai importato ufficialmente in Italia, viene ancora oggi regolarmente prodotto in quella che è chiamata “Seconda fabbrica di Mosca”. Caratteristica di questo orologio è la doppia molla di carica;
- Il “Chaika” (in russo gabbiano), nome in codice della prima donna astronauta (Valentina Tereshkova).

Ci sono anche orologi russi meno conosciuti, il “Pobeda”, il “Luch”, lo “Zlatoust (con la particolarità della corona: 56 mm di diametro) ed altri.

Una collezione a parte si potrebbe fare con gli orologi russi da taschino.

Cecco d’Ascoli
Giuseppe Matteucci
Pres. Associazione
“La Cerqua Sacra”
Cultura Popolare Sibillina
lacerquasacra@email.it

torna su

Mangiar bene non sempre… fa bene! 

Filed under: la nostra salute il 18 aprile 2012 da Antonella | 11 commenti

L’ossessione da cibo salutare è in costante aumento ed è un disturbo dell’alimentazione che colpisce soprattutto gli over 30 maggiormente gli uomini e le persone di buon livello culturale.

La malattia in questione si chiama ortoressia e può diventare un serio problema psicologico tanto che La British Dietetic Association lancia l’allarme su questa nuova patologia e si inizia a parlare di un problema ormai comune a tante persone, eppure spesso taciuto.

Non è facile dire quanti soffrano di ortoressia, anche perché contrariamente agli anoressici o ai bulimici le persone che soffrono di questo disturbo possono essere assolutamente normali fisicamente.

Ma il fenomeno a un certo punto diventa preoccupante e all’attenzione esagerata alla qualità del cibo inizia gradatamente ad affiancarsi un disordine ossessivo-compulsivo della personalità.

La prima descrizione dettagliata della patologia comparve in una rivista di yoga, nel 1997 dove il dott. Steven Bratman riuscì ad evidenziare e definire l’ortoressico persona che ha un rapporto distorto con il cibo, iniziando mano a mano a scartare ogni cibo «cattivo».
Fra i maggiori candidati a questa malattia ci sono i vegani e i crudisti che se diventano ossessionati da questo loro credo sviluppano una superiorità nei confronti del mondo.

Si inizia con l’escludere dalla propria alimentazione i cibi trattati con pesticidi o con qualsiasi additivo artificiale e, piano piano, i criteri di ammissibilità di un alimento diventano sempre più restrittivi.

Alla fine l’ortoressico consuma il proprio pasto in solitudine si isola socialmente e arriva ad avere una dieta talmente povera da poter riportare gravi danni sul piano nutrizionale.

Qualcuno è già morto di questa ossessione, tanto più pericolosa quanto più è difficile da identificare e diagnosticare.

Il disturbo è così insidioso e subdolo proprio per la sua apparenza buona, infatti tutto nasce come un amore verso sé stessi e verso gli alimenti sani, ma in realtà nasconde una psicosi e una negazione del cibo come piacere.

Quindi mangiatene e godetene tutti… della buona tavola!

Antonella

torna su

Impazzire dal silenzio! 

Filed under: ecologia il 15 aprile 2012 da Antonella | 11 commenti

Viviamo la nostra vita in mezzo ai rumori e l’inquinamento acustico è una delle minacce più sottovalutate e più fastidiose nella società di oggi, infatti provoca non solo gravi danni all’udito ma anche problemi cardiovascolari, danni cerebrali e problemi allo sviluppo.

Ma finalmente ad Orfiel Laboratories, negli Stati Uniti, è stata creata una stanza nella quale vengono assorbiti il 99,99 per cento dei rumori e finora nessuno è riuscito a rimanerci per più di 45 minuti.

La stanza con delle mura molto spesse e delle speciali costruzioni in fibra di vetro, acciaio e 30 centimentri di calcestruzzo, accende la sensazione di trovarsi completamente isolati dal mondo
L’ingresso si trova dietro due grosse porte corazzate per caveau, mentre il pavimento cede come una sorta di trampolino, in modo da non produrre nessuna vibrazione, scricchiolio o fruscio.

Qui, però, il silenzio non è d’oro anzi, diventa quasi insopportabile e può portare allo squilibrio mentale soprattutto se si spengono anche le luci, così da eliminare anche l’ultimo dei rumori.

La stanza viene usata da diverse società per testare l’acustica dei suoni su prodotti prima di lanciarli sul mercato: valvole cardiache; cellulari, apparecchi per le auto; lavatrici; moto. Anche la Nasa sottopone i propri astronauti a dei test dentro queste quattro mura e medici e ricercatori per studi clinici sulla sordità. Ma in questo edificio è stato inciso pure l’album Blood on the Tracks di Bob Dylan!

Io che vivo tutto il giorno in mezzo ai rumori del bar, del condominio e della mia città sono convinta di fare un nuovo guinness dei primati di permanenza nella stanza del silenzio…

Antonella

torna su

BestMasterиZация